La Clit: ispirazioni & sex toys

Caffè, Libri e educazione sessuale! La Clit è il progetto made in Florence che celebra il piacere, il benessere e l’educazione affettiva in tutte le sue sfaccettature.

Fondata da Francesca De Gaudio, architetta, e Giulia Heuser, giurista, entrambe educatrici sessuali, entrambe classe 1988, da sempre amiche e da sempre a confronto su tutti gli aspetti della loro vita, La CLIT si propone come uno spazio sicuro, non giudicante dove abbattere tabù, decostruire narrazioni patriarcali interiorizzate e promuovere un rapporto più libero e consapevole con il proprio corpo, anche attraverso l’uso di pleasure toys 100% sicuri.

Attraverso eventi tematici, dialoghi aperti con esperti e un’attentissima selezione di pleasure toys – scelti con estrema cura per garantire sicurezza e qualità – La CLIT si sta affermando come un punto di riferimento per chi desidera esplorare il mondo della sessualità senza pregiudizi. Qui, il piacere non è mai un argomento scomodo, ma un diritto da riscoprire e celebrare con leggerezza, consapevolezza e rispetto. 

Dall’esigenza di Giulia e Francesca di avere uno spazio – non virtuale – in cui parlare liberamente di sessualità, confrontandosi anche con persone esperte, è nata dunque lo scorso anno La CLIT il cui nome e (anche) acronimo descrive perfettamente la sua natura: Caffè, Libri, Ispirazioni & (sex) Toys. Sì perché La CLIT è un progetto allegro e nei loro eventi si creano spazi sicuri e aperti al dialogo, in cui coltivare la sex & body positivity, la cura, la salute, la curiosità; luoghi dove fare informazione, imparare e promuovere un confronto intergenerazionale, magari con un cappuccino o un bicchiere di vino in mano. 

Con diversi eventi già all’attivo, ospitati in diversi luoghi della città, tra cui locali, librerie e circoli, l’avventura de La CLIT è iniziata anche con un e-commerce e dei pop-up in cui propongono pleasure toys di alta gamma e prodotti legati al benessere sessuale, studiati e selezionati con molta cura e attenzione da loro in prima persona.

Tutti i loro prodotti infatti sono 100% sicuri per il corpo nei loro materiali (cosa che, purtroppo, ho scoperto non essere per niente scontata nel mondo dei sex toys!) e tutti i brand con cui lavorano strizzano l’occhio a diversi aspetti importanti come l’attenzione alla sostenibilità, l’innovazione, una queer culture e l’attenzione all’etica lavorativa. Nel loro e-commerce, accanto ad ogni loro prodotto c’è infatti un’accurata descrizione e una sezione “Perché abbiamo scelto questo prodotto” che rende tutte le loro scelte chiare e trasparenti e i toys sono distinti in base alle parti del corpo per cui sono stati pensati piuttosto che in base al genere delle persone a cui sono rivolti. Sul loro sito ci sono poi diverse sezioni interessanti e poco comuni come quella “Per pulire i toys”, aspetto spesso sottovalutato ma molto importante e tante altre cose come i tarocchi erotici (un regalo di Natale che personalmente ho adorato!), workshop, o gioielli per il corpo, come quelli dell’artigiana fiorentina Carmela Iziegbe di Aku Body Jewelry, con cui hanno deciso di collaborare.

Sono stata all’appuntamento Bar Erotica della Case Editrice Le Lettere all’Ostello Tasso, in cui La CLIT era presente come ospite ed è stato un incontro divertente, interessante e super informale e piacevole e molto partecipato. Ho deciso quindi di fare quattro chiacchiere con le ragazze de La CLIT e fare loro qualche domanda per conoscere meglio il loro progetto e la loro visione.

Ciao Giulia, ciao Francesca, ma i vostri eventi sono sempre così partecipati? Cosa funziona così bene nel format degli incontri de La CLIT? 

Giulia & Francesca: Probabilmente che i nostri incontri sono attivi e partecipativi; chi prende parte agli eventi partecipa a una conversazione in cui niente è dato per scontato e si parla in maniera leggera; si scoprono informazioni importanti su cose di cui si sa molto poco generalmente, tipo i sex toys, e si parla di argomenti importanti per ogni persona, tipo le red flags e le green flags in un rapporto. Anche quando ospitiamo degli esperti non è mai un monologo, c’è sempre interazione. In più noi due siamo educatrici sessuali sì, ma di formazione provenienti da tutt’altri contesti e quindi in primis sia le nostre domande e il nostro punto di vista sono forse più vicini a quelli di chi partecipa ai nostri incontri che a quelli degli esperti. Questo ci aiuta a creare eventi che suscitano curiosità e interesse da parte delle persone. Inoltre cerchiamo sempre di alternare eventi aperti a eventi più raccolti o concentrati su tematiche specifiche e workshop, ma anche di variare l’ambiente e il contesto che ci ospita per andare incontro a diversi pubblici e diverse esigenze. 

