L’ispirazione degli anni ’60 e ’70 raccontata da Andrea Borgnino

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LUCIA, la radio al cinema, il festival che celebra l’arte di raccontare senza immagini, ospita il giorno 13 dicembre alle 16.00 due ascolti guidati dalle Teche RAI dal titolo “Dal cortile alla fabbrica – L’Italia degli anni Sessanta” con con Andrea Borgnino, Luisa Santacesaria e Rodolfo Sacchettini.

Si tratta di due testimonianze preziose, due ascolti dalle Teche RAI: Giochi di Fanciulli di Giorgio Pressburger del 1970 e Intervista Aziendale di Primo Levi e Carlo Quartucci del 1968. La prima è tra le opere sperimentali più significative della radio italiana, un radiodramma che ibrida documentario e opera astratta: non utilizza un vero e proprio testo, ma non è privo di narrazione, seppur questa emerga lentamente e in maniera originale. Il secondo, anch’esso un radiodramma-documentario ha saputo rinnovare il canone radiofonico, confondendo generi e linguaggi e giocando sul confine sottile tra finzione e realtà.

Abbiamo intervistato Andrea Borgnino, responsabile Rai Radio Techetè, per saperne di più di queste preziose testimonianze del periodo a cavallo tra il Sessanta e il Settanta, anni fondamentali per la nostra storia, che dovrebbero esserci d’ispirazione, soprattutto oggi.

Cosa ci raccontano Giochi di Fanciulli di Giorgio Pressburger e Intervista Aziendale di Primo Levi e Carlo Quartucci, due radio-drammi che forse non tutti conoscono?

Per chi non lo sapesse, Rai Radio Techetè è una radio del passato che ha contenuti d’archivio; per questo secondo anno di partecipazione al festival LUCIA abbiamo deciso di presentare due ascolti davvero eccezionali: Giochi di Fanciulli e Intervista Aziendale. Giochi di Fanciulli con cui Giorgio Pressburger vinse il Prix Italia nel 1970 rappresenta il ciclo della vita, con i suoi riti e i suoi passaggi d’inizio Anni Settanta, tramite la registrazione di ventisei giochi di bambini. L’ispirazione arrivò a Pressburger quando vide in un museo di Vienna il quadro Giochi di Fanciulli di Pieter Bruegel il Vecchio, che ritrae una piazza di paese piena di bambini intenti a giocare. Da lì nacque un’idea quasi folle: riprodurre il quadro alla radio. Così decise di contattare una scuola vicino Torino e portò i bambini in uno studio di registrazione dove, facendoli giocare, cantare e recitare filastrocche tradizionali, riuscì a riprodurre il quadro. Si tratta sicuramente di una grande sperimentazione per il mezzo radio, un uso diverso da quello che se ne fa oggi, in cui la radio è solo e soltanto intrattenimento. In Intervista Aziendale invece, un inviato speciale visita una grande fabbrica e intervista una giovane saldatrice, un addetto alle torri, un’impiegata del reparto contabilità e un caporeparto. Si rende conto che gli operai e gli impiegati, apparentemente molto felici, sono in realtà tutti condizionati, psicologicamente e psichicamente, dal sistema di produzione dello stabilimento. Un’opera questa, che porta con sé una forte vena critica. L’intervento che farò assieme a Luisa Santacesaria e Rodolfo Sacchettini racconta questi programmi e gli anni in cui la Rai investiva veramente molte risorse nella sperimentazione.

Da queste testimonianze che percezione si ha dell’Italia di quegli anni?

Solitamente, quando si parla della fine degli Anni Sessanta si pensa alla rivoluzione, alla gente nelle strade, le manifestazioni studentesche, insomma anni di agitazione e grandi cambiamenti. Ma la verità è che non tutti erano per strada a manifestare, intere categorie di persone, penso ad esempio alle casalinghe, non scendevano in prima persona per le strade, e la realtà dei fatti è molto più articolata di come la si riduce solitamente. C’erano molte questioni in ballo di cui si parla poco o per niente; Intervista Aziendale ad esempio, è una feroce critica alla vita in fabbrica e alle condizioni di vita a cui erano sottoposti gli operai. In quegli anni la radio riesce ad essere veramente specchio fedele della società, dei fatti e degli eventi. Oggi non è più questo, è una forma di intrattenimento, mentre lo sono molto di più altri mezzi, come ad esempio i social. Ma la società è in trasformazione come lo era all’epoca. I pezzi che presenteremo domenica sono due estremi, due pezzi sperimentali, e questa è una scelta voluta, proprio per ricordare anche le enormi potenzialità di un mezzo come la radio che ormai sembriamo aver dimenticato.

Pensa che quando usciremo dal questa situazione di crisi nella quale ci troviamo attualmente ci sarà una sorta di nuovo boom economico, proprio come in quegli anni?

Non lo so, però penso che quando vedremo la fine della situazione che stiamo vivendo, purtroppo non si genereranno delle possibilità per tutti coloro che creano prodotti artistici. Oggigiorno manca lo spazio, e credo che questo momento storico ha reso tutto ancora più complicato; questa crisi sta tagliando le gambe a chi vuole sperimentare, e mi sembra che in un contesto come quello attuale, in cui vige il mono-pensiero, risulti ancora più difficile portare un linguaggio diverso. In questo senso, questi programmi di Rai Techetè possono farci capire quanto potremmo osare e possono sicuramente essere uno stimolo interessante. Il lavoro sul linguaggio che fanno, soprattutto Giochi di Fanciulli, che usa il gioco come unica forma di narrazione, è portato avanti in un modo che può essere spiazzante, e risulta ancora oggi innovativo .

Nell’ultimo periodo si sta assistendo al fenomeno opposto rispetto a quello che avveniva in quegli anni, gli under 35 infatti stanno tornando sempre più alla vita di campagna… In questo senso che importanza assume una testimonianza come Intervista Aziendale?

Anche in questo caso Intervista Aziendale è una testimonianza preziosa tanto quanto può essere uno stimolo di riflessione fondamentale. Questo radiodramma-documentario infatti è una critica alla fabbrica svolta in maniera molto intelligente, ma con ciò non s’intendo una critica al sistema produttivo, bensì a tutto il resto. Se ci si pensa da quegli anni molte evoluzioni culturali sono avvenute, ma non in quell’ambito; il modello non è mai stato messo in crisi. È qualcosa di molto contemporaneo e attuale ancor oggi. Ritengo che l’unicità di un festival come LUCIA risiede anche in questo: proporre lavori di autori contemporanei accostati ad opere del passato, avendo compreso che gli uni sono impossibili senza le altre. Solo ascoltando il passato si può fare una riflessione intelligente sul presene perché quello che siamo oggi altro non è che il frutto di ciò che siamo stati ieri.

Per il programma di LUCIA, la radio al cinema potete consultare la pagina https://www.luciafestival.org/

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About Author

Lucrezia Caliani

Sono nata in un caldissimo agosto del 1991 a Firenze e mi sono innamorata dell’arte da bambina, guardando un poster di Mirò appeso nel mio salotto. Da allora non ho mai perso questa passione che mi ha portato a laurearmi in Arte Contemporanea prima e poi in Critica d’arte affascinata sempre di più dall’idea che l’arte sia un linguaggio tanto universale quanto soggettivo, capace più di ogni altro di raccontare il nostro tempo