La cucina della dottoressa Freud: Masterchef in prospettiva psicoanalitica

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Non ho mai visto una puntata di Masterchef in vita mia. Non ho la televisione a casa, e in tutta sincerità non mi manca, ma stasera avrebbe fatto proprio comodo. Le uniche informazioni che ho del programma mi arrivano settimanalmente da un giovanissimo paziente, che mi descrive Enrica come una delle migliori e probabili vincitrici.

Per telefono mi dice che cucinerà lei, e che porterà con sé Ugo. Puntuali alle 20 sono alla porta, tutti e due con l’impermeabile, la busta della spesa in mano, dentro le costolette d’agnello del miglior macellaio vicentino. Cucinerà un piatto simile a quello che le ha fatto ricevere dei grandi  complimenti da Joe Bastianich: costolette d’agnello con carciofi e salsa di yogurt speziata. Si piazza ai fornelli e inizia a raccontarmi di come procederà nella cottura. La fermo, la guardo dritta negli occhi, e le chiedo: «Dimmi la verità, hai vinto tu?». Guardo lei e guardo Ugo. Ugo strizza un po’ gli occhi, scodinzola, poi smette. Inizia, mostrandomi una serie di spezzoni del programma, e passiamo un’ora velocissima, piena di intrecci di rapporti, tra personaggi e piatti, prove in esterno e pressure test, fino a quando la cottura dell’agnello è completata e le costolette sono pronte sul mio piatto per essere assaggiate: meravigliose, per me è un sì. Per chi studia psicoanalisi, il cibo è il canale preferenziale nella costruzione del primo rapporto madre bambino e un elemento simbolico col quale spesso abbiamo a che fare sia a tavola che nel lavoro clinico.

Uno dei miei pazienti tifa per te in modo smodato, dice che dovresti vincere tu…

«Che caro grazie, mi piacerebbe molto anche a me…».

Ma sei sempre stata appassionata di cibo e cucina? Quando eravamo insieme a New York e io facevo il  cameriere nel ristorante di Falai non conoscevo questa tua passione…

«Sempre, fin da piccola. Soprattutto, ho sempre avuto un grande appetito e mi è sempre piaciuto mangiare bene. Poi ho iniziato a cucinare per gli altri e tuttora mi diverte tantissimo stare in mezzo ai coltelli. Mi piace la manualità della cucina, quasi come mangiare».

Tu sai che io mi occupo di cibo: nei disturbi alimentari infantili, studio le interazioni alimentari tra madre e bambino nei primi tre anni di vita soprattutto nei bambini che si rifiutano di mangiare. Secondo te, cosa ci portiamo dietro, di quel retaggio primordiale, sulle  tavole di tutti i giorni?

« (Ride). Rido perché io sono stata allattata a mala pena fino a tre mesi, poi mi è spuntato il primo dentino ed ero già pronta a carnivorizzare. Non so se è perché ho sangue zero negativo, si dice sia antico e di cacciatori. Insomma io avevo proprio fame, ero vorace. Mi sono separata presto dal seno e, in un certo senso, così ho fatto anche a diciotto anni quando sono andata via di casa per trasferirmi a Milano, dove tra l’altro ho scoperto la gioia di cucinare per gli amici. Sono sempre stata molto indipendente».

Masterchef è un bel programma basato sulla tensione del giudizio, spesso pesante. I protagonisti sono dei giudici tremendamente critici quanto eccellenti che tengono sul filo di lana persone comuni che si cimentano in prove di cucina molto diverse dalle pratiche quotidiane. Il tema quindi è quello di superare le mediocrità del quotidiano ed accedere, attraverso un rito mediatico di passaggio al mondo dei top, delle star.

«Sì, sono d’accordo, credo che sia così anche perché è stato ideato non solo dagli autori ma anche e sopratutto da Gordon Ramsey, che è uno chef ed è il primo che ha portato la cucina in tv coinvolgendo anche persone comuni. Poteva idearlo soltanto uno chef, colui che costantemente è sottoposto al giudizio delle persone nel lavoro di ogni giorno. Io faccio un altro lavoro, ma quella situazione mi ha portato a capire rapidamente quanto, in quella circostanza, un giudizio negativo ti faccia veramente rimanere male, al contrario uno positivo riesce ad esaltarti e darti morale. Credo ci sia nel mestiere dello chef un po’ di follia, probabilmente dovuta ad un’ esposizione smodata al giudizio. L’azione del cucinare, una serie di procedure ed il gusto personale, pochi secondi dopo vengono giudicate da chi mangia il tuo piatto. E così all’infinito, ogni giorno per decine e decine di piatti. C’è qualcosa di straordinario in quel mestiere ma anche di fortemente sadomasochistico».

masterchef1E Rachida che problemi ha?

«(Ride). Ne ha tanti… in un contesto del genere è un pesce fuor d’acqua, lei è il perfetto opposto, non può sentirsi dare un giudizio, e tutto gli scivola addosso, trova qualsiasi giustificazione per dirsi che non è così, che non è colpa sua».

Ho notato che è una persona in preda all’angoscia di giudizio, fa molto audience  una cosi, credo sia stata di fatto uno dei personaggi di spicco del programma.

«Sì lo è. Lei nega sempre il giudizio o finge di non sentire le parole degli altri, è un’entità a sè stante e, mentre con gli altri ho legato, con lei è stato impossibile. Comunque  Masterchef è un talent show, come X Factor, dove, oltre allo spettacolo, si giudicano in modo  meritocratico le performance dei concorrenti: il concetto di fondo è: dalle stelle alle stalle. Alla gente piace molto perché può immedesimarsi in quella circostanza: tutti sanno cucinare, tutti hanno cantato almeno una volta, magari non hanno mai avuto la possibilità di farlo in modo serio e davanti a giudici eccellenti».