Lasciare che gli alberi esprimano la loro forma naturale
Il 10 maggio, nella sala Strozzi del Museo di Geologia e Paleontologia di Firenze, si è tenuta una conferenza sul censimento, la cura e la tutela degli alberi monumentali. Il 22 maggio un nuovo appuntamento.
“Lasciare che gli alberi esprimano la loro forma naturale”, è questo il principio, o meglio, la concezione a cui dovrebbero fare riferimento tutti coloro che si occupano di salvaguardia e tutela della natura ma anche noi persone comuni che possiamo fare danni solamente facendo male una potatura ad esempio. Ce lo ha spiegato bene Piergiorgio Barbieri, arboricoltore di professione ma, soprattutto, per passione e che ci ha consigliato anche una buona lettura al riguardo, ovvero “La potatura degli alberi ornamentali” di Cristoph Drenou, esperto arboricoltore francese. Ma questo è stato solo uno dei tanti preziosi interventi che si sono avvicendati nell’ambito della conferenza.

Valentina Nicastro, vicepresidente dell’associazione di volontariato indipendente e no profit “RAMI” (Registro Alberi Monumentali Italiani) e Barbara Fontana, ideatrice e General Manager di UnusualAddress ci hanno introdotto e spiegato quella che è l’attività dei cosiddetti “cercatori d’alberi” e come diventare uno di loro. Ebbene sì, chiunque può diventarlo se lo vuole. Ma che fa esattamente un cercatore d’alberi e cosa sono RAMI e Unusualaddress?
Un cercatore d’alberi è colui che sul territorio in cui si trova, per diletto o interesse più specifico, crede di aver individuato quello che può definirsi un albero monumentale secondo dei precisi criteri di monumentalità come, ad esempio, l’età e le dimensioni dell’albero, la forma e il portamento, il valore ecologico, la rarità botanica, l’architettura vegetale, il valore paesaggistico, storico, culturale e perfino religioso. Non c’è, però, necessità che l’albero individuato rispetti tutti i criteri elencati, ma basta che abbia solo una di queste caratteristiche per essere inserito in quello che è il “Registro degli alberi” che, ad oggi, conta ben 16.989 alberi censiti come monumentali, di cui 165 solo in Toscana.

Considerando che in Italia si ebbe un solo censimento iniziato nel 1982 e conclusosi nel 1988, possiamo ben intuire come, per troppi anni, una cosa così importante abbia ricevuto ingiustamente scarso interesse, ma per fortuna, con l’introduzione della Legge 10 del 2013 art. 7 si è dato finalmente il giusto valore a questo tema, definendo le disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali. Quindi il cercatore d’alberi cosa deve fare a questo punto? Semplicemente informare il Comune di appartenenza della scoperta appena fatta e quest’ultimo, La Regione e il Ministero dell’Agricoltura valuteranno se esiste davvero monumentalità oppure no. Asse portante di tutto ciò è l’associazione RAMI di cui è partner anche UnusualAddress, progetto indipendente nato nel 2013, il quale, partendo dalla creazione di un prodotto cartaceo, porta avanti l’idea di creare un percorso che colleghi le varie tipologie di attività legate a questo tema dentro e fuori il centro storico di Firenze.
Il padre di RAMI chiamato da tutti “il patriarca degli alberi” è stato Andrea Gulminelli, cercatore d’alberi e fondatore e promotore dell’associazione, scomparso purtroppo recentemente. Il suo contributo è stato fondamentale ed è solo grazie a lui e al suo impegno se oggi gli alberi presenti sul nostro territorio nazionale possono ricevere un aiuto significativo in controtendenza con quello che è invece è il loro continuo sfruttamento da parte dell’uomo in ogni angolo del nostro pianeta.

