Rememory: Lory Lako in mostra alla Galleria Vannucci
Fino al 31 luglio la galleria pistoiese ospita la personale dell’artista albanese: gli spazi modulati tra archeologia tecnologica e simboli riscritti, espone la fragilità delle narrazioni dominanti, dissolvendo le identità fisse nelle complesse stratificazioni del contemporaneo.
Rememory (rimemoria) è il neologismo coniato da Toni Morrison nel suo capolavoro Amatissima (Premio Pulitzer 1988). Morrison è stata una delle scrittrici più importanti e influenti della letteratura americana, celebre per aver dato voce, dignità e una narrazione potente alla storia e all’esperienza della comunità afroamericana, in particolare delle donne. Non si tratta di un semplice ricordo romantico o nostalgico. Il termine descrive l’idea, potente e inesorabile, che il passato non svanisca mai del tutto, ma continui a fluttuare nello spazio fisico attorno a noi.
Come scriveva Morrison stessa, in un passaggio che orienta l’esposizione:
“Parlavo del tempo. Mi è così difficile crederci. Certe cose passano, se ne vanno. Altre invece restano. Un tempo pensavo che fosse la mia rimemoria [rememory]. Sai, certe cose le dimentichi, altre non le dimentichi mai. Ma non è così. I luoghi, i luoghi sono ancora là. Se una casa brucia, non c’è più, ma il luogo — l’immagine di essa — resta, e non solo nella mia rimemoria, ma là fuori, nel mondo.”
Partendo da questa suggestione, Lori Lako scava nei meccanismi della percezione, trasformando la sua opera in un dispositivo che interroga il passato e il presente.

Lori Lako, Pixel to Dust, veduta della serie, stampe anastatiche su carta, 1/3 Foto Erika Pellicci
Il cuore della mostra è un solco tra epoche e materiali: una serie di kilim tessuti a mano, dove le rigide icone dei nazionalismi, prese in prestito dalle bandiere, vengono fuse e rimescolate, diventano chimere fantastiche, smontando pezzo per pezzo la rigidità e la retorica dei simboli patriottici.
L’artista muove poi un salto temporale approdando al tecnologico. Attraverso l’installazione di schermi di smartphone danneggiati – oggetti contemporanei e familiari – Lako rivela grumi espressivi, segreti satellitari della Guerra Fredda, tradotti in fasce di percorsi cromatici arcuati, in parallelo tra la sorveglianza orbitale e invisibile di ieri messa a confronto con l’auto-esposizione digitale e volontaria di oggi.

Lori Lako, Overhead, 2026, particolare schermi dismessi smartphone, stampa
offset su carta, luce uv, dimensione ambiente. Photo Erika Pellicci
La riflessione su tecnologia e memoria collettiva prosegue con un video generato tramite Intelligenza Artificiale. L’opera rianima il viaggio di una famiglia italiana nell’Albania ideologica del 1978. Un vero e proprio pellegrinaggio politico – reso possibile all’epoca solo dall’appartenenza al Partito Comunista – dove la fredda propaganda di regime si scontra con il calore della vita privata.

Lori Lako, Ancora estate, 2026, video, durata 1,27’, 1/3. Photo Erika Pellicci
eenshot
Infine, le serie grafiche. Sono per lo più giri e neri, che virano altre dai toni seppia, creando movimenti di catalogazione, quasi ideogrammi o sciami di segni grafici, che raccontano le promesse tradite dell’utopia Y2K (Year 2000, corrente di pensiero che incarna la transizione epocale verso il digitale, divisa tra l’euforia tecnologica per il nuovo millennio e l’ansia apocalittica), e “svestono” i tessuti propagandistici della loro morbidezza.
Lori Lako trasforma indumenti bellici in fragili reperti cartacei, mettendo a nudo la vulnerabilità del corpo di fronte al controllo del potere. L’opera diventa così un dispositivo che interroga costantemente il passato: la memoria non viene semplicemente ricordata, ma processata attraverso la creazione di una frattura — un vero e proprio glitch visivo e concettuale — che inceppa il meccanismo della storia ufficiale, scardinandone la linearità.

Lori Lako, Pixel to Dust, 2026, stampa anastatica su carta, 1/3
Foto di Erika Pellicci
Lori Lako (Pogradec, Albania, 1991) vive e lavora tra l’Italia e l’Albania. Formata tra le Accademie di Firenze e Monaco di Baviera, la sua ricerca esplora memoria, identità e potere delle immagini unendo archivi, digitale e installazioni multimediali.
Vanta mostre personali e collettive in Italia e all’estero — tra cui tappe al Museo Novecento di Firenze, al Centro Pecci di Prato, a Graz e a New York (Residency Unlimited) — ed è stata selezionata per numerose residenze artistiche internazionali in Europa e nei Balcani.
INFO UTILI Lori Lako – Rememory Accompagna la mostra un testo di Stefania Rispoli.
Galleria ME Vannucci, Via Gorizia 122, Pistoia
Fino al 31 luglio 2026
mercoledì – venerdì 17:00 – 19:30 | sabato 9:30 – 12:30 / 17:00 – 19:30 (o su appuntamento)
+39 0573 20066 / +39 335 6745185 | info@vannucciartecontemporanea.com www.mevannucci.com