La fotografia di moda al tempo di Instagram

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Alcuni mesi fa, dopo un evento della rivista Forbes a Firenze, mi è capitato di scambiare due battute con uno dei prestigiosi relatori: il fotografo Oliviero Toscani.

Gli ho detto che avevo in mente di rimettere in funzione la vecchia Olympus M10 di mio padre e tornare a scattare foto con i rullini. Ma il maestro mi ha redarguito scherzando: “anche a me piacerebbe andare in giro in carrozza, ma hanno inventato le automobili e si viaggia meglio!” Non sapevo che fosse uno dei primi fotografi in assoluto ad aver abbandonato la pellicola per il digitale! 

Il digitale, permettendo la riproduzione e la modifica all’infinito di un’immagine, è stato una rivoluzione. Ma un’altra, a mio avviso, l’ha fatta Instagram. Nel tempo sempre più veloce di uno scroll sullo schermo, il numero di followers decreta la foto di successo, selfie o d’autore che sia. 

Instagram è quindi un frullatore di immagini che segna la morte della fotografia, di moda in particolare? Forse sì, quantomeno quella tradizionale. Data questa premessa, ho messo a confronto due professionisti del settore che hanno eletto Firenze a domicilio di lavoro: la modella Alena Mayuk e il fotografo Dario D’Andrea. Volevo sapere come il più cool dei social ha cambiato la loro professione.

Vi ricordate qual era il vostro rapporto con la fotografia prima di aprire un profilo social?

Alena:

Prima dell’epoca dei social, la parola d’ordine nei servizi fotografici era qualità: poche foto, ma perfette. Da un servizio di mezza giornata si tiravano fuori magari solo i 10 scatti migliori. Oggi non è così, le aziende hanno bisogno sempre più di contenuti per pubblicare sui social tutti i giorni. Quindi l’obiettivo è spesso la quantità. Anche il modo di posare è cambiato, ci sono pose o espressioni che vanno più di moda sui social e pubblicandole i post riscuotono più successo. Mi ricordo quando si usava stampare le foto, e le modelle giravano sempre con un book cartaceo. Non ha più senso, come mandare un fax al posto di una mail. Per un casting al massimo si porta il tablet con le foto, ma spesso basta il link al profilo Instagram. Instagram è il book di ognuno di noi, che deve aggiornarsi di continuo. E la quantità di followers ha il suo peso. 

Dario:

A parte alcuni adattamenti dovuti inevitabilmente ai “ritmi” che questo nuovo mezzo di pubblicità ci impone, devo dire che il mio approccio alla fotografia è rimasto più o meno invariato. Vedo e fotografo le cose alla maniera di sempre. I soggetti e i risultati, sono gli stessi ma è cambiato il ritmo, la quantità e la vitalità delle immagini. Riesco a permettermi ancora il lusso di poterlo fare in analogico molto spesso, non dimentichiamoci che una fetta della postproduzione “spicciola”- che i social mettono a disposizione – tende proprio ad emulare gli effetti visivi e cromatici della pellicola.

Alena Mayuk – photo by Dario D’Andrea

Quanto è importante Instagram per il vostro lavoro e sapete dirmi quanto ha cambiato quello delle maison della moda?

Alena:

Per me è un’ottima vetrina. Prima la sottovalutavo, oggi invece ho realizzato quanto gli devo. Ho sempre lavorato freelance, quindi nel 90% dei casi lavoro con i clienti che mi trovano così: vedono una foto nel loro feed, gli piace, decidono di contattarmi. Fotografi, video maker e brand direttamente. Sui social il contatto fra una modella e un brand è molto più diretto e senza intermediari. Vi dico di più: a volte anche i fotografi che mi conoscono dal vivo, o hanno già lavorato con me, decidono di prendermi per un lavoro fotografico solo perché hanno visto una mia foto nuova on line che li ha ispirati.  Se smettessi di pubblicare ogni giorno qualcosa, probabilmente perderei 50% dei miei lavori. Oggi, nel settore della moda, se non esisti sui social, non esisti in generale. Per le maison, di sicuro ha cambiato le carte in tavola. Tramite Instagram il messaggio arriva al pubblico in maniera più veloce e immediata, quello che forse richiede il mercato. Non mi meraviglio se diventerà lo spazio per svelare le anteprime delle nuove collezioni sostituendo le passerelle.

Dario:

Per stare al passo, Instagram è davvero molto importante. La pubblicità viaggia qui ormai, “domanda e offerta” concentrate in una unica vetrina accessibile a tutti e gratuitamente nella maggioranza dei casi! Tutti i contenuti che si producono si riversano prima o poi inevitabilmente qui. In alcuni casi si produce solo ed esclusivamente per finalità social, quindi, o ci sei, o difficilmente beneficerai di un ritorno pubblicitario moderno. Come accennavo sopra, il grande cambiamento stai nei ritmi, questo si ripercuote su tutta la filiera del procedimento. I social stanno togliendo alla fotografia il tempo della riflessione… La produzione di un’immagine viaggia alla velocità del momento, ed altrettanto elevata è la velocità della sua diffusione.

