Il cammino dello startupper attraverso i tarocchi

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Usare la simbologia per interpretare la realtà e prendere decisioni. 

La verità è che tutto il circuito dell’innovazione, del digitale e della tecnologia è per metà un mondo di pazzi: nerd, ingegneri, creativi del business, imprenditori seriali, designer, artisti. C’è una fitta letteratura a riguardo. 

È un mondo che fa spesso uso di strumenti non convenzionali per hackerare limiti che sembrano oggettivi ai più. E tra questi, perché non inserire le carte esoteriche per eccellenza? E poi, quando immagino lo startupper mi viene sempre in mente la carta del Matto: avete presente? Un girovago, con il suo cagnolino e l’aria sognante: libero, in cerca di chissà che cosa. 

Se ci pensate, quello dell’innovatore è un vero e proprio cammino, che comincia con una scintilla creativa, un’illuminazione, e prosegue imperterrito verso la realizzazione di progetti grandiosi, anche quando non si realizzano. Un percorso tortuoso e cangiante. Un gioco (molto serio) nel quale occupare caselle sempre diverse, attraversando una serie di fasi, interpretando ogni volta un ruolo adatto alle circostanze. La qual cosa è perfettamente sovrapponibile al gioco dei tarocchi, che al netto di pregiudizi e mistificazioni, rappresenta un potente strumento di analisi e ragionamento, tanto utile quanto un business model canvas. Proviamo a scoprire come e perché. 

Dunque, la prima regola dei tarocchi è che non si parla mai dei tarocchi. Farò quindi uno strappo alla regola, ma con leggerezza e dichiarata superficialità, giusto per accendere la curiosità dei lettori e forse qualcosa di più. 

Scherzi a parte, la materia è davvero complessa e i suoi studiosi giustamente suscettibili rispetto a inesattezze e approssimazioni, data la fatica fatta per emanciparsi da un certo mondo caricaturale e un po’ cialtrone. Quindi, tanto per cominciare, non parlerò di tecniche di lettura. 

Partiamo dalle basi. Il tarocco è un gioco composto da 78 carte: 22 arcani maggiori (strani personaggi con minuziosi dettagli ricchi di una potente simbologia) e 56 arcani minori (numeri e figure molto simili ai comuni mazzi da gioco). Ce ne sono di moltissimi tipi che spesso non hanno niente a che fare gli uni con gli altri. Io mi riferirò ai Tarocchi di Marsiglia, che reputo i più autentici e profondi. Anche altri mazzi mostrano iconografie pazzesche e intriganti, talvolta per mano di autori celebri come Rider White e Aleister Crowley, fino a mazzi new age di scarso valore simbolico. 

Ufficialmente il Tarot, si diffonde in Europa tra il medioevo e il rinascimento, ma per qualcuno avrebbe origini molto più antiche, con richiami ai culti e al pantheon all’antico Egitto, contaminazioni con i Veda indiani e collegamenti con le millenarie culture cinesi. Ad ogni modo, ha probabilmente raggiunto il suo impianto attuale introno al XV secolo, tra la Francia e l’Italia, rispettivamente con il Tarocco di Marsiglia e il Visconti Sforza, i due mazzi più antichi che conosciamo. 

Ora, a dispetto degli stereotipi, i tarocchi sono qualcosa di molto diverso da uno strumento per cartomanti. Se vi capita di andare oggi a un seminario di tarocchi, uno di quelli seri, troverete un meticciato di profili umani e professionali davvero bizzarro, ma perfettamente dentro al sistema: veri e propri infiltrati che non lo diresti mai. Coaching olistici, impiegati, manager in detox, giovani studenti in pieno viaggio spirituale, pensionati dalla doppia vita (interiore); e ancora psicologi, educatori, insegnanti di yoga, insegnanti di altre cose, imprenditori e almeno un innovation manager (il sottoscritto!). 

E quindi, che cosa si fa con i tarocchi? Anzi: che cosa sono i tarocchi nella loro visione colta e moderna, e come possono aiutare una startup? 

Per cominciare, con i tarocchi non si legge il futuro, semmai si interpreta il presente. Poi è anche vero il contrario, nel senso che partendo da questo principio e diventando molto bravi, scopriamo che il futuro è già dentro di noi, alla nostra portata. A un certo punto, gli strumenti per prendere una decisione emergono dai flutti della coscienza, come richiamati dai simboli e degli archetipi raffigurati negli Arcani. 

Il tarocco è un gioco, un codice e un linguaggio. Può essere molto serio oppure no. Rivolgere una domanda alle carte significa interrogare qualcosa di molto sottile (verso l’alto) o molto profondo (verso l’interno), entrando in connessione con la parte più inafferrabile e a tratti stupefacente del nostro universo e del nostro Io. 

E quando dico “linguaggio” dico una cosa grossa. Il linguaggio è magia, è arma, è chiave per accedere ai diversi piani della comprensione. Le cose esistono nel momento in cui gli diamo un nome. 

Se lo si sa leggere, il tarocco risponde, o meglio, innesca un dialogo tra consultante (quello che “si fa leggere le carte”) e simbolo, grazie alla mediazione dal tarologo. Il quale tarologo non è un medium, bensì uno studioso, magari un professionista anche in altri settori, comunque una persona ricca di sensibilità e aperta ai molti canali di cui l’essere umano dispone. 

