Imprenditoria in rosa – Seconda parte

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Firenze, nonostante abbia registrato un incremento dell’incidenza femminile di mezzo punto percentuale, rimane la provincia con il sistema economico imprenditoriale meno femminilizzato della Toscana (tasso pari a 21,7%, inferiore alla media regionale di ben due punti).

La presenza femminile nel tessuto imprenditoriale toscano è influenzata soprattutto dalle aziende più giovani, ovvero quelle create dal 2000 al 2009, che pesano sul totale delle aziende femminili per il 49,3%.

Altro importante indicatore: le cariche nelle imprese al femminile. In Toscana a metà 2010 la quota di donne che ricoprono posizioni di vertice è pari al 27,9%, percentuale che supera di oltre un punto la media nazionale. Nei dodici mesi di riferimento, le donne che ricoprono una carica sono aumentate dello 0,5%.

Le uniche due province dove la partecipazione femminile ai vertici delle aziende ha subito una contrazione dalla metà del 2009 alla metà del 2010 sono Firenze e Pistoia (-0,3% in entrambe).

Ma forse è ancora più utile e interessante incrociare i dati sulla Toscana e l’Italia con quelli europei, per avere un quadro ancora più completo ed esaustivo della situazione. Secondo i dati Eurostat, nei 25 Paesi dell’Unione europea circa un terzo dei manager è di sesso femminile, quindi siamo attorno al 33%. I paesi-guida, in questa classifica sono quelli baltici:  la Lettonia, che  è il Paese con la più alta percentuale di donne dirigenti (44%), seguita da Lituania (43%) ed Estonia (38%). Maglia nera, invece, a Cipro e Malta, che registrano una stima inferiore al 16%.

Questi i numeri; bisogna però anche contestualizzarli, per trarne un’interpretazione ragionata. Anzitutto: in Toscana un’impresa su quattro è guidata da una donna; il dato non è particolarmente significativo, perché la media nazionale si attesta attorno al 23,3%, quindi è solo dello 0,4 inferiore. Quindi: la Toscana è, né più né meno al livello complessivo del Paese. Media che è inferiore a quella europea, nettamente, perché quest’ultima si attesta attorno al 33%. E siamo lontanissimi dal 44% della Lettonia… Quindi,la situazione- per ora – non è  particolarmente brillante.

grafico_2Meglio sembrano andare però le cose in prospettiva: le imprese femminili continuano a crescere, ad un ritmo del 2,6% , mentre quelle maschili diminuiscono. Quindi: le donne si stanno rimboccando le maniche e stanno diventando il motore della ripresa,  sebbene questa sia molto lenta. Un ulteriore  riprova dell’importanza del fattore femminile viene dal fatto che le nuove imprese sono costituite soprattutto dalle aziende più giovani, e dal fatto che una fetta importante di queste nuove imprese sia riconducibile a donne straniere, extracomunitarie (+7,7%), mentre le imprenditrici comunitarie sono cresciute del 5,4% . In un mondo che cambia, tra globalizzazione e mutamenti economici, le donne sembrano quindi essere le più abili ad intercettare i cambiamenti. Quindi -anche se non in tempi rapidi -una speranza per il futuro c’è.

E Firenze? Qui il quadro torna ad essere più negativo: il capoluogo toscano ha registrato un incremento dell’incidenza femminile di mezzo punto percentuale, ma rimane la provincia con il sistema economico imprenditoriale meno femminilizzato della Toscana (tasso pari a 21,7%, inferiore alla media regionale di ben due punti). Anche la crescita potenziale delle imprese a guida femminile è a livelli inferiori rispetto alle altre province della Regione, dato che Prato che è in testa in questa classifica registra come si è detto un significativo +5,5%  mentre Firenze si attesta a metà, attorno al 2,5%. E infine, una altro dato significativo: Firenze, assieme a Pistoia, è l’unica regione dove la presenza di donne al vertice delle imprese, anziché crescere, è diminuita, con una contrazione dello 0,3%. Non solo quindi Firenze non fa da traino alla crescita delle imprese femminili, ma, anzi, va lentamente, o controcorrente; segno che il capoluogo toscano non è (più?) centro di progresso e di sviluppo della regione, ma vive una situazione di stagnazione.

E quindi: Toscana “felix”? Non proprio: non sempre, e non in tutti i campi. La ricerca della felicità forse non è ancora dietro l’angolo…

DANIEL C. MEYER

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