Quindi è molto importante l’aspetto sociale nei vostri incontri? 

Sì, è sicuramente una parte fondante. Creare uno spazio di dialogo è un atto di natura sociale. Stiamo cercando di costruire qualcosa che noi in primis avremmo voluto avere, trasformando un nostro bisogno in un’esperienza collettiva, creando una comunità e trovando spazi fisici in cui non insegnare ma condividere e confrontarsi.

Tra le persone che partecipano ai vostri eventi c’è una qualche prevalenza di genere? Maschile, femminile o non binaria? 

Nel nostro pubblico c’è una prevalenza leggera di pubblico femminile che sicuramente più consuetudine a confrontarsi, ma ci sono anche tanti maschi che (per fortuna dico io) non rispecchiano i classici stereotipi di genere che anzi sentono il bisogno di scrollarseli di dosso. Ma ai nostri incontri ci sono anche tante persone che fanno parte della comunità non binaria, persone che portano sul tavolo le loro esperienze e esigenze.  E poi va detto che c’è un ottimo riscontro anche da parte di un pubblico più adulto, così come dei particolarmente giovani; cerchiamo di trattare sempre diversi argomenti o fare attività come yoga pelvico o workshop su come aprire la coppia o di intro al kink per avvicinare pubblici diversi, così come diverse sono le sfumature della sessualità nella sua complessità.

A uno dei vostri incontri ho sentito che raccontavate di come, inizialmente, su Firenze vi avessero scoraggiate, parlando di un mercato difficile per il settore. Firenze è davvero un luogo scomodo per parlare di sessualità e toys? 

Per noi in realtà non è stato così. Abbiamo avuto la possibilità finora di collaborare con tanti luoghi e realtà fiorentine, a partire dalla libreria L’Ornitorinco, che ci ha molto supportato anche nella fase iniziale del progetto e tutt’oggi, ma anche Lumen, Manifattura Tabacchi, il Circolo Aurora, il Fermino oppure anche La Casa Editrice Le Lettere. Tutte queste realtà hanno dimostrato sempre grande apertura, così come le persone che hanno preso parte ai nostri incontri, trovando sempre un’affluenza alta e calda. Anzi cogliamo l’occasione per dire a tutti che se ci sono dei temi che volete affrontare, noi siamo sempre alla ricerca di spunti di conversazione per nuovi incontri e di esperti che vogliano collaborare con noi quindi fatevi avanti!

Qual è il tabù più comune con cui vi siete trovate ad aver a che fare? 

La sessualità anale maschile eterosessuale è sicuramente ancora un grande tabù. 

Quali sono i falsi miti da sfatare e cosa non sappiamo che dovremmo assolutamente sapere sui toys? 

I principali miti da sfatare sono che i toys possano essere sostitutivi o compensativi e che si possano usare solo nelle zone intime. In realtà è importante sottolineare che i pleasure toys possono aumentare il piacere anche in coppia e che possono essere usati in tutto il corpo in maniera versatile; sono un universo molto più ampio dei classici immaginari che abbiamo in mente. L’altra cosa di fondamentale importanza da sapere è che purtroppo non esiste una normativa che regolamenti i materiali di produzione dei sex toys perciò spesso si trovano in commercio prodotti realizzati con materiali antigenici, perché porosi ad esempio, o addirittura pericolosi per la salute, che possono incidere anche sugli ormoni o sulla fertilità. Per questo noi proponiamo prodotti su cui abbiamo fatto personalmente ricerca e che garantiscono i maggiori standard di sicurezza, ad esempio selezionando brand che possiedono la propria fabbrica e che usano solo silicone di grado medico.

Quanto hanno in comune body e sex positive secondo voi? 

Sono concetti non sovrapponibili ma sicuramente strettamente collegati. La sessualità si vive attraverso il proprio corpo quindi sicuramente la body positivity è un modo per vivere meglio la sessualità e per pensare prima a quello che ci fa stare bene e che è in linea con la propria natura piuttosto che ad essere accettati, cosa a cui spesso purtroppo si dà tanta attenzione nelle relazioni.

Che differenza c’è tra sex e pleasure toys? 

In realtà nessuna, sono due modi diversi di chiamare i toys ma ci piace l’idea di chiamarli “pleasure toys” per spostare l’attenzione sul concetto di piacere, non necessariamente legato all’atto penetrativo così da uscire anche dalla gerarchia dei rapporti e da ampliare il concetto di sesso e portare l’attenzione sul piacere a 360 gradi.

Un paio di mesi fa il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha annunciato alla Camera che il fondo di mezzo milione di euro previsto dalla manovra per l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole secondarie sarà destinato prioritariamente alla formazione degli insegnanti sull’infertilità e sulla sua prevenzione. Che ne pensate?

È una sovrapposizione insensata dei due argomenti diversi. Non ha senso occuparsi di un tema togliendo risorse all’altro. Le risorse disponibili sono già scarse, e creare contrasto tra esigenze diverse serve solo ad alimentare un dibattito politico sterile.

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