I TESORI DI FIRENZE: CHI HA SALVATO PONTE VECCHIO?

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La raffinata bellezza del Ponte Vecchio è un qualcosa che ci lascia di stucco da qualsiasi prospettiva la si guardi, una bellezza che durante la seconda guerra mondiale abbiamo rischiato di perdere per sempre.

 

Firenze, Corridoio Vasariano, notte tra il 3 ed il 4 agosto 1944, un uomo passeggia nervosamente, osserva l’Arno che scorre sotto le immense finestre di un capolavoro che mette in comunicazione il cuore ed il cervello della città.
Indossa un’uniforme inconfondibile, una fascia rossa intorno al braccio, su di essa, il terribile simbolo di morte: la svastica.

Ben pettinato, i baffi curati, il passo fiero e pesante, cammina lungo il corridoio più famoso del mondo, osserva i ritratti che tappezzano le pareti, intanto pensa, studia, riflette, si consulta con i propri generali: Adolf Hitler sta progettando la distruzione di Firenze.
Gli ingegneri tedeschi avevano già abbattuto tutti i ponti della città, la temibile Ottava Armata Britannica avanzava per porre fine alla follia del Fuhrer; le truppe naziste cercano di arroccarsi in una parte del centro di Firenze, fracassando ogni via di comunicazione che poteva condurre ad uno scontro diretto.
Riunendo i propri uomini, Hitler decide di risparmiare il ponte sottostante al Corridoio Vasariano, una via di comunicazione ritenuta inutile, ai fini dello scontro.
Il famoso ponte dei gioiellieri, antico scenario degli storici macelli, è un diamante nel cuore di Firenze.
E qui la leggenda e la storia si mescolano, s’intrecciano, si scontrano; il fatto è che il perfido condottiero della Germania, noto appassionato d’arte, decide di non distruggere Ponte Vecchio.

Perché? Fu davvero lui a volerlo, o c’è lo zampino di qualcun altro? Uno dei suoi uomini? Oppure non è affatto vero che tutto ciò fu stabilito dai tedeschi, ed il ponte è salvo per puro caso?
O ancora, e se fosse stato un eroe anonimo ad evitare un simile scempio artistico e culturale?

Domande a cui ogni esperto si approccia con le proprie fonti, con personali supposizioni; domande a cui il lettore curioso ed appassionato, può scegliere se dare risposta, o lasciare insolute, come misteri che aleggiano sulle lancette dell’orologio del mondo.
Di certo c’è soltanto che fu un evento fatale per l’esercito nazista.
Ma proseguiamo con il nostro racconto.

A Firenze, il console tedesco responsabile del controllo sulla città, si chiama Gerhard Wolf, un uomo estremamente colto e raffinato, studioso di filosofia, lettere e, soprattutto, storia dell’arte.
Nel 1933, era stata imposta l’adesione al partito nazista, che prontamente egli rifiutò con forza, fino a che, nel 1939, pesanti minacce di morte per lui e per la sua famiglia, lo condussero ad obbedire agli ordini del Fuhrer.
In quei giorni caldissimi, antecedenti allo scontro, il console tedesco si distingue per grandi manovre di salvaguardia del patrimonio artistico e culturale di Firenze: qualcuno afferma, con decisione, che il suo parere fu estremamente importante per la mancata distruzione di Ponte Vecchio.
Così indispensabile che, qualche anno dopo, verrà investito addirittura della cittadinanza onoraria.
Non sono mai sfuggite le innegabili passione e bramosia che i nazisti nutrivano nei confronti delle opere d’arte più famose della storia, per cui non risulta poi così strano, che Hitler avesse deciso di assecondare questa politica, in alcuni casi.
Le numerose creazioni artistiche trafugate dai vari musei mondiali, negli anni caldi del Reich, testimoniano un’attenzione, per certi versi inspiegabile, di questi uomini, in molti frangenti, simili a bestie spietate, per la cultura e l’arte del passato.
Ma c’è chi non ha creduto a queste teorie, a queste leggende, racconti epici per molti, disillusi dalla possibilità che sia stato il mostro della distruzione, a salvare il ponte più significativo di Firenze.
Allora si è scavato a fondo nella questione, cercando di coinvolgere chi sopravvisse agli scontri, alla guerra, provando a scovare le testimonianze di chi, all’epoca giovane o bambino, avesse sentito storie su questa dibattuta vicenda e…

Torniamo un attimo indietro, tuffiamoci ancora nel passato e proviamo a capire ciò che successe veramente, secondo chi non crede alla leggenda della grazia hitleriana.
Firenze, notte tra il 3 ed il 4 agosto 1944, un uomo passeggia nervosamente nei pressi di Ponte Vecchio. Piccolo, storpio, reduce da una tremenda poliomielite che aveva devastato il suo corpo, ma non la sua mente, lucida come non mai.
Un uomo onesto, affabile, gentile e responsabile per i fiorentini, un innocuo vecchio malato, agli occhi dei tedeschi.
Questa divergenza di opinioni tra le due fazioni, aveva permesso a questo strano personaggio di girare indisturbato per il ponte.
Perché?
Il Burgassi, detto il ‘Burgasso’, era una sorta di custode delle gioiellerie, i titolari delle botteghe si fidavano a tal punto di lui da lasciargli le chiavi delle attività, perché controllasse la via durante le ore notturne, con il compito anche di aprire e chiudere i laboratori degli orafi, spostando le pesanti vetrine poste all’esterno.
I nazisti questo non lo sapevano, consideravano il Burgasso solo un vecchio delirante, non potevano immaginare minimamente, che sarebbe stato lui a decidere le sorti dello scontro con gli alleati.
È notte fonda quando il claudicante Burgasso si aggira nei dintorni di Ponte Vecchio, ormai i tedeschi non ci fanno più caso, ma lui sa tutto, ha visto tutto, conosce ogni punto preciso in cui si trovano gli allacciamenti delle mine.
Quella notte toccava proprio al passaggio più famoso di Firenze, i barbari nazisti non avevano avuto pietà nemmeno per questo capolavoro, pensava il Burgassi, non si erano fermati neppure di fronte all’onnipotenza dell’arte.
Il rumore dei passi del Burgasso ci conduce in via dè Ramaglianti, dietro Borgo San Jacopo, i suoi occhi scintillano di fronte ai fili delle mine, s’illuminano: quello strano ed insospettabile uomo, è consapevole che sta per salvare il suo tesoro, sta per ripagare tutta la fiducia che i commercianti avevano riposto in lui, sta per salvare la sua cara città da uno squarcio irreparabile.
Zac! Inconfondibile rumore dei fili che si spezzano, la carica esplosiva non avrà alcun effetto.

Ma che cosa successe poi? Per quale motivo la mancata distruzione di Ponte Vecchio, quindi, del Corridoio Vasariano fu decisiva per lo scontro?

Vi aspettiamo su queste pagine fra due settimane per scoprire insieme il seguito della storia.

By Gianluca Parodi. 

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