"I fiorentini erano tutti dei grulli"
Cultura & Arte 28 Novembre 2016 3 min di lettura

"I fiorentini erano tutti dei grulli"

Per la rubrica con.tempo libri, la recensione di “L’incantatrice” di Firenze di Salman Rushdie.

"I fiorentini erano tutti dei grulli"

Salman Rushdie

Salman Rushdie


Ci crediate o no, il titolo dell’articolo è una citazione da questo romanzo. Cosa c’entra Salman Rushdie, autore del famosissimo I versi satanici, con Firenze e il suo dialetto? Forse sono l’amore per l’intreccio straripante e la fascinazione per le storie a formare il cuore di questo libro e a fornire l’unica spiegazione possibile. L’incantatrice di Firenze è infatti un libro che si fa beffe della narratologia con colpi di scena, svelamenti, simmetrie, metafore barocche, disseminate a piene mani per le sue 360 pagine. Non c’è capitolo che non porti con sé un nuovo personaggio, una nuova meraviglia da assorbire.

La trama è talmente intricata che riassumerla vale a poco: l’imperatore indiano Akbar e il nostro Machiavelli, Firenze e Hatyapul, capitale dell’impero indiano, due mondi legati da una donna bellissima, misteriosissima, e altri superlativi a vostra scelta. Una Firenze rinascimentale ben diversa da come la immaginiamo: piena di bordelli, sessualità libera e spregiudicata, fatta non dei grandi umanisti medicei, ma dagli sconfitti della defunta Repubblica Fiorentina, da taverne, vino e modernissimo stordimento artificiale. Ma anche l’India non è da meno: sebbene l’imperatore indulga in discussioni filosofiche e conquiste, la sua vera preoccupazione sono le donne, possibilmente giovani e belle (per tutta la prima metà del libro, non c’è un personaggio femminile che non sia o una prostituta o una schiava).

Rushdie non ha lasciato nulla al caso: la bibliografia, insolita per un romanzo, è sterminata e testimonia la sua erudizione e l’amore per i dettagli. Il libro cita decine di personaggi storici fiorentini e li rende talmente vivi da farli ordinari. La prosa è sontuosa e avvolge come un mantello principesco il lettore dall’inizio alla fine. Basti l’incipit:rushdie_firenze

Alle ultime luci del giorno il lago rosseggiante sotto la città-palazzo sembrava un mare di oro fuso. Un viaggiatore che al tramonto avesse preso questa direzione – questo viaggiatore, che procedeva in questa direzione, ora, sulla strada che correva lungo il lago – avrebbe potuto credersi prossimo al trono di un monarca così favolosamente ricco da permettere che una parte del suo tesoro fosse versata in un gigantesco avvallamento del terreno per abbagliare e sbigottire i suoi ospiti.

Eppure qualcosa non funziona. Il libro assomiglia terribilmente al feuilleton, sebbene di gran classe. Rushdie vuole convincere il lettore che realtà e fantasia non sono mondi separati, che esistono insieme e che dall’uno si passa all’altro. Ma finisce, invece, col renderli entrambi poco credibili. E un romanzo che non sa farsi credere è condannato al fallimento.•
Testo di Carlo Benedetti / con.tempo
Il libro: 
Salman Rushdie, L’incantatrice di Firenze, Mondadori 2010
con.tempo è una rivista di narrativa breve inedita. Nata a Firenze, pubblica autori esordienti da tutta Italia, scommettendo tutto sull’attenzione maniacale per il testo, l’editing, la riscrittura. Ogni numero esce in 999 copie numerate e in distribuzione gratuita con illustrazioni originali di giovani artisti e designer. Ogni uscita ha un tema comune che la trasforma in una piccola antologia.
Se vi piace l’idea e voleste partecipare o per sostenere il progetto, visitate il sito www.contempo.cc