Intervista a Paolo Ruffini che ci racconta il suo IO DOPPIO UP&DOWN

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Tra Sindrome di UP e umanità Paolo Ruffini ci racconta il suo prossimo appuntamento natalizio e i progetti futuri, con una bella parentesi sulla nostra Firenze!

 

Sono quasi le 18.00 quando ci risponde al telefono. La linea non funziona benissimo ma bastano pochi secondi per essere “risucchiati” dalle belle parole del comico livornese e farsi trasportare nella sua realtà. Paolo il 27 Dicembre 2017 sarà al Teatro Verdi con una nuova versione di IO DOPPIO, per l’occasione UP&DOWN, in cui sarà affiancato da ragazzi affetti dalla Sindrome di Down, parte della compagnia MAYOR VON FRIUZ diretta da Lamberto Giannini.

“Ormai il tuo appuntamento al Verdi è un must. Ma che succede esattamente il 27 Dicembre sul palco del Teatro Verdi?”

“Ormai credo sia il decimo anno che facciamo tradizionalmente questo appuntamento. È diventato un TEATRO-PANETTONE. Cascasse il mondo il 27 di dicembre (o nelle date vicine) ogni anno al Teatro Verdi c’è IO DOPPIO. La parte di doppiaggi è un pretesto. Quest’anno ho intenzione di far un gran varietà: sarà presente il Coro Gospel Mystical Voices , ci saranno due cantanti lirici, ci saranno i ragazzi della compagnia Mayor Von Friuz, che sono i ragazzi disabili che lavorano con me, ci sarà il gruppo de LE PRINCIPESSE che è un gruppo di Colorado e sono delle principesse scorrette, ci saranno le mie solite interazioni con il pubblico, insomma… un pochino come se fosse una sorta di grande grande grande varietà. Quindi chi arriva trova di tutto. Trova tutto quello che alla fine, è un po’ il mio mondo riassunto in una serata in cui io cerco di aprire le porte a tutto quello che è … RUFFINIANO! (sorride al telefono). Per cui tanta cazzoneria (sorridiamo anche noi), essere fracassoni, essere travolgenti e anche molto … (pensa) come dire…leggeri nelle tematiche e nelle situazioni”.

“Sei contento di tornare a Firenze?” 
“Per me è quasi una vacanza quando vengo al Teatro Verdi. Vengo sempre a mangiare, a bere, a stare in mezzo alla gente. Insomma c’è una sorta di follia serpeggiante che mi fa impazzire, in questo rapporto sfrenato con la goliardia. A Firenze c’è un’ idea rovesciata dell’insulto. A me a volte mi urlano “O merdaiolo!” (c’immaginiamo la scena). Per me è un complimento.! Vagliela a spiegà a chi non è toscano (a un milanese per esempio!) non è facile. (Chiaramente senza offesa per nessuno!) Cioè è …DE, io quella cosa lì la prendo da parte … l’accorciare le distanze con la confidenza. Sono tutte dinamiche che a me mi fanno impazzire perché ti senti ancora parte di qualcosa. Firenze è una città che è rimasta molto più sociale piuttosto che social, no? E quindi fortunatamente, hai sempre contatto con la fisicità, hai contatto con lo sfottò, con la presa per il culo, con qualcosa che è un qualcosa di scorretto. Straordinariamente scorretto. È una città di un’umanità pazzesca. Ora non puoi più far nulla.. non puoi più far nulla sennò ti arrivano i commenti sotto. A Firenze dei commenti sotto l’importa una bella s___ . Fortunatamente. Io ci vengo volentieri”!

Tra la riflessione e le risate Paolo ci racconta anche del suo rapporto con i ragazzi della compagnia con cui lavora, ormai da anni, e con cui sarà in tour da Marzo con UP&DOWN.

“Ma e… de’ (sospira) io mi approfitto molto della loro felicità e di questa capacità che hanno loro di dare del tu alla vita. Il teatro si vive spesso in chiave terapeutica. Per me che lo faccio insieme a loro è doppiamente terapeutico, loro per me sono una terapia straordinaria, perché mi avvicinano al senso vero delle cose. Loro hanno a che fare con la vita molto più di tanta gente che incontro durante la giornata solitamente e col paradosso che appunto loro hanno la Sindrome di Down. Invece secondo me hanno la Sindrome di Up. I Down li incontro io molto spesso per la strada: son quelli che ti suonano appena scatta il verde ecco. Quelli IN DOWN perché sono incazzati, perché sono delusi, sono IN DOWN perché non hanno probabilmente toccato mai la vera felicità. I ragazzi che lavorano con me, sono persone molto risolte, molto felici. E molto gioiose di fare il lavoro che fanno.
E poi è terapeutico anche per il pubblico, che viene a vedere lo spettacolo. Perché fondamentalmente più che uno spettacolo è un’esperienza. È la cosa che interrompe qualsiasi liturgia teatrale e ti restituisce il vero senso delle relazioni e della fisicità appunto. Chi frequenta i ragazzi Down sa che loro hanno molta più confidenza con l’abbraccio. Frequentano questo gesto misericordioso, buffo, strano, che si ha quando ci si abbraccia. E si ritorna ad un concetto di umanità diverso che magari vediamo tutti i giorni sui nostri telefonini. Che abbiamo la testa bassa e si va sui social per sentirsi vicino agli altri. Invece io.. ad un certo punto mi sono reso conto che avevo bisogno di sentirmi vicino agli altri facendo questo spettacolo abbracciando e cercando di fare abbracciare anche al pubblico un’idea diversa di intrattenimento.

“Tra cinema, teatro, televisione, scrittura… chi è Paolo Ruffini oggi? “
“È oggi boh… stamani mi guardo allo specchio: maglioncino a collo alto mi sa che un me lo metto più perché mi da noia. Mi irrita la barba (sorridiamo).

“E nel futuro? “
“Giovedì 14 dicembre esce il film di Natale “Super Vacanze di Natale” di cui ho fatto la regia e sono il meglio di 35 anni delle pellicole natalizie che Filmauro ha prodotto. Dal 9 gennaio 2018 sarò al Teatro Eliseo di Roma con SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZ’ESTATE per la regia di Massimiliano Bruno, con Giorgio Pasotti, Stefano Presi e Violante Placido. Quindi cambierò li totalmente genere. Addirittura da IO DOPPIO a Shakespeare. Poi Colorado … come sempre! E il doppiatore in Cattivissimo me 3.
Tante nuovi appuntamenti e tanti show nel quale seguirlo. Aspettiamo il 27 Dicembre per vederlo al Verdi. Gli auguriamo tanta fortuna e chiudendo la telefonata, ci saluta.
“Un bacione a tutti i lettori di FUL, insomma io… confido molto più in voi rispetto a quelli che fanno Poker, perché a volte fa tutto è un po’ noioso … meglio arrivare a un gradino sotto ed essere più gasati”.

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