Non solo esteticamente belli da vedere, gli alberi sono altre mille cose, come ad esempio habitat naturali per forme di vita e quindi vere e proprie case per la biodiversità, ma anche il fulcro centrale di una determinata caratterizzazione paesaggistica, per non parlare dell’importanza del fatto di come gli alberi vadano ad interagire con l’architettura delle nostre città che troppo spesso finiscono per opprimerli, o meglio, siamo noi esseri umani che li opprimiamo in favore di cemento e asfalto. E invece gli alberi sono ossigeno e refrigerio soprattutto nelle estati sempre più calde a causa del cambiamento climatico che imperversa.
Ma, purtroppo, molti alberi finiscono potati e anche in malo modo perché ritenuti pericolosi per la sicurezza cittadina ed effettivamente quante volte abbiamo sentito di alberi che cadendo hanno spezzato delle vite. Ma, come dice Barbieri, invece di tagliare gli alberi, probabilmente andrebbero spostate le strade. Fortunatamente però, esiste il modo di potare in modo consapevole e corretto consentendo di non danneggiare l’albero e al contempo di salvaguardare l’uomo valutando, per prima cosa, lo stato fisiologico e la stabilità di un albero “stressato”, seguendo quelli che sono i principi indicati dal metodo “ARCHI” (metodo di analisi dell’architettura degli alberi).
Questo metodo è stato sviluppato nel 2010 e si basa su cinque principi che vanno ad accertare le possibili reversibilità al deperimento, mettendo in atto delle vere e proprie strategie per far sì che l’albero possa tornare alla normalità. Ma non tutti sanno che in realtà gli alberi si auto-potano addirittura e lo fanno nella loro crescita costante verso l’alto, alla ricerca della luce, autoeliminando i rami che ormai ombreggiati dai rami superiori non producono energia tramite le foglie con il processo della fotosintesi clorofilliana e che quindi non servono più. Al riguardo, l’intervento di Mario Carminati, formatore nel campo dell’arboricoltura urbana, è stato esaustivo, consigliandoci un’altra lettura sempre dell’autore francese Drenou dal titolo “Di fronte agli alberi”.

A Firenze, l’Orto Botanico o Giardino dei Semplici svolge un importantissimo ruolo riguardo la tutela e la salvaguardia degli alberi e delle piante, rappresentando anche motivo di attrazione turistica contando ben 40.000 visitatori l’anno. Certo è che il turista è meglio che cammini davvero in punta di piedi, nel rispetto totale degli abitanti vegetali dell’Orto.
Giulia Torta, curatrice dell’Orto Botanico, ci ha accompagnato in seguito alla conferenza, alla scoperta di questo magnifico luogo, svelando molte interessanti curiosità come, ad esempio, il fatto che l’Orto fu voluto da Cosimo I De’ Medici nel 1545 ed è oggi il terzo orto botanico al mondo per istituzione dopo quelli di Pisa e di Padova. La maggior parte delle piante presenti al suo interno ha più di 170 anni, ma il focus della visita guidata svolta dalla curatrice sono stati i sette alberi monumentali che l’Orto custodisce, tutti nati tra il ‘700 e l’800: il Pino Bruzio, la Sughera, il Cedro dell’Himalaya, Zelcova o Olmo del Caucaso, il Tasso del Micheli, chiamato così in onore di Pier Antonio Micheli-direttore del Giardino dei Semplici che piantò questo albero nel 1720-, l’Olmo giapponese e infine il Cipresso di Montezuma.
Insomma, l’Orto Botanico di Firenze custodisce un bene di grande rarità ed eccezionalità, configurandosi come un museo davvero speciale perché vivente, e viventi non sono solo i suoi inquilini, ma anche le attività svolte perennemente al suo interno dai suoi curatori in collaborazione con il consorzio Sinergia Verde, volta al monitoraggio e alla tutela e che ha come principio fondamentale “meglio non fare che fare male”.

E proprio in base a questo principio, di contro a quelle che sono le disposizioni generali di tenere sempre aperti e alla portata del turista i luoghi della cultura, che chi gestisce l’Orto ha deciso di seguire, invece, una linea alternativa che vada a preservare e proteggere le piante ma anche l’uomo, come quella di disporre la chiusura del giardino e determinate misure di tutela nelle giornate caratterizzate da avversità meteorologiche. Fresco, infatti, è ancora il ricordo del 2014 quando una tempesta di grandine danneggiò gravemente il giardino causando la perdita del 90% del patrimonio arboreo al suo interno.
Per chi volesse, il 22 maggio ci sarà un altro evento che vedrà protagonista il nostro Orto Botanico e che prevederà una passeggiata alla scoperta della fauna e della flora che lo popola, il tutto arricchito dalla lettura di poesie dedicate agli alberi con successivo rinfresco. Un’altra occasione, dunque, per condividere l’amore per la natura e per ricordare che custodire e proteggere il nostro patrimonio naturale e non vessarlo e sfruttarlo è ciò che ci salverà dall’operato nefasto di una parte di umanità. Gli alberi ci donano tanto e noi non dovremmo fare altro che donare loro un mondo migliore.