Un itinerario tra le fontane più belle di Firenze

Le fonate di Firenze

Non solo musei e monumenti ci sono anche le fontane ad essere vere e proprie opere d’arte! Ecco perché vi proponiamo un itinerario per ammirare le più belle e curiose tra giochi d’acqua e mostri marini.

Fin dall’antichità dinastie e popoli aspiravano all’egemonia degli itinerari via acqua comprendendone l’importanza per l’economia e la politica. Inoltre, la facilità con cui in città si poteva accedere all’acqua significava ricchezza, benessere e salute. Vasche e bacini idrici, infatti, iniziano ad apparire nel paesaggio urbano fin dai tempi più antichi. Tuttavia, l’acqua diventa protagonista anche di monumenti volti a mostrare la maestosità e la potenza di una città: le fontane. La prime manifestazioni della fontana con funzione monumentale ed artistica appaiono nell’età ellenistica perdendosi durante il Medioevo e trovando la loro piena affermazione durante il Rinascimento e il Barocco. Firenze è un perfetto esempio di ció: sono tantissime le fontane che portano con sé simbologie e aneddoti che si intrecciano con la storia fiorentina. Ecco che risulta interessante -come facciamo con quadri e sculture nei musei – tracciare un itinerario delle fontane più importanti e belle delle città.

Le fontane del Caciucco

Partiamo da Piazza Santissima Annunziata dove Pietro Tacca realizzò tra il 1627 e il 1629 due fontane gemelle in bronzo sovrastate da mostri marini. Queste erano state commissionate all’artista da Ferdinando I in realtà per la città di Livorno ma il granduca morì prima della loro realizzazione e Cosimo I decise di mantenerle a Firenze. Il loro nome, infatti, “Fontane del Caciucco” di dato dai fiorentini per indicare la famosa zuppa livornese a base di pesci e molluschi. Le due opere sono state posizionate proprio ai fianchi della statua equestre di Ferdinando I che amava Livorno e aveva compreso la sua importanza strategica.

La Fontana di Nettuno

Si sa se si visita Firenze non si può non fare tappa in Piazza della Signoria ma non solo per il David e Palazzo Vecchio, qui si trova anche la fontana monumentale più famosa della città quella detta del “Biancone”. Quest’ultimo è il nome che i fiorentini hanno attribuito alla statua di Nettuno costruita da Bartolomeo Ammannati per il marmo bianco che la caratterizza. Il dio del mare è attorniato da un complesso di statue – ninfe, fauni, satiri e altre divinità marine – in parte in bronzo e in parte in marmo. L’opera intera vede la collaborazione di diversi artisti che hanno voluto omaggiare il potere fiorentino e in particolare Cosimo I de’ Medici che ha conquistato il governo dei mari. La fontana, in realtà, ha una funzione anche pratica perché quella zona subiva la scarsità di acqua e questo causava scarsa igiene e di conseguenza malattie. Anche la stessa famiglia Medici ne fu provata. Se in un primo momento la visione d’insieme di questo monumento cattura lo sguardo, vi consigliamo di soffermarvi anche sui dettagli: il cocchio presenta il piedistallo decorato con rilievi di Scilla e Cariddi a simbolo delle difficoltà che si incontrano per mare, sulle ruote dei carri dei cavalli sono presenti i segni zodiacali. Una curiosità che riguarda questa fontana è, infine, il fatto che Ammannati per scolpire il volto del biancone si ispirò a quello quello di Cosimo I.

La fontana dello Sprone

In giro per la città sono poi tantissime le fontane curiose, come ad esempio quella dello Sprone. Così chiamata perché si trova ad angolo tra via dello Sprone e Borgo San Jacopo nel quartiere dell’Oltrarno, il termine inoltre indica proprio due vie che si incontrano ad angolo acuto. Ecco che dal muro spunta un mascherone che spruzza acqua in una vasca a forma di conchiglia. Il tutto arricchito da uno scudo con l’arme della famiglia Medici. L’opera è stata costruita da Francesco Generini a seguito della fine dei lavori per la creazione dell’acquedotto voluto da Ferdinando II nel 1638-39. Una fontana davvero particolare che attira l’attenzione dei passanti incuriositi dalla sua forma e posizione inconsueta.


La fontana del Carciofo

Foto dalla pagina Facebook ufficiale della Galleria degli Uffizi

Un’altra fontana singolare è quella del Carciofo che si trova a Palazzo Pitti sul lato Nord-est del cortile dell’Ammannati. Costruita tra il 1641 e 1642 da Giovan Francesco Susini assemblando elementi scultorei provenienti da altre opere del giardino. Unendo manierismo e barocco, l’opera si innalza in verticale presentando un fusto in marmo decorato da tritoni e nereidi che reggono due tazze circolari in granito e marmo. La base ottagonale è completata, invece, con degli Amorini che lottano seduti su conchiglie, su dei cigni o tartarughe. Su un lato poi l’intero monumento è concluso da altre tre piccole vasche composte sempre di elementi marini come satiri, ninfe e delfini. Sono presenti due versioni per quanto riguarda l’origine del nome della fontana la prima è che derivi da un giglio in bronzo che era presente sulla sua sommità ma che oggi è andato perduto, la seconda è che si rifaccia alla somiglia tra le foglie del carciofo e le decorazioni delle conchiglie presenti sui lati delle scalinate alla base.

Le Fontane delle Rampe del Poggi

Un complesso di grotte e vasche caratterizza, invece, il percorso che dal quartiere di San Niccolò porta a Piazzale Michelangelo. Conosciute come fontane delle Rampe del Poggi prendono il nome dall’ingegnere che le ha ideate includendole in un progetto di riqualificazione urbana volto a generare un miglioramento dello stile di vita. Costruite nel 1876 le fontane – posizionate a più livelli – sono circondate dalla vegetazione e complete di giochi d’acqua e cascate. Queste opere si inseriscono perfettamente nel contesto bucolico che porta fino a Piazzale Michelangelo contribuendo a rendere la salita speciale e piacevole. Proprio nei mesi scorsi è, inoltre, stato concluso il processo di riqualificazione di questo complesso che gli ha donato il suo antico splendore rimettendolo in funzione.

Ecco concluso l’itinerario delle fontane di Firenze che sicuramente non finisce qui ma se ne potrebbero aggiungere tante altre. Una città che dimostra quanto la funzione di questi monumenti sia molto più profonda e complessa di quello che spesso pensiamo: si passa dall’approvvigionamento alla riqualificazione urbana, dallo scopo puramente decorativo a quello simbolico. Vale la pena, quindi, conoscerle meglio perché permettono un ulteriore approfondimento della storia culturale, politica e artistica della città.

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