Non resistere alle tentazioni…accompagnale con della buona birra.

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La nostra rubrica dedicata al mondo birrario ci porta questa volta ad esplorare quali possibili abbinamenti possono coesistere se, a delle succulenti frittelle, vogliamo accompagnare una buona birra.

 

inutile resistere alle tentazioni… A quelle propriamente “della gola”, così come a quelle verbali (che in questo caso, comunque, con la gola medesima hanno a  che fare). La tentazione non resistibile in questione è quella di accompagnare la presentazione di una ricetta tipicamente gigliata, e toscana in genere (sebbene con altri nomi ed eventuali varianti nella ricetta), con la citazione di qualche espressione (effettivamente proverbiale o semplicemente popolare) altrettanto tipica. La locuzione, nella fattispecie, è “farsi tondi”, nel senso di prendere chili, tanto da acquisire una silhouette “sfereggiante”; e ancor più evocativamente, “con questa roba, ci si potrebbe far tondi”, alludendo evidentemente alla ghiottoneria di un piatto, tale e tanta da indurre chi ne consumi a non saper smettere, assumendo, appunto, fisionomie “bombate”.

Ebbene, pochi altri modi di dire potrebbero calzare in modo altrettanto ideale alla nostra ricetta di oggi, data la sua attinenza all’idea stessa di una forma diciamo globoidale, esplicitata fin dal nome: si tratta infatti delle frittelle “tonde” fiorentine, dolci tradizionalmente legati alle tradizioni tardo-invernali, ma che tutto sommato sono diventati un “all yeard round”, grazie alle loro prerogative di fine pasto dal sapore casereccio e dal profilo gustativo semplice ma aggraziato.

Preparate con farina bianca (di frumento) e gialla (di mais), latte e olio d’oliva, ovviamente lievito, più un tandem di ingredienti tutto mediterraneo come scorze d’arancia e gocce di Marsala, i nostri bocconcini si caratterizzano per una consistenza soffice, uno standard calorico di cui chiaramente tener conto, un contenuto in grassi comunque non strabordante (la prevalenza spetta ai carboidrati), un’inclinazione sensoriale di matrice ovviamente dolce e orientata,  in fase olfattiva e retrolfattiva, verso suggestioni che – dettate dal vino siciliano e dalle zeste rosse di cui si appena fatto cenno – attengono alle aree del liquoroso, dell’agrume candito, della frutta secca (anacardo) e disidratata (dattero).
A questo punto, sì, va bene: l’abbinamento con il Marsala stesso, un altro passito nazionale o il nostro Vinsanto è azzeccato e attestato dalla letteratura gastronomica.
Però qui di birra stiamo parlando: e quindi dovremo cercare, nel territorio “degli orzi e dei luppoli”, un sorso che vada a cercare esiti organolettici simili: un tenore zuccherino tale da tener testa a quello espresso dal piatto; un livello alcolico (in assenza o in supporto a frizzantezza e acidità) atto a gestire la materia lipidica e amidacea con cui deve vedersela la masticazione; una serie di risonanze aromatiche propense a intrecciarsi e sovrapporsi armonicamente con quelle poc’anzi descritte.

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Le opzioni tra cui scegliere, peraltro, non mancano; soprattutto entro il perimetro delle tipologie proprie della scuola anglosassone, con due di esse primariamente indiziate: Barley Wines e Old Ales. Andando dunque rapidamente ai suggerimenti per le “prove pratiche” (e intendendo rimanere entro i confini della nostra regione), in riferimento alla prima sfera stilistica possiamo senz’altro menzionare la “Dieci” del birrificio Brùton (San Cassiano di Moriano, Lucca); passando alla seconda, il binocolo si sposta verso la “Scotch Ale” della Brasseria della Fonte (Pienza, Siena). Volendo poi uscire dal quadrante britannico, anche alcune Belgian Strong Ales assolvono egregiamente il compito: e in tale orbita ricade ad esempio la “Winter Ale” di Project Local Brewery (Castelnuovo Berardenga, Siena).
Ciascuna con la propria gittata etilica (8,5 le ultime due, 10 la prima) e ciascuna con i propri colori (dorata l’ultima, ambrato-brune le prime due), tutte e tre le nostre “ragazze da combattimento” sapranno tenere testa alle frittelle, dando luogo, nell’assaggio combinato, un duello armonico: a tutto vantaggio del palato che lo “ospiterà”…

Simone Cantoni

 

 

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