A Firenze il profumo va (anche) a tavola: gli eventi che ricorderemo di Pitti Fragranze 2026
Food & Drinks 23 Settembre 2026 7 min di lettura

A Firenze il profumo va (anche) a tavola: gli eventi che ricorderemo di Pitti Fragranze 2026

Dalla cena di Nello al gin di Silent Pool, fino alle serate di L'Ò Profumo: il fuori salone di Pitti Fragranze 2026 ha portato l'olfatto a tavola.

Tavola con tovaglia bianca e bicchieri: una mano prende uno dei piccoli flaconi dalle etichette decorate

A Firenze il profumo va (anche) a tavola: gli eventi che ricorderemo di Pitti Fragranze 2026

Non solo profumi, flaconi e nasi. Durante Pitti Fragranze 2026 Firenze ha convertito il senso dell’olfatto in un linguaggio trasversale, capace di entrare nei ristoranti, nei cocktail bar, nelle distillerie, nelle boutique e perfino negli spazi domestici. Una contaminazione che ha portato la cultura olfattiva ben al di fuori dalla Stazione Leopolda, trasformando alcuni degli appuntamenti più interessanti della manifestazione in vere esperienze sensoriali.

A chiudere idealmente questo percorso è stata la cena di Nello, ristorante di San Casciano in Val di Pesa guidato dallo chef Federico Migliori e da Chiara Zanetti, ospitata lunedì 14 settembre da Innocenti Wines, in via del Proconsolo. Una serata dedicata interamente all’olfatto, costruita sul rapporto tra profumo e gusto e realizzata in collaborazione con Bordiga e la sua linea di tinture aromatiche Fragrantia.

Locandina di Pitti Fragranze 2026: un iris viola su fondo rosa e le date, 11-13 settembre alla Stazione Leopolda
La locandina di Pitti Fragranze 2026. Foto: Pitti Immagine.

Nello, quando l’olfatto diventa parte della cena

La serata è stata la naturale evoluzione del progetto che Nello ha dedicato quest’anno ai cinque sensi. Dopo gli appuntamenti dedicati alla vista e all’udito, il percorso è arrivato all’olfatto, convertendo profumi, aromi, spezie, erbe e fermentazioni in veri strumenti gastronomici.

Il menu “Essentia” è partito da uno dei piatti simbolo di Nello, “Non è una Fiorentina”, una tartare di manzo con midollo, patate e fumo, accompagnata da un Bordiga Smoke Gin Tonic. È arrivato poi “Il Peposo va in Oriente”, rilettura contemporanea di un grande classico toscano con manzo, pepe, fagioli toscanelli e tahina, in abbinamento a Sangiovese Curvone.

Il percorso è proseguito con il predessert firmato Nello e con “L’Aperitivo del Conte”, plasmato intorno ad arancia, cioccolato bianco, bitter, vermouth, gin e arachide salata, accompagnato da un Negroni Sbagliato Bordiga.

A fare da filo conduttore è stata Fragrantia, la linea di tinture aromatiche artigianali di Bordiga pensata per la mixology e la cucina. Arancia, pepe Sichuan, rosmarino e altre componenti aromatiche hanno contribuito a spostare l’attenzione dal semplice assaggio alla percezione, chiedendo agli ospiti di annusare, assaggiare e riconoscere.

Flacone di Fragrantia con pompetta spray rossa appoggiato su un ceppo di legno, su fondo scuro
Fragrantia, la linea di tinture aromatiche di Bordiga.

È proprio questa la cifra del progetto Nello: non aggiungere semplicemente un elemento spettacolare alla cena, ma provare a ridurre la distanza tra piatto e commensale, facendo della percezione una parte integrante dell’esperienza.

Dal gin al piatto: la Silent Pool Experience alle Serre Torrigiani

Il rapporto tra olfatto e gusto era già stato protagonista venerdì 11 settembre alle Serre Torrigiani con la Silent Pool Experience, appuntamento dedicato al gin inglese e alle sue botaniche.

La serata è partita con una masterclass guidata dal Brand Ambassador Antonio Franzese, dedicata al perfect serve di Silent Pool e alla possibilità di costruire un proprio “aroma garnish”. Dalle 19, il programma è proseguito con una guest shift di Nico Scotto, bartender toscano oggi al Six Senses di Londra, insieme al team delle Serre Torrigiani guidato da Lapo Scacciati.

Due mani tengono un piccolo flacone dall'etichetta decorata azzurra, con altre bottiglie sfocate sullo sfondo
La Silent Pool Experience.

Un appuntamento nel quale il gin è stato raccontato non soltanto attraverso il gusto, ma attraverso botaniche, profumi e tecniche di miscelazione, in linea con quella contaminazione tra distillazione e profumeria che ha caratterizzato gran parte del fuori salone di questa edizione.

Distilleria Elettrico e Insolita Trattoria: il cocktail diventa spettacolo

Sabato 12 settembre il percorso si è spostato alla nuova sede dell’Insolita Trattoria in piazza Santa Felicita, dove la Distilleria Elettrico ha incontrato la cucina dello chef Lorenzo Crescioli.

Il bar manager Riccardo Di Rocco ha lavorato con i liquori e i distillati livornesi di Fabio e Piercristian Elettrico, accompagnandoli con gli appetizer della cucina. Il risultato è stato un pairing costruito tanto sul gusto quanto sull’effetto scenico: tra i cocktail proposti, uno diventava fluorescente sotto le lampade UV e generava vapore e profumo al momento del servizio, mentre un altro utilizzava come garnish commestibile un vero cartoncino tester da profumo.