Dunque tra le mille declinazioni ne ho trovata una ricchissima di corrispondenze e utile in un mondo a me molto caro e vicino, e in ogni caso molto attuale e chiacchierato: quello delle startup e dell’innovazione. Facciamo un esempio di questo percorso, usando i XXII Arcani Maggiori. Che cosa possono rappresentare questi personaggi per uno startupper? Partendo dal Matto (che non ha numero) fino al Mondo (la carta XXI), vediamo un percorso di ricerca ed evoluzione. 

Il matto attraversa e “accende” tutti gli altri, in una sequenza che indica gli stadi nei quali chiunque può trovarsi nel corso della propria vita professionale e imprenditoriale. La meta è appunto la realizzazione e la rinascita in un nuovo ciclo. E allora, in sequenza, ogni arcano parla di una particolare situazione o condizione, che varia a seconda delle circostanze, e che ci insegna qualcosa di semplice: tutto è un flusso. Non importa in quale casella ci troviamo nel grande gioco della vita (e del business), l’importante è che sia quella giusta per noi in quel momento, che tutti i nostri pezzi siano allineati; l’importante è proseguire il cammino. 

Il tarocco è progressivo, motivo per cui le carte sono numerate con cifre romane che sembrano sbagliate (non c’è il IX, ma il VIIII): sottrarre non è buona cosa. Il rischio, infatti, è quello della stagnazione e del blocco. In quel caso le cose non girano più ed escono fuori le rogne. Osservando alcune carte scelte a caso possono emergere aspetti sui quali riporre particolare attenzione iniziando un ragionamento. Come un faro che illumina dei dettagli, facendoli risaltare dal tutto. È un richiamare la concentrazione, non molto diverso dalle varie tecniche di prioritizzazione delle attività. 

Vediamo alcuni significati, che poi andranno chiaramente messi in relazione tra di loro per creare dei pattern. La prima carta, Il Matto, potrebbe essere la scintilla creativa, la chiamata irresistibile a cominciare un cammino, il moto dell’anima. Il Bagatto (I) inizia ad armeggiare, a smanettare, pieno di buona volontà: in lui c’è il principio, il principiante e il potenziale: si può fare! L’arcano II è La Papessa, che si ferma a studiare, in un processo di introspezione e gestazione (magari un’indagine di mercato o un business plan), al contrario dell’Imperatrice (III), che si lancia invece nel mondo con la spregiudicatezza di un adolescente (ad esempio bruciando un po’ di soldi per trovare se stessa). Proseguendo lungo questo cammino dell’eroe, vestiremo magari i panni del Papa (V), forte delle sue doti oratorie, capace magari di raccogliere i primi follower. O dell’Innamorato (VI), che ci parla dei soci e dell’importanza delle relazioni. Il Carro (VII), poi, può essere un convinto moto di azione, magari il primo test rilasciato sul mercato o un viaggio importante. E ancora, saltando avanti, potremmo trovarci a tu per tu con l’Eremita (VIIII), che entra in crisi, guardandosi alle spalle, forse per lasciare andare alcune convinzioni e prepararsi a una svolta (o pivot) con la Ruota della Fortuna (X). Potremmo poi dover tagliare un po’ di rami secchi con il Senza Nome (XIII, da qualcuno erroneamente chiamato La Morte), trovare nuovi equilibri e mediazioni con La Temperanza (XIIII), porre attenzione ai richiami dell’inconscio o alle dinamiche economiche del Diavolo (XV) e aprire una nuova sede con La Casa Dio (XVI). Ancora avanti, La Stella (XVII), può indicare il bisogno di rimettere al mondo quello che abbiamo raccolto, riferendosi magari a un investimento o a un’iniziativa di responsabilità sociale; e così via, magari con l’ingresso di capitali o di un importante socio nel Sole (XVIII) fino alla realizzazione e alla fine del ciclo con Il Mondo (XXI)

Tutti questi archetipi, che per dare giusto un’idea abbiamo visto singolarmente, vivono in realtà della loro relazione, svelando non solo metafore e significati, ma dinamiche anche molto complesse e molto precise. Immaginiamo quindi di ritrovarci senza una bussola, di fronte a una delle mille crisi che costellano e caratterizzano la vita di una startup. Bene, oltre ai molti strumenti analitici di cui già disponiamo (fogli excel, canvas, consulenti, business model), perché non affiancare anche un processo di lettura delle dinamiche più profonde o sottese, lasciandosi riflettere dai tarocchi? Perché non stendere alcune carte sul tavolo, provando a leggere un determinato contesto attraverso di loro? Abbandonandosi alle corrispondenze e alle coincidenze? 

In definitiva, si tratta di un formidabile strumento per il pensiero laterale, capace di metterci “casualmente” in connessione con gli aspetti più utili da analizzare in un dato momento e di guidarci verso la loro corretta interpretazione. Ricordando sempre una cosa: è già tutto dentro di noi. L’universo, le risposte, le scelte. È che abbiamo perso la capacità di osservare con attenzione. 

www.antoniolaudazi.com/

Testo di Antonio Laudazi

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