Festival Senza Glutine a Firenze: la sagra per tutti
Ho sempre avuto un debole per le sagre. Specialmente per quelle con il manifesto fluorescente attaccato a un pino, una grafica che sembra fatta con Paint e delle enormi lettere nere che annunciano: SAGRA DEL [qualsiasi cosa basta che sia commestibile].
Quei manifesti che vedi di sfuggita mentre guidi su una provinciale, finestrini abbassati e cicale in sottofondo, e che non hai nemmeno bisogno di leggere fino in fondo. Tortello, cinghiale, ranocchio, patata, fritto misto: poco importa. Sai già che da qualche parte lì vicino ci sono tavolate infinite, vino della casa e qualcuno che a una certa ora farà partire l’Alligalli.
Le mie estati sono sempre state scandite così. La sagra del pesce a Lido di Camaiore, quella dei tortelli, dei pici, della patata, del vino durante le settimane trascorse in Maremma, quella del fritto misto a Pozzolatico organizzata dal Lebowski. E potrei andare avanti ancora e ancora…
Perché alla fine della sagra mi piace tutto. Mi piace mangiare sulle panche di legno, mi piacciono i piatti semplici, quelli che sanno di cucina di casa e che spesso sono preparati da chi non ha certo bisogno di cercare la ricetta su Google. Mi piacciono anche le file infinite alla cassa, i volontari che corrono avanti e indietro, il vino della casa e soprattutto quel momento inevitabile della serata in cui qualcuno mette il liscio e improvvisamente persone di ogni età iniziano a ballare insieme.
Trash? Forse.
Bellissimo? Assolutamente sì.
La sagra per me è sempre stata soprattutto questo: sentirsi parte di qualcosa. Mangiare, bere, stare insieme. Senza troppe pretese e senza troppi pensieri.

Poi sono diventata celiaca. E, come per molte altre cose della mia vita, improvvisamente anche andare a una sagra è diventata un’operazione che richiede una discreta organizzazione. Perché provate voi ad andare alla sagra del tortello e chiedere: “Scusate, li fate anche senza glutine?”. Ovviamente no.
Quindi negli ultimi anni ho continuato ad andarci, perché essere celiaca mi sta quasi bene, ma rinunciare a stare in compagnia anche no. Solo che mentre loro ordinano tortelli, frittini, pici e qualsiasi altra cosa sia protagonista della festa, io arrivo preparata con la mia schiscetta o il mio panino senzaG tristissimo fatto a casa.
Se va bene bevo il vino della casa. La birra senza glutine spesso invece non c’è.
E così eccomi lì, con l’acquolina in bocca mentre guardo i miei amici mangiare tutto quello che vorrei mangiare anche io.
Per questo quando ho scoperto che dal 10 al 13 settembre alle Cascine arriva un festival interamente dedicato al senza glutine, la mia attenzione è stata immediatamente catturata.
Non è propriamente una sagra, anche se nella mia testa è già diventata la sagra degli sfigati del grano.
Per quattro giorni il Piazzale delle Cascine ospiterà infatti una delle tappe del Festival Senza Glutine, il primo festival itinerante italiano dedicato al cibo 100% gluten free, realizzato in partnership con AIC – Associazione Italiana Celiachia.
La cosa che mi interessa più di tutte? Ovviamente che posso mangiare tutto.
Niente interrogatorio al food truck. Niente “scusi, ma lo friggete nello stesso olio?”. Niente amici mandati in avanscoperta a chiedere eventuali contaminazioni. Niente crackers d’emergenza in borsa.
Gli operatori dell’area food saranno aderenti al network AFC e arriveranno da tutta Italia con hamburger, cannoli siciliani riempiti al momento, arancini, rösti di patate e tante altre specialità.
E c’è pure la birra senza glutine. Già così, per quanto mi riguarda, possiamo chiudere.

Ma oltre al cibo ci saranno un’area market dedicata a produttori e aziende del settore gluten free, realtà del territorio, talk, testimonianze, showcooking e altri momenti dedicati alla celiachia e all’alimentazione. Il programma completo è ancora in fase di definizione, quindi per il momento non sappiamo esattamente cosa succederà durante le quattro giornate.
Io però una richiesta ce l’avrei: metteteci l’Alligalli!
Perché magari non sarà una vera sagra. Non ci saranno i manifesti fluorescenti attaccati ai pini, probabilmente nessuna nonna maremmana starà tirando tortelli dietro le quinte e dubito fortemente che qualcuno servirà il vino della casa in una brocca di plastica.
Ma dopo un’estate passata ancora una volta a guardare gli altri mangiare alle sagre e a fare i conti con tutto quello che non potevo assaggiare, per quattro giorni voglio provare l’ebbrezza di essere dall’altra parte. Quella che arriva, guarda tutti i food truck e pensa semplicemente: “Cosa mi va di mangiare?”. Senza leggere gli allergeni. Senza fare domande. Senza piano B. Come una persona normale.
Anzi, questa volta saranno gli amici mangiatori di glutine a venire alla mia, di sagra. Benvenuti nel nostro mondo, ragazzi. La birra senzaG la offro io!
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