Il lockdown del lusso a Firenze

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L’impressione che ho avuto è stata quella di un supporto concreto della comunità, di una solidarietà incondizionata e contagiosa  gestita con discrezione. Come ai tempi dell’alluvione nel ’66, mille mani arrivavano in aiuto quando sembrava che non ce ne fossero. Una città che in fin dei conti appartiene soprattutto alla sua gente e non ai suoi ospiti fugaci e che, al momento opportuno, torna a difendere con amore il suo territorio.

Il centro storico con le attività commerciali serrate è uno degli scenari manifesto del tempo che stiamo vivendo. Perché hai scelto come soggetto  le boutiques del lusso per rappresentarlo?

In contrapposizione all’umanità che ho visto in un quartiere come l’Oltrarno – dato che ho sempre conosciuto il centro storico di Firenze nel suo aspetto turistico e commerciale – ho avuto la curiosità di vederlo in questa nuova veste. Come immaginavo, ho trovato  una realtà opposta, militarizzata e deserta, dove le statue e le tante meraviglie rivendicavano la loro presenza. 

In tutto quel silenzio l’attenzione è massima e le vetrine del lusso, solitamente impeccabili e brillanti, si presentavano vuote e impolverate… Come se chi ci lavorasse fosse scappato di fretta o, impacchettandone le vetrate e spogliandone i manichini, volesse preservare i contenuti da una catastrofe imminente. Insomma, umani anche loro, come tutti in questo momento.

Quali sensazioni hai provato ad attraversare il centro deserto di una delle città turistiche più affollate del mondo per consegnare a FUL questa inusuale testimonianza?

Le meravigliose conseguenze delle limitazioni  della nostra ingombrante e talvolta irrispettosa presenza nella natura che, come risposta,  si reimpossessa del territorio urbano. Che grande lezione notare di poter fare a meno di tante cose futili e riscoprirne altre che non si aveva il tempo di osservare.

Aldilà degli impegni di lavoro, cosa pensi di fotografare quando saranno passate tutte le restrizioni dell’emergenza sanitaria?

In un domani  senza restrizioni mi piacerebbe documentare una  realtà decisamente nuova, figlia di questa grande lezione, dove la parola “normalità” non appartenga al nostro vocabolario e dove  protagonista sia la Natura e il rispetto di essa. Umanità e stupore, il vero senso del tempo riscoperto.

Intervista a cura di Francesco Sani.

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About Author

Francesco Sani

Classe 1979, è giornalista pubblicista. Sopravvissuto agli anni Novanta, a quel decennio resta culturalmente legato. Sono note le sue passioni per la musica rock, l'Empoli Football Club e la fotografia. A 11 anni tentò di rubare una bandiera del Partito Comunista Italiano alla Festa dell'Unità.