Vicinanza: memoria viva
Un’esperienza di teatro immersivo tra le due guerre nei luoghi della prigionia politica: per avvicinarsi alle vite di chi l’ha vissuta e imparare ad ascoltare
Il 28 marzo 2026 siamo stati invitati a partecipare all’ultimo appuntamento di Vicinanza: Memoria Viva. Definirlo uno spettacolo teatrale è riduttivo. È un progetto ibrido, a metà tra laboratorio ed esperienza immersiva, che lavora su un terreno complesso: quello della memoria, vissuta però attraverso l’esperienza diretta. Il progetto è reso ancor più potente anche dal fatto che non si limita a raccontare una storia, ma la fa accadere nei luoghi in cui è realmente avvenuta.
Nato nel 2023 all’interno del MAD Murate Art District, il progetto è giunto alla sua quarta edizione. È parte della ricerca artistica sulla memoria dei luoghi condotta da Arcadia Ars In, a cura di Patrizia Menichelli e Angela Trentanovi insieme ai collaboratori storici: Arianna Marano, Luca Dal Pozzo, Anna Balducci, Francesca Lurci, Giovanna Pezzullo, Stephane Laidet. Il gruppo, che ha un rapporto consolidato con il MAD attraverso le Residenze, dà spesso vita alle proprie creazioni site specific direttamente negli spazi evocativi: nasce così l’esperienza poetica itinerante proposta nelle celle del carcere duro, storico spazio all’interno dell’ex complesso carcerario delle Murate di Firenze. Lo sviluppo del progetto negli anni è stato possibile grazie alla collaborazione con la direttrice Valentina Gensini e al sostegno di enti pubblici – tra cui Regione Toscana e Città Metropolitana di Firenze – e a finanziamenti europei e privati, come quelli della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.
In quattro anni di attività, il progetto ha coinvolto circa 900 studenti e 100 docenti, a cui si aggiungono oltre 220 spettatori appartenenti al pubblico adulto, entrando stabilmente nell’offerta formativa de Le Chiavi della Città. Ma il punto non sono solo i numeri: è ciò che il progetto vuole trasmettere ai suoi spettatori.

Un’esperienza che può cambiare il modo in cui insegniamo la storia
Vicinanza: Memoria Viva parte da una domanda semplice: è ancora possibile trasmettere la memoria senza farla diventare qualcosa di astratto? La risposta che prova a dare è non spiegare semplicemente la storia del difficile periodo delle due guerre mondiali, ma farla rivivere attraverso le esistenze degli altri. Di chi è morto per difendere un’idea, di chi ha subito il corso degli eventi, di chi è scomparso o è stato costretto a fuggire dalla propria casa. Provare, per un giorno, ad avvicinarsi a quelle esistenze per poter mantenere e coltivare la memoria di un complesso momento storico.
Per chi ha partecipa all’esperienza di Vicinanza: Memoria Viva, è chiaro fin da subito che non si tratta di assistere a un normale spettacolo teatrale. Si entra dentro un ambiente, si è chiamati a muoversi, ad ascoltare, a percepire ciò che avviene nello spazio in cui la performance avviene. E senza spoilerare ciò che accade – perché una parte della forza dell’esperienza sta proprio nel non sapere cosa, da spettatori, ci aspetta – quello che emerge è un coinvolgimento profondo e molto emotivo.
Tra le persone che hanno vissuto il percorso insieme a noi, questa cosa era evidente. Alla fine dell’esperienza c’è stato un momento di restituzione. Il pubblico, seduto insieme agli attori, è stato invitato – per chi lo desiderava – a spiegare a parole quello che aveva appena vissuto. C’era molta commozione negli occhi e nelle parole dei partecipanti. La forza del progetto è stata proprio l’aver creato un ponte tra memoria storica ed esperienza personale.

Quando la storia smette di essere solo spiegata
C’è poi un passaggio generazionale che rende questo lavoro ancora più necessario. Per molti di noi, la memoria della guerra è passata attraverso le parole dei nonni, dei bisnonni, dai racconti ascoltati in casa, frammenti di vita che, anche senza rendercene conto, sono diventati parte della nostra memoria individuale e collettiva.
Oggi questo passaggio si è interrotto. Le nuove generazioni, nella maggior parte dei casi, non hanno più un contatto diretto con chi ha vissuto quegli eventi. La memoria rischia così di diventare qualcosa di distante, scolastico, privo di corpo. Chi insegna a scuola lo sa bene: trasmettere la memoria oggi è sempre più complesso proprio perché spesso manca il coinvolgimento reale degli studenti.
Vicinanza: Memoria Viva lavora esattamente su questo vuoto. L’esperienza immersiva non chiede agli studenti di ascoltare, ma di entrare in scena con il proprio corpo, di muoversi e percepire. Per un tempo limitato, ti avvicina alle vite degli altri, le rende presenti, tangibili, vicine. Senza una narrazione didascalica, senza il filtro della spiegazione continua.

La memoria come strumento per leggere il presente
Partecipando a Vicinanza: Memoria Viva, è stato inevitabile pensare anche alle guerre di oggi. Viviamo immersi in un flusso continuo di immagini e notizie legate ai conflitti contemporanei. Guerre che non sono più percepite come lontane, ma come qualcosa di vicino, instabile e difficile da decifrare.
Questo, soprattutto nei giovani, genera due effetti opposti: da una parte ansia, senso di insicurezza, percezione di un futuro fragile; dall’altra, una crescente necessità di capire, di orientarsi, di sviluppare uno sguardo critico.
È in questo contesto che la memoria assume un ruolo nuovo: non come esercizio sul passato, ma come strumento per leggere il presente. Il progetto dunque ha anche la funzione di aiutare a costruire connessioni, a dare profondità, a evitare che la guerra, e le vite che si spezzano dentro di essa, diventino solo immagini che scorrono.

Un progetto che cresce
L’edizione 2026 ha segnato anche un’evoluzione importante. Per la prima volta, Vicinanza: Memoria Viva è stato inserito all’interno di ForGlobe, il progetto di formazione gratuita per adulti promosso dalla rete SDIAF.
Accanto all’esperienza immersiva, si è sviluppato un percorso di laboratori nelle biblioteche del territorio, ampliando il pubblico e consolidando la struttura del progetto.
Ma resta un nodo. Nonostante il valore culturale ed educativo, Vicinanza: Memoria Viva non è un progetto strutturale. Ogni anno Arcadia Ars In deve cercare nuove risorse, nuovi partner, nuove possibilità di esistere.
E questo apre una questione più ampia. Se vogliamo che la memoria continui a essere uno strumento vivo – capace di parlare alle nuove generazioni – servono progetti come questo. E serve la volontà di sostenerli nel tempo.
L’obiettivo è chiaro: rafforzare il lavoro nelle scuole, sviluppando laboratori dedicati al tema della memoria, in parallelo all’esperienza al MAD. Perché se la memoria non trova nuovi linguaggi, rischia di perdere il suo spazio. E perdere la memoria, oggi, non è un rischio teorico. È qualcosa che riguarda direttamente il nostro futuro.