UNICEF: Il nuovo Ufficio Globale di Ricerca dentro l’Istituto degli Innocenti

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Recentemente inaugurato a Firenze, il nuovo Ufficio Globale di Ricerca dell’UNICEF ha sede dentro l’Istituto degli Innocenti, storica istituzione fiorentina, così come previsto da un accordo risalente al 1986.

Il capo dell’ufficio comunicazione UNICEF Dale Rutstein, sostiene che tale scelta sia solo apparentemente inusuale e innovativa, dato che, in realtà, essa rientra perfettamente negli obiettivi del programma ONU dedicato all’infanzia. La nuova filiale non si trova infatti in un luogo qualsiasi, ma dentro quello che fu il primo brefotrofio specializzato d’Europa, successivamente trasformato in Centro nazionale di documentazione e analisi sull’infanzia e l’adolescenza.
Attualmente, le due istituzioni collaborano a diversi progetti, come lo Studio multi-paese sui drivers della violenza infantile o il monitoraggio sugli interventi di prevenzione e contrasto del bullismo e cyberbullismo in partnership con l’Università di Firenze.
Abbiamo intervistato Dale Rutstein, capo dell’ufficio comunicazione, e Alina Potts, Child Protection, Research and Evaluation Specialist (Violence).
Signor Rutstein, di cosa si occupa esattamente il Fondo di Ricerca delle Nazioni Unite per l’Infanzia?
Il Centro si occupa di ricerca strategica a livello globale, coordinando lo sviluppo di alcuni ambiti in particolare: come le cause della violenza sui minori, l’analisi della povertà minorile e delle sue conseguenze, la valutazione di impatto dei trasferimenti di denaro alle famiglie, cioè quegli aiuti economici e assistenziali minimi che sono forniti ai nuclei famigliari in difficoltà per permettere loro di sopravvivere. E ancora i diritti dei minori, l’uso di internet e l’istruzione.
Di che tipo di ricerca si tratta?
Fondamentalmente parliamo di una ricerca accademica, etica, libera, indipendente, condotta in gran parte sul campo, i cui risultati vengono poi resi pubblici e fruibili a tutti. Vogliamo creare capacità di azione, fornendo dati empirici e proposte: ai politici in primis, in modo da poter intervenire in maniera efficace e, auspicabilmente, risolutiva.
Qual è l’impatto che le ricerche suscitano?
Senza dubbio è molto forte: si tratta di portare alla luce fatti o consuetudini generalmente nascosti e talvolta anche sminuiti. Attraverso uno studio ponderato si riesce a capire meglio l’entità del fenomeno preso in considerazione e le possibili conseguenze sociali (specialmente su donne e bambini). Dopo una prima fase di studio e analisi, continuiamo a occuparci della questione evidenziata, seguendo passo passo i progressi e le possibili soluzioni che si delineano.
In che modo sono supportati tali progetti?
Le donazioni dei privati, oltre ai fondi governativi, per noi sono molto importanti. Questo è anche uno dei motivi per cui ci teniamo a rendere pubblici, chiari e leggibili i nostri dati. Vogliamo che le persone si accorgano di ciò che abbiamo fatto e, soprattutto, di quello che possiamo e dobbiamo ancora fare. Sicuramente, durante la sua attività pluriennale, UNICEF ha realizzato obbiettivi importanti ma i problemi dei minori, purtroppo, non sono ancora del tutto risolti.
Quali sono attualmente i problemi principali dei minori e come sono cambiati nel tempo?
Le società sono cambiate e, con esse, ai ‘vecchi’ problemi se ne sono affiancati di nuovi: se inizialmente il nostro focus era prevalentemente sulla salute e sulla nutrizione, adesso c’è un vero e proprio tentativo di creare reti di protezione sociale per i bambini di tutto il mondo. Uguaglianza nell’accesso all’educazione, utilizzo corretto di internet, assistenza familiare, prevenzione di ogni tipo di violenza.
Sono cambiati anche i Paesi in cui queste indagini sono condotte?
Certamente sì. Non ci concentriamo più semplicemente sui Paesi in via di sviluppo ma creiamo dei programmi mirati che coinvolgano tutte le aree del mondo, anche le più ricche e industrializzate. La violenza e la sofferenza, purtroppo, non hanno frontiere o appartenenze precise e, se cambia la ‘forma’ con cui essa viene esercitata, non cambia la sostanza.
Quali sono gli obbiettivi concreti che vi prefissate?
A parte fornire assistenza e aiuto, quello che vorremmo fare è prevenire il rischio. In questo senso, gli studi e le ricerche ci aiutano perché ci forniscono dati utili per identificare e comprendere al meglio i vari fattori in causa, in modo da poter intervenire in maniera specifica e completa. Usiamo quello che viene definito un approccio ‘ecologico’ al problema.
Alina, come funziona concretamente il tuo team di ricerca?
Come ha detto Dale, usiamo un approccio ecologico per inquadrare al meglio tutte le possibili ramificazioni del problema. Infatti, una cosa è risolvere una situazione critica, quando questa si è già prodotta, un’altra è prevenire le difficoltà ancor prima che si formino. È completamente diverso e richiede un metodo specializzato. Inoltre, dobbiamo tenere in considerazione, che gli stessi termini sono talvolta inefficaci e inaffidabili quando si parla di macro-tematiche come la ‘violenza’. Per questo, raccogliere dati, confrontarli, metterli in relazione tra loro e contestualizzarli come parti di un ecosistema si è rivelata un’ottima scelta. In questo modo consideriamo il più alto numero di aspetti e di variabili con risultati di gran lunga maggiori.
Immagino che fare questo lavoro sia estremamente difficile: spesso vieni a conoscenza di situazioni estremamente dolorose. Dove trovi la motivazione per affrontare tutto questo?
Sì, certe volte è difficile. Ma credo profondamente che la violenza, soprattutto quella sui bambini, vada combattuta e stroncata alla radice. Questo è il modo che personalmente ho scelto per combattere. La violenza è evidente o subdola, molte delle persone che conosco vi sono state esposte più o meno direttamente. Non va ignorata, è un problema globale, universale, profondo. Io inizio da qui a provare a risolverlo o meglio, come cerco di fare insieme al mio team, a prevenirlo.

