Trittico di Spinello Aretino restaurato alla Galleria dell’Accademia di Firenze 2026

Quando Firenze salvò Spinello Aretino: la vendita illecita del 1850 e il trittico che rischiò di lasciare l’Italia

Bloccata dal governo del granducato di Toscana un’esportazione illecita che avrebbe sottratto l’opera alla città. Oggi la Galleria dell’Accademia di Firenze presenta il restauro del capolavoro del 1391 in una mostra visitabile fino all’11 maggio 2026.

Nel 1850 un capolavoro del Trecento rischiò di sparire per sempre da Firenze. Il trittico di Spinello Aretino, oggi custodito alla Galleria dell’Accademia di Firenze, stava per essere venduto all’estero a seguito di una compravendita illecita. A impedirne la fuga fu l’intervento del governo del Granducato di Toscana, che bloccò l’operazione e ne sancì la definitiva assegnazione al museo.

Un episodio poco noto, ma decisivo per la storia del patrimonio artistico fiorentino.

Trittico di Spinello Aretino restaurato alla Galleria dell’Accademia di Firenze 2026

Il mercato dell’arte nell’Ottocento e il rischio di perdere un capolavoro

A metà Ottocento il mercato antiquario europeo guardava all’Italia come a un immenso bacino di opere medievali e rinascimentali. Molti dipinti provenienti da chiese e oratori finivano in collezioni private straniere, spesso attraverso vendite poco trasparenti.

Il trittico di Spinello Aretino – dipinto su tavola a fondo oro, firmato e datato 1391 – era stato commissionato dal mercante lucchese Paolino di Simonino di Bonagiunta per l’oratorio di Sant’Andrea a Lucca. L’opera raffigura la Madonna col Bambino in trono con quattro angeli, affiancata dai santi Paolino vescovo, Giovanni Battista, Andrea e Matteo, con i profeti Geremia e Mosè nei tondi superiori.

Nel 1850 il dipinto fu oggetto di una vendita illecita che ne avrebbe comportato l’esportazione all’estero. L’intervento del governo toscano bloccò l’operazione e sancì la sua definitiva assegnazione alla Galleria dell’Accademia di Firenze, salvando così un tassello fondamentale della pittura toscana tra Trecento e Quattrocento.

Oggi la presentazione del restauro alla Galleria dell’Accademia

La vicenda ottocentesca torna oggi di attualità: alla Galleria dell’Accademia di Firenze è stato presentato il restauro del trittico, appena concluso dopo un intervento avviato nel novembre 2024 e accompagnato da una completa campagna di indagini diagnostiche.

Prima del restauro, l’opera presentava depositi superficiali, stuccature degradate, fenditure del supporto ligneo, vernici ossidate e ridipinture che ne compromettevano la leggibilità. Le indagini hanno permesso di distinguere le parti originali dagli interventi successivi, individuare il disegno preparatorio e analizzare materiali e pigmenti utilizzati da Spinello.

La fase più delicata è stata la pulitura, condotta gradualmente. La rimozione delle ridipinture alterate ha riportato alla luce il blu originale del manto della Madonna, realizzato con azzurrite e oltremare naturale, restituendo brillantezza e profondità cromatica all’opera.

Anche il supporto ligneo è stato consolidato con l’asportazione delle vecchie traverse e l’applicazione di nuove traverse in legno di castagno ancorate con meccanismi elastici.

Il restauro è ora al centro di un’esposizione temporanea allestita nelle sale del primo piano dedicate alla pittura fiorentina del Tardo Trecento.

La mostra è visitabile dal 24 febbraio all’11 maggio 2026 alla Galleria dell’Accademia di Firenze.

All’interno dell’esposizione un video e materiali di approfondimento raccontano le diverse fasi dell’intervento, offrendo al pubblico uno sguardo sul lavoro conservativo che accompagna la tutela del patrimonio.

Trittico di Spinello Aretino restaurato alla Galleria dell’Accademia di Firenze 2026

Una storia che attraversa i secoli

Nel 1850 si trattò di impedire che il trittico lasciasse l’Italia. Oggi si tratta di conservarlo e restituirlo al pubblico nella sua piena leggibilità.

La storia di questo dipinto non è soltanto quella di un capolavoro del Trecento, ma quella di una responsabilità collettiva che attraversa i secoli: difendere il patrimonio, studiarlo, restaurarlo e renderlo accessibile.

Se nel XIX secolo fu necessario un intervento politico per salvarlo, nel XXI secolo è la cura scientifica a garantirne il futuro.