Filtro: il rapper fiorentino con la periferia nel cuore.

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In occasione dell’uscita del suo ultimo album ‘1990’ abbiamo intervistato il rapper e writer fiorentino cresciuto nei quartieri popolari di Rovezzano a Firenze Sud.

 

La fiorentinità ce l’ha nel sangue, nelle sue canzoni la vita di periferia ma anche tanta sensibilità e voglia di divertirsi e farci divertire.  Abbiamo intervistato Filippo Balestri, in arte Filtro, rapper e writer fiorentino classe ’90, in occasione dell’uscita del suo nuovo album ‘1990’.
Sulle scene musicali dal 2006, Filtro ha fatto parte per diversi anni di vari gruppi hip-hop (Asfalti Periferici, BassiAlti e il collettivo HC), per poi intraprendere dal 2015 la carriera solista, autoproducendo molti dei suoi album.

1990, anno che dà il via ad un decennio d’oro nonché il tuo anno di nascita, è il fulcro ed il titolo del tuo ultimo album uscito lo scorso novembre.
Questo cd oltre ad essere uno spartiacque tra la tua fanciullezza/adolescenza e l’ingresso nella vita degli adulti segna anche una svolta a livello di maturità professionale come rapper? Al suo interno c’è più nostalgia degli anni passati o uno sguardo che punta dritto al futuro con maggiore consapevolezza?
“Sì, senza ombra di dubbio è un bel passo in avanti rispetto ai lavori precedenti. C’è dietro un produttore musicale che ha seguito tutto il concept dell’album (Ciro Pisanelli in arte PrinceVibe) e poi abbiamo curato ogni singolo pezzo, video ed immagine. È un disco nostalgico e penso si senta tanto questa cosa a partire dalla title track “1990” che è un vero e proprio back in the days dei 90 e alle canzoni d’amore.
Quindi direi che la nostalgia regna sovrana”.

In “Siamo di Firenze” ci racconti alla perfezione la ‘Firenze dei fiorentini’ con i suoi angoli più caratteristici, le sue tradizioni e contraddizioni, i luoghi a te più cari. L’attaccamento ad una città che solo chi c’è nato e vissuto qui può realmente comprendere.
Cosa significa per te Firenze, quanto ti ha dato anche a livello artistico, cosa lasceresti così e cosa cambieresti?
“Dovevo scrivere una canzone d’amore per la mia città prima o poi e mi è uscita così un po’ ironica un po’ divertente e sono felice perché in quel momento era quello che volevo trasmettere.
A livello artistico Firenze mi ha dato tanto, ho conosciuto tante persone, sia nel mondo del writing che nella musica.
Cambierei sicuramente la gestione di alcuni locali dove si fa musica, quello sicuramente”.

Firenze che non è solo vetrine, centro storico, monumenti da vedere e che diventa ‘veramente vera’ solo nella sua periferia, tra palazzi popolari che racchiudono storie, amori, amicizie. Periferia che è anche motore di cambiamento, linfa vitale per l’intera città, parametro con cui misurarsi, perché per citare una frase dell’architetto Renzo Piano: “il destino delle città sono le periferie”. E Rovezzano, a Firenze sud, racchiude la tua storia come ci racconti in “Vieni nel quartiere”.
Avresti potuto essere il Filippo Balestri di adesso, ma soprattutto FILTRO, senza la periferia e senza la strada?
“Ho sempre avuto fin da pischello questo amore viscerale per le periferie, le case popolari, i quartieri e i parchetti ai bordi delle città e sono contento di aver vissuto questo mondo perché per me il quartiere è sempre stato un posto dove rifugiarmi o stare in pace con gli amici di sempre.
E non credo ci sarebbe stato un Filtro senza tutto questo, anche perché il nome è nato proprio qua più di 10 anni fa”.

Che valore dai ai testi delle tue canzoni? Il rap che nasce dalla parola e dall’inchiesta sociale, sta sempre più diventando un modo per veicolare messaggi negativi e pessimisti. Visto che una gran fetta del vostro pubblico sono ragazzi e ragazze molto giovani, quale messaggio vorresti che arrivasse attraverso la tua musica?

