Robot Fever: antiche armature e giocattoli moderni in mostra al museo Stibbert

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Chi non ricorda Mazinga, Daitarn o Goldrake? Oltre ad aver allevato orde di bambini e adolescenti a cartoni animati, fumetti e modellini, questi giochi hanno anche una storia culturale estremamente interessante che vale la pena scoprire.

 

Infatti in Giappone, a partire dagli anni ’70, sugli schermi televisivi e sui cartelloni pubblicitari compaiono personaggi fantastici che vestono le armature di supereroi robot, contro le minacce del male. Osservandoli bene, anche a confronto con gli altri pezzi della collezione museale, si nota che i tratti distintivi sono quelli tipici dei samurai che riacquistano l’antico splendore nell’immediato dopoguerra. Dal mondo dei guerrieri e dalla tradizione classica si prendono non solo i canoni estetici ma anche i valori fondamentali dell’etica del combattente: la lealtà, il coraggio, l’audacia, la fedeltà che caratterizzano la perenne lotta contro le forze del male.

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Ispirate alla cultura nipponica anche alcune delle storie, dei personaggi e dei miti che popolano il mondo dell’animazione e della raffigurazione. Dall’incontro con gli Usa nasce una successiva evoluzione stilistica che porta a una vera concorrenza tra l’industria del giocattolo americana e quella giapponese: ognuna con i suoi eroi e ognuna con i suoi mostri, ma accomunate dalla stessa passione.
Il successo è planetario: i robot arrivano in tutto il mondo, portando con sè un nuovo modo di fare animazione, agli antipodi del paradigma Disneyano. I buoni sono semplicemente buoni ma i cattivi sono cattivissimi, crudeli. I disegni sono forse meno accurati, le trame però sono complicate e avvincenti: si susseguono scontri, battaglie e rocambolesche scene di azione perfino violente, accompagnate da urla e musica roboante, i supereroi affrontano sfide e pericoli in un crescendo continuo. Il modo di giocare e di proiettare la realtà dei bambini di allora, cambia: è in quel momento che iniziano le prime polemiche sulla violenza in televisione e sui possibili effetti negativi sulla crescita.
In questo senso la mostra organizzata dal Museo Stibbert, diventa un’occasione non solo per apprezzare gli spazi recentemente ristrutturati e godere dell’atmosfera della casa museo oltre che del bellissimo parco, ma anche per imparare qualcosa di nuovo e per riflettere. Le vetrine sono ampiamente descritte, ci sono pezzi rarissimi per la gioia degli intenditori, le similitudini sono facili da cogliere e tra i visitatori sorge spontanea la sfida silente tra “chi aveva quale robot e quando” in un amarcord collettivo e personale.
Atmosfere d’infanzia e echi di un cambio generazionale per un tema il cui fascino dura ancora oggi: il mondo ha sempre bisogno di supereroi! 

Rita Barbieri

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