Alena Mayuk – photo by Dario D’Andrea

Instagram è democratico? O è una forma di democrazia dell’immagine errata? È una vetrina per chiunque, o solo per chi ci investe risorse e sfrutta l’algoritmo?

Alena:

Meritocrazia o giustizia non esistono in generale. Se prendiamo le agenzie di modelle, quelle per me sono ancora meno democratiche. Fanno lavorare di più alcune ragazze piuttosto che altre per motivi tutt’altro che di merito, bravura o bellezza. Per me l’algoritmo di funzionamento di alcune agenzie rimane tutt’ora più misterioso di quello di Instagram! Questo, come altri strumenti, è una vetrina nella quale devi investire, e tanto, in tempo o denaro. Conosco modelle e fotografi con ottime foto ma poco seguito on line e, al contrario, profili da centinaia di migliaia di followers con contenuto spazzatura. Ma con tutti i pro e contro che ci sono, Instagram lo considero comunque una piattaforma che da’ delle chance a tutti. 

Dario:

Chi ha qualcosa di interessante da raccontare, o un modo intrigante di vedere le cose e di proporle, ha ancora una marcia in più. Vero è che le “tendenze” sono sempre state avvantaggiate dai grandi numeri. L’algoritmo amplifica enormemente questo fattore, facilitando indiscutibilmente chi ha già una visibilità maggiore. Da giugno 2019, con il nuovo algoritmo molto restrittivo e “democratico”, il funzionamento è più standard, ma i giochi sono fatti! Chi ha saputo sfruttarlo già da tempo, ora è sicuramente più avvantaggiato. Ma non dimentichiamo che dietro ad una buona fotografia ci sono sempre persone, qualità e capacità che confluiscono nel prodotto finale. D’altronde, non dobbiamo stupirci, viviamo in un mondo in cui tutto ormai si compra a scatola chiusa, questo succede anche con la fotografia.

Alena Mayuk – photo by Dario D’Andrea

Playboy ha contribuito all’emancipazione sessuale di una generazione ma rischia di chiudere. Vogue decide ancora lo stile, ma i designer si inspirano su Instagram. Di che tipo di rivoluzione si tratta?

Alena:

Siamo nell’epoca dove è dato spazio a chiunque. Tutti sono fotografi, tutte sono modelle! Non c’è più l’esclusività di pochi a creare contenuti testuali e visuali. Tutti “provano”, quindi la qualità in media si è abbassata, ed è come una rivista propria incentrata solo su se stessi. Vai su una profilo di una influencer a caso e probabilmente vedrai più foto sexy che in tutte le edizioni di Playboy dell’anno! Quaranta anni fa l’erotismo patinato di Playboy era qualcosa di esclusivo, oggi migliaia di ragazze – modelle o influencer – e fotografi pubblicano contenuti di natura simile. E, algoritmo a parte, sembra questi contenuti in prima persona siano più interessanti per il pubblico. Probabilmente appaiono più veri e diretti.

Dario:

Direi una involuzione! Ho riviste di Vogue di più di un decennio fa, sfogliarle è sempre un piacere e una buona fonte di ispirazione. Ma quanto vive una “fotografia social” al giorno d’oggi? Mi riferisco alla sua vita utile, alla durata del suo significato di pubblicazione… Beh, poco, molto poco. Tralasciando l’annosa questione della contrapposizione tra immagini stampate e digitali, una delle peggiori conseguenze di questi nuovi ritmi a cui siamo obbligati, è proprio la durata utile dei prodotti fotografici. Tutto è veloce e altrettanto in fretta si consuma. Con i mezzi che conosciamo tutti – senza perdere di vista quello che deve essere il nostro lavoro e prodotto finale – dobbiamo imparare ad utilizzare e sfruttare le risorse che la tecnologia e le tendenze ci mettono a disposizione nel miglior modo possibile. La professionalità e “la qualità” ci saranno sempre, solo questo “troppo” ha generato un analfabetismo fotografico diffuso che rende le cose più difficili. Però, l’occhio attento riconosce sempre la buona fotografia che funziona e raggiunge lo scopo per cui è stata generata.

Questa intervista “a due voci” offre una riflessione su questo strano social, di massa ed elitario allo stesso tempo. Il fenomeno è indubbiamente più grande e pervade non solo la fotografia di moda, ma tutto il comparto del fashion in sé. A chiusura, una citazione dal saggio del noto advisor di comunicazione Paolo Landi, “Instagram al tramonto” (La Nave di Teseo editore): <<Se la moda non prende le distanze da Instagram, morirà>>.

Intervista di @francescosani79

Un ringraziamento speciale a @alenamayuk e @dadox75

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About Author

Francesco Sani

Classe 1979, è giornalista pubblicista. Sopravvissuto agli anni Novanta, a quel decennio resta culturalmente e irrimediabilmente legato. Sono note le sue passioni per la musica rock, il calcio e ha velleità da fotografo.

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