È stato forse uno degli esempi più evidenti di come il fuori salone abbia cercato di superare il confine tradizionale tra beverage e profumeria.

Hampden Estate, tra rum, memoria e percezione

Un altro appuntamento significativo è stato quello organizzato domenica 13 settembre da AquaFlor – Atelier di Alta Profumeria, negli spazi di Borgo Santa Croce.

Protagonista è stata Hampden Estate, storica distilleria giamaicana, raccontata attraverso un percorso curato dalla progettista olfattiva Ilaria Legato e da Daniele Biondi, Export Manager di La Maison & Velier.

L’esperienza è stata costruita intorno a tre rum, Hampden Estate OWH 8 Years, Hampden 1753 e Hampden Estate 15 Years, e a una serie di stazioni sensoriali nelle quali suoni, colori, profumi e memoria diventavano strumenti per raccontare la distilleria e il territorio di Trelawny.

Ancora una volta, dunque, il prodotto non è stato presentato soltanto attraverso le sue caratteristiche tecniche, ma attraverso un racconto multisensoriale.

AquaFlor e l’India tra profumi, immagini e botaniche

Sempre negli spazi di AquaFlor, un altro dei progetti più interessanti ha riguardato la presentazione delle nuove fragranze Bharat Sandal e Chandana, realizzate attraverso un’installazione multimediale in collaborazione con Istituto Marangoni Firenze.

L’India, le sue tradizioni e la sua dimensione spirituale sono diventate il punto di partenza di un percorso fatto di profumi, immagini e suoni. A completare l’esperienza, il Jin Jiji India Dry Gin, prodotto ai piedi dell’Himalaya utilizzando ginepro raccolto a mano e tulsi, varietà di basilico legata alla tradizione ayurvedica.

Qui il legame con il mondo gastronomico è stato più sottile, ma proprio per questo interessante: la botanica diventa il punto d’incontro tra profumeria e distillazione.

L’Ò Profumo, due serate con Baruti e Filippo Sorcinelli

Non soltanto food e mixology. Durante Pitti Fragranze anche le profumerie fiorentine hanno creato ovviamente appuntamenti capaci di trasformare la presentazione di una fragranza in un momento di incontro e racconto.

L’Ò Profumo, atelier fiorentino dedicato alla profumeria artistica, ha scelto di dedicare due serate a due protagonisti della profumeria contemporanea.

Interno di una profumeria con volte a crociera, scaffali in legno scuro pieni di flaconi e un bancone al centro
L’atelier di L’Ò Profumo, a Firenze.

Venerdì 11 settembre è stato il momento di Baruti e del profumiere Spyros Drosopoulos, arrivato da Atene per presentare tre nuove fragranze e raccontare direttamente la filosofia del brand. Una serata costruita sul rapporto tra profumo, emozione e dimensione più intima della percezione.

Sabato 12 settembre è stata invece la volta di Filippo Sorcinelli, artista, musicista, designer e profumiere, protagonista dell’incontro “Filippo Sorcinelli X L’Ò”. Un appuntamento nel quale arte, architettura del profumo e spiritualità sono entrate in dialogo.

Due serate molto diverse, ma accomunate dalla volontà di raccontare la profumeria attraverso le persone che la progettano, andando oltre la semplice presentazione di un prodotto.

Un uomo vestito di nero, di profilo, guarda un oggetto scuro a forma di casa che tiene sul palmo della mano
Profumeria artistica da L’Ò Profumo.

Cuoio Etrusco, quando il profumo entra negli spazi

Tra le proposte che hanno accompagnato Pitti Fragranze merita attenzione infine pure Cuoio Etrusco di Teatro Fragranze Uniche, progetto che porta il tema dell’identità olfattiva nel mondo dell’ambiente e della casa.

Qui il cibo non c’entra direttamente, ma il collegamento con il tema della manifestazione è forte: il profumo viene utilizzato per costruire un’atmosfera e raccontare un’identità territoriale.

Cuoio Etrusco Home Fragrance prende ispirazione dalla tradizione toscana della lavorazione del cuoio e dalla cultura etrusca, traducendola in una fragranza per ambienti dalle note di zucchero filato e lampone, zafferano e cuoio, muschio e legno di cedro.

Diffusori a bastoncini e candele in vasetti color cuoio accanto a pietre chiare e a un drappo di pelle, su fondo beige
Cuoio Etrusco Home Fragrance.

Accanto alla versione per ambiente è stata presentata anche Cuoio Etrusco Luxury Perfume, una versione da indossare costruita su lampone glassato, zafferano e timo bianco, con un cuore di suede, iris e gelsomino e un fondo di cuoio e legni ambrati.

È un esempio di come la cultura olfattiva possa uscire dal mondo della profumeria personale per diventare parte del modo in cui viviamo e riconosciamo uno spazio.

Una Firenze sempre più multisensoriale

Il tratto comune degli appuntamenti più interessanti di Pitti Fragranze 2026 è stato quindi proprio il superamento dei confini.

Il profumo è entrato nel bicchiere attraverso gin, rum e cocktail. È entrato nel piatto attraverso spezie, erbe, fermentazioni e tinture aromatiche. È diventato installazione, racconto, design e perfino elemento identitario per gli ambienti.

Il risultato è stato un fuori salone diffuso, capace di trasformare Firenze in un laboratorio sensoriale parallelo alla Stazione Leopolda.

E forse è proprio questa la direzione più interessante emersa dall’edizione 2026: il profumo non è più soltanto qualcosa che si indossa. È qualcosa che si può mangiare, bere, ascoltare, vedere e persino utilizzare per dare un’identità a un luogo.

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