Ataf: tra imbarazzo, disabili e free riding

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Chi di noi, nei confronti del servizio di trasporto pubblico cittadino, non è stato almeno una volta un free rider. Essere free rider non è così fico come si potrebbe pensare; non è il nome di una cattivissima gang di motociclisti né il titolo affibbiato alla reginetta del ballo. Free rider, per definizione, è colui che “prende” dalla collettività ma non contribuisce per il buon mantenimento della stessa. In questo caso, è colui o colei che prende l’autobus senza pagare il biglietto. Se per la maggior parte, essere free rider, è sinonimo d’insulto, non si può dire lo stesso per gli utenti affetti da disabilità, per i quali diventa una conseguenza logica, anche se a seguito di una imbarazzante figuraccia.
La vicenda, avvenuta il 21 gennaio, vede come protagonisti Emanuele, ragazzo di 12 anni affetto da sordità profonda, un controllore apparentemente troppo zelante e l’autobus numero 14. A rendere palese la disabilità di Emanuele, una cicatrice di settanta punti che ha sulla testa e un apparecchio a impianto cocleare che porta incollato sull’orecchio sinistro. Ma, evidentemente, questo non è bastato ad un controllore Ataf per rendersi conto che il giovane non poteva capire quello che lui diceva e che non era necessario multarlo. Tra l’altro, Emanuele possiede l’abbonamento annuale. “Biglietto prego”, ma il giovane non capisce, resta zitto e immobile, in difficoltà al punto tale da non riuscire a mostrare al controllore l’abbonamento. E così viene multato. Tornato a casa, Emanuele mostra il verbale ai genitori che si attivano immediatamente per mettersi in contatto con Ataf, Comune e Regione per chiarire la faccenda.
86_foto_952Dopo il caso di Emanuele, l’Ataf corre ai ripari, e decide di procedere a un radicale modifica delle procedure di controllo di tutti gli utenti disabili. Un’implicita ammissione di colpevolezza, da parte dell’azienda, nonostante non siano emersi elementi per procedere a una qualche forma di sanzione. Al contrario, come spiega il presidente di Ataf Renato Mazzoncini, «il controllore risulta uno dei migliori, anche dal punto di vista dei rapporti con gli utenti, nessuno ha mai protestato contro di lui». Non solo: «Anche lui ha un figlio con problemi gravi di udito, ed è abituato a trattare con questa disabilità».
Il controllore ha raccontato di aver chiesto a Emanuele il biglietto o l’abbonamento, e che il ragazzino, non in grado di capire una richiesta del genere, si è limitato a dire «no», tirando poi fuori il diario con i suoi dati anagrafici. Ha anche detto di essersi accorto «che nel ragazzo qualcosa non andava», e perciò di aver «usato la massima cautela», ma che di fronte agli altri passeggeri «non poteva evitare di fare il verbale».
Ataf farà in modo che i disabili («evasori» solo in percentuale minima) forniscano ai verificatori solo le loro generalità, visto che l’azienda è in grado di verificare con i propri archivi se un abbonamento c’è o no. L’altro provvedimento riguarda proprio Emanuele, uscito scioccato dalla brutta avventura, e che da allora, dice la madre, ripete «No bus 14». L’Ataf gli ha proposto di farsi venire a prendere a scuola, nei prossimi giorni, proprio dal verificatore del bus 14, questa volta però alla guida di un bussino riservato, che lo porterà nella sede dell’azienda a visitare parco macchine e officina. «Ben volentieri» dice mamma Valeria, «non volevamo certo una caccia alle streghe, solo evitare che altri bambini con disagi soffrano per mancanza di rispetto».
Il presidente della Regione Enrico Rossi, inoltre, ha fatto arrivare a casa di Emanuele una copia de Il Piccolo Principe di Saint Exupéry.
Il free riding è indubbiamente un problema, ma mai grande come l’ottusità.

JACOPO AIAZZI

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