Tre ragazzi e un sogno: i BowLand

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Tra i finalisti di X Factor 2018, conosciamo i BowLand: un progetto trasversale tra sperimentazione elettronica e echi mediorientali.

Questa è una fiaba moderna che profuma d’Oriente.

I protagonisti arrivano da lontano e nella loro storia Firenze, che ha avuto un ruolo cruciale, e Teheran non sono mai state così vicine.  È proprio la capitale fiorentina, infatti, ad aver sancito il sodalizio artistico e ad aver segnato la strada di tre amici e giovani talenti dal cuore persiano.

Di chi parliamo?

Sembra che nascondano un segreto, eleganti ed eterei, loro sono gli ipnotici BowLand.
Ne abbiamo sentito parlare tanto grazie alla loro partecipazione all’ultima edizione di X Factor ma facciamo un passo indietro. Leila Mostofi detta Lei Low, Pejman Fani e Saeed Aman, di Teheran, si conoscono dai tempi delle superiori e si trasferiscono in Italia, a Firenze, un po’ per caso e un po’ no, in momenti diversi, per proseguire gli studi. Quando, casualmente, Lei Low decide di registrare la propria voce su una demo e di farla ascoltare a Saeed e Pejman, inizialmente unici membri del gruppo, germoglia e prende forma il power trio de i BowLand.
«Per noi è stato uno shock. Prima facevamo musica per divertimento ma, dopo aver sentito la voce di Leila, abbiamo creato un vero e proprio progetto.»bowland



BowLand. Ci siamo chiesti un po’ tutti il significato di questo nome che in lingua persiana vuole dire “alto” o “forte”. Scarabocchiato su di un foglio nell’arco di mezz’ora, è stato scelto dal trio per il senso simbolico ed evocativo di comunicare il loro voler mirare in alto. Ma BowLand è anche un mondo astratto, una dimensione sensoriale e onirica in cui spazio e tempo si interrompono, fatta di immagini sonore dipinte dall’erotismo vocale di Leila e dalle suggestioni elettro-esotiche attentamente costruite da Saeed e Pejman.
Significativa sarà per loro, nel 2016, la vittoria del contest Toscana100band, promosso dalla Regione Toscana, grazie al quale il trio riesce ad autoprodurre e pubblicare il loro primo lavoro, l’album d’esordio Floating Trip.  Un viaggio fluttuante, una traversata su di una piccola barca che, in esplorazione, galleggia tra le onde del trip hop e dell’ambient attraverso antiche sonorità tribali e reminiscenze della tradizione del sud del mondo e della terra d’origine. Si tratta di undici pezzi home-made, di ben quarantanove minuti di ascolto, pensati e concepiti all’interno di un appartamento condiviso che diventa uno studio di registrazione naturale.
Strumenti millenari e rudimentali come il didgeridoo australiano, la kalimba africana e lo scacciapensieri coesistono sinergicamente e organicamente con i beats elettronici dei synths e dei campionatori, creando un linguaggio musicale unico in cui Oriente e Occidente, passato e futuro si incontrano, si compenetrano.

Il progetto BowLand va oltre il mero concetto di musica.

Non si parla solo di talento, che è fuori dubbio, c’è dell’arte. Come il suono di un macinaspezie, di un bicchiere o di una goccia d’acqua possano essere fonte naturale e base di una trama sonora che gioca con elementi dicotomici in cui il materiale diventa immateriale.
In Floating Trip sembra quasi di ascoltare dei riti ancestrali dai ritmi ballabili, come l’intro di Accidents, in tutte le tracce le parole sono solo conseguenza della musica, elemento primario e genesi di tutto. Immagini, suoni e colori ispirano le parole dei loro testi, composti da Lei Low, che diventano musica attraverso un attento lavoro di sperimentazione.

Ma quali sono i modelli di riferimento dei BowLand?

In cuffia tanta house, musica elettronica e grandi voci: dalle Cocorosie, ai Portishead, a Nicolas Jaar, ai Gorillaz ma c’è anche Björk, PJ Harvey, Massive Attack, Thom Yorke e i loro Dei, così definiti, (come dargli torto) i Radiohead.
Sul palco Lei Low, Pejman e Saeed si guardano poco perchè c’è una connessione mentale a legarli.
Le loro performances propongono brani presi e rivisitati e pezzi inediti in cui anche grafica e illustrazioni, curate dalla stessa Lei Low, hanno un ruolo fondamentale nell’esperienza per il pubblico. Loro sono tre ragazzi che vengono da lontano, hanno una storia da raccontare e hanno trovato il modo e i mezzi giusti per farlo.

Testo di Sara Coseglia
Foto di BowLand

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