A Firenze c’è molta voglia di libri, parola di Marco Vichi

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Nella splendida cornice di Villa Bardini si svolge il festival “La città dei lettori”, evento alla sua seconda edizione che sta conquistando un pubblico sempre più numeroso. 

Portare avanti l’amore per la lettura diventa quasi un atto rivoluzionario, sintetizzato nella semplicità del claim del festival “Leggere cambia tutto” ed è sulla scia del cambiamento e della novità che si svolge questa seconda edizione, a partire dalla scelta di creare un ambiente plastic-free dove l’acqua viene distribuita gratuitamente da “fontanelli”, a cui i fiorentini sono già abituati da tempo, e conservata in piccole borracce messe a disposizione del pubblico.

Ma la vera rivoluzione è che questo festival sta crescendo sia nei protagonisti che nel pubblico. Viene da chiedersi se Firenze non stia tornando a quel glorioso passato non troppo lontano della grande editoria e delle grandi librerie, dove l’aggettivo grande vale per numeroso e vivace. Lo chiediamo a Marco Vichi, scrittore fiorentino e creatore del celebre commissario Bordelli ( ve lo abbiamo raccontato qui), ospite del festival nella sezione Reading al tramonto.

citta dei lettori 2019

Da scrittore della città e partecipante alla Città dei lettori, Firenze sta effettivamente cambiando nell’interesse alla lettura?

Secondo me a Firenze c’è molta voglia di libri; quando cerchi di creare qualcosa la città risponde bene.  Come adesso: vieni qui, fai un giro, ascolti, vedi dei libri e ti viene voglia di sfogliare qualche pagina. Questo riguarda un po’ tutti non solo il pubblico ristretto degli amanti del libro.

Sembra che la città stia tornando un po’ indietro, recuperando il suo ruolo centrale nel settore librario. Secondo te è così?

Credo che Firenze sia un bel contenitore culturale che può ospitare altra cultura. I luoghi dell’antichità, che di per sé sono punti di riferimento culturale e artistico, possono ospitare e ispirare altre opere, eventi, situazioni. Firenze sta andando in questa direzione.

La periferia sta seguendo la stessa linea di condotta, come ad esempio Scandicci e l’iniziativa de “Il Libro della vita” a cui tu stesso hai partecipato.

Ecco in questo caso non la chiamerei periferia ma prolungamento naturale della città.  A Scandicci ci sono degli spazi molto grandi e luminosi perfetti per questo tipo di eventi che attirano moltissime persone. Al mattino durante il mio ultimo intervento, sono arrivate più di cinquecento persone per assistere all’evento. Si tratta di un numero impensabile che dimostra la voglia dei cittadini di esserci in situazioni di questo tipo.

Articolo a cura di Valeria Cobianchi

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