Obiettivi importanti, nobili, quelli dell’Ufficio di Ricerca Globale dell’UNICEF: progetti ad ampio spettro che coinvolgono tutto il mondo ma che fanno capo anche a Firenze, una città che, storicamente, ha sempre cercato di prendersi cura dei bambini e che, in qualche misura, vuole tornare a farlo.

ENGLISH VERSION>>>>
Recently opened in Florence, the new Unicef Global Office of Research is located inside Istituto degli Innocenti, the ancient orphanage of Florence. It deals with global and strategical research, coordinating and developing Unicef resources in several main areas such as: causes and prevention of violence against children, contrasting bullying and cyber-bullying, social poverty’s analysis, children’s rights, free access to Internet and education. It’s an academic, ethical, independent and free field research, whose results are openly published and shared with the entire society, in order to create a global capacity of intervention and risks prevention, according to empirical data and proposals. We talked about that with Dale Rutstein –Office of Research Chief of Communication- and Alina Potts – Child Protection, Research and Evaluation Specialist (Violence) –: «Studies and researches help us providing useful evidences and data, in order to identify and better understand all the different aspects involved, so we can specifically work on them. We are using what is called an ‘ecological approach to the problem’: we look for every single factor, collecting them at the end to have a clear and complete overview. This helps us to prevent, rather than to solve, the problems before they rise up.» A very important project with a noble purpose, carried out with efficiency and passion by the whole team.

Testo di Rita Barbieri
Foto di Dale Rutstein

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