“Exit through the virus” il nuovo video di Exit Enter

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Un progetto artistico che ha acquisito nuovi significati proprio in relazione alla pandemia da coronavirus. Scopriamo il video di street art “Exit through the virus” realizzato da Exit Enter e dalla Street Levels gallery.

Come al solito vi portiamo le novità più fresche della street art made in Firenze e non solo. È da qualche ora uscito un video nel quale lo street artist toscano Exit Enter tanto amato a Firenze (lo avevamo intervistato qui e abbiamo parlato di sue esposizioni qui e qui) scatena tutta la sua creatività sulle pareti di una fabbrica abbandonata.

Il progetto è stato realizzato dalla galleria fiorentina interamente dedicata alla street art Street Levels Gallery (ve l’avevamo raccontata bene qui) e nasce qualche mese fa con l’intento di raccontare uno dei lati meno conosciuti dell’arte di Exit Enter. Con l’arrivo del coronavirus – ci dice Gianluca Milli della galleria – è stato inevitabile ripensarlo e adattarlo alla nuova situazione nella quale siamo stati tutti catapultati. Le originali riprese di Gabriele Masi – che ha curato l’aspetto video e foto del progetto – sono state così integrate da spezzoni di video d’attualità che vengono squarciati dall’arrivo di un Exit Enter fuori controllo, come ad indicarci una possibile via d’uscita dal virus…  

Ma facciamocelo raccontare direttamente dallo street artist:

È difficile trovare luoghi dove posso lasciar sfogare la mia creatività selvatica indisturbato. Spesso l’ ho fatto in fabbriche abbandonate ma fino ad adesso non avevo mai documentato o cercato di spiegare al pubblico questo lato di me.

Era da tempo che aspettavo di fare una performance del genere, ne avevo parlato spesso con gli amici di Street Levels Gallery che si sono mostrati fin da subito interessati a creare un progetto dove mi potessi esprimere in piena libertà.

Lo scorso ottobre si è concretizzata la possibilità di realizzare i nostri piani. Così ho deciso di tirare fuori tutto quello che avevo dentro per creare una gigantesca “panic room”. Più di 60 litri di nero e di rosso, una ventina di spray, rulli, pennelli, aste e spruzzino da giardino; questo è stato il mio armamentario.

L’ idea iniziale era quella di rappresentare un impiegato che, stanco e stressato dalla routine giornaliera, cade in una sorta di dimensione onirica dove isolandosi si rifugia e, in preda alla follia creatrice, inizia a sfogarsi dipingendo, graffiando e sporcano le pareti di una ex-fabbrica. Una sorta di rito di purificazione per il nostro personaggio che, stanco della società, riesce a tirare fuori tutto quello che aveva dentro uscendone infine rinato.

In questo progetto, mi sono immedesimato molto nell’ archetipo del Folle. Il Folle è un simbolo della radice istintuale della nostra natura interiore indomita e incontrollabile, è l’aspetto vitale e dirompente del bambino che vive pienamente il gioco, la fisicità; che corre, ride e piange, che non ha paura di vivere, inconsapevole della morte e del senso del limite.

Sulle pareti del capannone, mi sono sfogato e divertito dipingendo proprio come un folle e senza rendermene conto nel giro di 48 ore ho consumato tutto lo spazio che avevo a disposizione. Hanno proliferato segni e  simboli che si sono espansi su tutte le pareti, soffitti e pavimenti. Sono nati tanti personaggi che possono apparire buffi ma allo stesso tempo poco rassicuranti, figure ibride, composte da parti umane, animali e meccaniche; rappresentazioni intime di un mondo malato e contorto.

Dopo mesi dalla fine delle riprese, non eravamo ancora riusciti a concludere il progetto. Un po’ perché non sapevamo come concludere la storia, ma anche e soprattutto perché, come il nostro personaggio, eravamo impegnati ognuno nella nostra routine. Con l’arrivo della pandemia, ci siamo dovuti fermare. Questo ci ha permesso di ripensare al progetto, riguardare le riprese e renderci conto di avere in mano qualcosa di molto attuale.

Alla luce dei fatti, l’ isolamento nel quale il nostro impiegato si rifugiava, da una vita alienante e oppressiva per sfogare la sua essenza, diventa ora simbolo di un isolamento forzato a cui tutti noi siamo costretti. La follia creatrice manifestata all’ interno dello spazio, si trasforma nelle chiave per sorpassare il vecchio sistema che di fatto rimarrà sulle pareti dei muri. Attraverso questo isolamento creativo, butta fuori tutto ciò che da troppo tempo tiene dentro, per rinascere arricchito da questa difficile lotta contro se stesso.

La storia del nostro personaggio diventa un racconto dove l’eroe si trova a fronteggiare i problemi del mondo moderno riflessi dentro di sé, un mondo dove l’ umanità si comporta spesso come un virus, affamata di consumo e di spazio. Guerre, ingiustizie e altri mali diventano mostri da esternare e l’ isolamento si rivela un mezzo di trasformazione e purificazione. Con la consapevolezza del passato, questo periodo di isolamento ci da l’ opportunità di fermarci, arrestare questo sistema distruttivo per riflettere su un nuovo inizio. Non una guerra contro il virus, ma una via di uscita attraverso l’ esperienza del virus.

Buona visione!

Gli spray sono stati forniti da Ninotchka.

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Jacopo Visani

"Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport" | instagram: @jacopovisani

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