GIOTTO ERA IL NONNO BANKSY, la mostra al MO.C.A.
La Street Art torna al Mo.C.A. (Montecatini Terme Contemporary Art). Un viaggio immersivo che attraversa oltre 60.000 anni di storia, mettendo in relazione le prime forme di espressione umana con i linguaggi visivi che oggi abitano le città di tutto il mondo. FUL l’ha visitata in anteprima.
Lasciare un segno è uno dei gesti più antichi e profondi dell’esperienza umana. Un atto che attraversa la storia e trasforma lo spazio in racconto. Questa lunga storia, fatta di tracce, scritture e immagini nello spazio pubblico, è al centro di Giotto era il nonno di Banksy. Siamo al mondo per lasciare un segno.
Oggi FUL magazine era a Montecatini Terme per la presentazione alla stampa di una grande mostra che racconta la nascita e lo sviluppo dell’arte urbana, dalle origini preistoriche ai protagonisti della scena internazionale.
In programma al Mo.C.A. – Montecatini Terme Contemporary Art dal 29 giugno 2026 al 2 maggio 2027, l’esposizione, è a cura di Bruno Ialuna (ex-Assessore alla Cultura e per FUL autore della postfazione al nostro volume Firenze Street Art) e si configura come un viaggio immersivo che attraversa oltre 60.000 anni di storia, mettendo in relazione le prime forme di espressione umana con i linguaggi visivi che oggi abitano le città di tutto il mondo. Giotto era il nonno di Banksy è un progetto di Mare Laboratorio di innovazione sociale ed ha il patrocinio della Provincia di Pistoia.

Il percorso prende avvio da una considerazione semplice e universale: l’arte pubblica non nasce nel Novecento, ma affonda le proprie radici in un bisogno ancestrale. Dalle pitture rupestri alle incisioni della Val Camonica, dai graffiti di Pompei fino alle scritte sui muri delle metropoli contemporanee, lasciare un segno nello spazio condiviso è un gesto che attraversa epoche, culture e continenti.
Il titolo della mostra richiama un filo invisibile che attraversa i secoli: se oggi Banksy incarna la street art nel mondo, già Giotto mostrava come l’immagine potesse parlare a tutti, trasformando muri e spazi pubblici in strumenti di comunicazione collettiva.
L’esposizione si sviluppa in più sezioni, costruite come ambienti narrativi capaci di restituire contesti, atmosfere e trasformazioni del linguaggio urbano.

Il cuore del percorso è dedicato alla nascita del writing nella New York degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, con testimonianze dei pionieri TAKI 183, Jec*, Sjk 171, Mike 171, Riff170, Snake1, Stay High149, Coco144, fino a protagonisti fondamentali come Quik, Iz The Wiz, Lady Pink, Toxic, Delta2, Sar e Zephyr. Una scenografia immersiva, firmata dal Maestro della cartapesta Jacopo Allegrucci, ricostruisce l’impatto visivo della metropolitana newyorkese, restituendo al visitatore il contesto originario di questa rivoluzione artistica.
Il percorso si amplia poi alla dimensione internazionale del fenomeno, attraverso artisti che, dal secondo dopoguerra, hanno sviluppato linguaggi urbani in contesti differenti: da Cornbread a Blek Le Rat, da Harald Naegeli a Hector Carrasco, a Mick La Rock, in un dialogo tra esperienze nate a Philadelphia, Parigi, Zurigo, Santiago del Cile e Amsterdam.
Un focus specifico è dedicato alla scena di Bristol, con figure come Robert Del Naja e Nick Walker, fino all’affermazione di Banksy, che ha contribuito a ridefinire il ruolo e la percezione pubblica della street art in Europa.

Una sezione centrale racconta il passaggio decisivo degli anni Ottanta, quando l’arte urbana entra nei circuiti istituzionali, conquistando gallerie e musei. Opere d’arte, fotografie, materiali rari e documenti originali sono testimoni di quel periodo, e della nascita della Graffiti Hall Of Fame di Harlem e della storica 51X Gallery di St Marks Place.
La mostra dedica inoltre ampio spazio alle connessioni tra arte urbana, musica e cinema, con riferimenti ai film cult Wild Style e Style Wars, e a materiali legati alla cultura hip hop, tra vinili, fotografie e testimonianze d’epoca.
Il percorso si conclude con una sezione dedicata alla scena italiana, dai pionieri degli anni Ottanta fino agli artisti contemporanei più riconosciuti a livello internazionale. Tra questi Flycat, Francesco Garbelli, Alice Pasquini, Maupal, Diavù, Blub, affiancati da importanti presenze della scena mondiale, con lavori che giungeranno da tutti e cinque i continenti.

Giotto era il nonno di Banksy si propone così non solo come una grande ricognizione storica, ma come una riflessione sul rapporto tra individuo e spazio pubblico, tra espressione personale e dimensione collettiva, restituendo all’arte urbana la sua profondità culturale e la sua continuità nel tempo.
Informazioni
Giotto era il nonno di Banksy – Siamo al mondo per lasciare un segno
Mo.C.A. (Montecatini Terme Contemporary Art)
29 giugno 2026 – 2 maggio 2027
Viale Giuseppe Verdi 46, Montecatini Terme (PT)
29 giugno 2026 – 2 maggio 2027
Orari:
Da martedì a venerdì ore 10.00 – 12-00
Sabato, domenica e festivi ore 10.30 – 12.30 e 16.00 – 19.00. Lunedì chiuso
Ingresso gratuito