“Io racconto le mie esperienze, è un po’ una terapia la musica per me.
Nel senso molte cose non le dico ma le scrivo e poi le canto, è uno sfogo oltre che ad essere una passione e quindi nelle mie canzoni passa un po’ tutto questo, se sono felice o triste lo senti.
A me non interessa più mandare un messaggio per cambiare il mondo, io racconto le mie storie e se i ragazzi ci si rispecchiano e gli piace quello che racconto mi fa piacere, mi ‘gaso’ insomma”.

Nel tuo ultimo album misceli il rap ad altre sonorità che puntano all’elettronica, al pop e alla musica anni ’50. Quanto è importante per te la sperimentazione e la contaminazione tra stili diversi e quanto ti piace giocarci?
“Questo album ha sonorità diversissime. C’è tanto pop, genere che ho sempre amato fin da piccolo, nonostante i rapper sono contro al pop e ai ritornelli commerciali, perché sei pop non sei hip hop… Sei un traditore!!! Scherzi a parte, c’è anche il rap classico dei ‘90, un po’ di trap e pezzi campionati. Sì, mi piace sperimentare, anche quando ero più piccolo ho sempre sperimentato. La musica per me non ha barriere,io amo tutta la musica, mi ascolto mille dischi e mille generi diversi tra loro, quindi anche questo mi porta a fare cose sempre diverse. Mi dà stimoli diversi. È il bello della musica, mi dà nuove ispirazioni”.

Cosa pensi del rap italiano ed americano e dei nomi che stanno cavalcando la scena nazionale e internazionale? Hai qualcuno in particolare da cui trai ispirazione per la tua musica? O pensi che la vera forza di questo genere sia nella musica emergente che spesso nasce spontanea per la strada? 

“Ho iniziato ad ascoltare questo genere grazie al rap italiano con Bassi Maestro, i Sottotono gli Articolo31 e i Gemelli diversi, era il 1999 o il 2000 credo… Subito dopo il rap americano: Notorius Big, Tupac, Eminem, 50cent e poi andando più a fondo nelle radici. Ora come ora penso che il rap italiano è il nuovo rock o il nuovo pop, è semplicemente popolare ovunque da più di 10 anni. Ha sdoganato gli altri generi entrando in classifiche, riempiendo i palasport e poi soprattutto la scena rap italiana è molto forte ci sono un sacco di artisti nuovi e non che sono validissimi. Non ho nessuno da cui traggo ispirazione anche perché poi finirei per “copiarlo”, ascolto tutti ma cerco di non ispirarmi troppo a nessuno perché questo è un genere dove conta tantissimo il tuo stile e la tua personalità.
Una persona su tutti che mi ha fatto da maestro sicuramente è Tormento, devo tanto a lui”.

Nelle tue canzoni, in particolare in “Carne da macello”, troviamo una critica al sistema che ruota intorno a questo ambiente fatto di meteore prive di vero contenuto.
Tu fino a che punto sei disposto a scendere a compromessi per raggiungere il tuo sogno e far conoscere la tua musica ad un pubblico mainstream?
“Questo pezzo ha fatto parlare un po’ e infatti stiamo decidendo se usarlo come nuovo singolo, è una critica ad un mondo finto e pieno di illusioni, ho voluto raccontare questa cosa dopo una mia esperienza che ho vissuto qualche mese fa in un programma televisivo. Ero stato chiamato dai produttori perché erano interessati a me quindi sono andato a vedere di cosa si trattava. E quando le cose le vedi realmente con i tuoi occhi ti accorgi molto bene di come gira quel mondo.
Io non sono adatto ad un format del genere, non punto alla diretta su Canale 5 cantando cover di un altro artista, finché non sono stato contattato da questa gente non ci avevo nemmeno mai pensato in 10 anni di musica ad andare in un programma televisivo. Anche se mi ricoprissero di soldi per fare quello non credo di poter star bene con me stesso dentro quel mondo, come ti dicevo prima io faccio musica per me stesso, è una terapia e una passione, e per come la vedo io, dentro quel mondo non c’è nulla di tutto questo.
C’è solo carne da macello e ragazzi che stanno bene davanti ad una telecamera a fare i personaggi per il grande pubblico televisivo. A me interessa scrivere belle canzoni e venire su da solo”.

L’album è disponibile in copia fisica, sul sito ufficiale dell’artista www.filtroofficial.it ed in freedownload e su tutte le piattaforme digitali.

Francesca Nieri

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