La cura siamo noi

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iaconesi1«Ho un tumore al cervello. Ieri sono andato a ritirare la mia cartella clinica digitale: dovevo farla vedere a molti dottori. Purtroppo era in formato chiuso e, quindi, non potevo aprirla né con il mio computer, né potevo

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mandarla a tutti coloro che avrebbero potuto salvarmi la vita. L’ho craccata. L’ho aperta e ho trasformato i suoi contenuti in formati aperti in modo da poterli condividere con tutti».

Così Salvatore Iaconesi, programmatore e professore di Progettazione Digitale Multipiattaforma presso l’ISIA di Firenze, ha iniziato il primo post sul suo sito denominato La Cura.

Con questo progetto, Iaconesi, sta tentando un nuovo modo di affrontare una malattia: un approccio open source basato sul libero scambio delle informazioni e delle conoscenze su un problema particolarmente delicato.

La cura di Iaconesi però non si limita esclusivamente all’aspetto clinico del problema, ma anche all’utilizzo creativo di tali informazioni. Il programmatore, infatti, dal sito lancia l’invito a scrittori, poeti, designer e artisti di ogni genere a creare materiale che lui stesso chiama “la cura”. Un vero e proprio scambio di sinergie e informazioni per affrontare la malattia, dove lo sviluppatore del sito rende pubbliche la sua condizione, i risultati clinici e le sue perplessità, mettendo in gioco il problema e trasformandolo in una sorta di tema di pubblico dominio, dall’altra parte gli utenti partecipano con le loro opinioni, professionali e non, raccontando una loro esperienza simile o con un contributo artistico. Salvatore chiama il tumore che si trova nel suo cervello “passeggero indesiderato”, come “l’alieno” della Fallaci, e cita il libro di Tiziano Terzani “Un altro giro di giostra”, nel quale vengono proposte numerose evoluzioni al termine “malato”, “cura” e “salute”.

Il progetto La Cura, però, sembra tutt’altro che fine a sé stesso. Infatti, oltre a tentare un nuovo approccio al dolore e alle difficoltà, la libera circolazione di idee, competenze e conoscenze, ovvero il significato intrinseco del temine “open source”, può, e forse dovrebbe, diventare un nuovo stile di vita. Senza intermediari, che siano soggetti specializzati in un determinato campo professionale o i tradizionali mezzi di informazione, le energie che ognuno di noi può vantare posso essere messe direttamente ad uso e consumo della collettività. Il professor Iaconesi, con

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questo progetto, ci ha fatto anche capire che azioni e cose che sembrano totalmente avulse da un determinato contesto, possono risultare in realtà di vitale importanza. Come un’opera d’arte per un caso clinico.

Dal suo blog, che attira un sempre maggior numero di utenti attivi, nel senso che partecipano attivamente al progetto Cura Open Source, Salvatore Iaconesi ci fa sapere che la sua personale situazione sta lentamente, ma quotidianamente, migliorando.

Non ci resta che augurare a lui e al suo particolare progetto i nostri migliori auguri.

 JACOPO AIAZZI

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