Luigi Lombardi Vallauri

Luigi Lombardi Vallauri: novant’anni oltre

Ritratto di un pensatore che non si è limitato a percorrere i sentieri del sapere, ma li ha precorsi con acume straordinario, introducendo nel discorso filosofico-giuridico temi inediti e necessari.

Tanti anni sono passati dal mio essere stata “matricola” alla facoltà di Giurisprudenza di Firenze. Studiare legge a Firenze è significato farlo con un corpo docenti prestigioso, ma l’unico incontro davvero folgorante è stato quello con Luigi Lombardi Vallauri.

L’esordio alla facoltà di Giurisprudenza di Firenze rivelava, sotto la lente di Luigi Lombardi Vallauri, una fragilità strutturale nelle motivazioni di scelta delle giovani matricole. Il filosofo chiariva immediatamente nel suo testo di filosofia del diritto una demistificazione: la scelta della facoltà legge appariva troppo spesso come l’opzione del “privo di qualità” – una decisione per esclusione – o, peggio, l’adesione al mito del “Grande X”, inteso come contenitore vuoto capace di schiudere ogni carriera, riducendo il diritto a mero strumento di ascesa sociale, venalità e carrierismo.

In questo scenario, Vallauri isolava l’eccezione etica. Ricordava infatti una sola studentessa di Macerata che, dinanzi all’interrogativo “Cosa stiamo a fare qui?” avesse risposto limpidamente: “Sono qui per fare sì che ci sia più giustizia nel mondo!”.  In quell’ateneo, grazie all’incontro con Vallauri, la “facoltà” si è tradotta nell’esercizio consapevole di una scelta costitutiva: l’assunzione di responsabilità verso il proprio percorso etico e filosofico strutturale.

Per generazioni di giuristi, avvocati, giudici, Luigi Lombardi Vallauri non è stato infatti un semplice docente, ma l’architetto di una costruzione intellettuale ed esistenziale. Il suo magistero si è distinto per un insegnamento appassionato, antitetico alla sterile tecnica dell’applicazione della “fredda norma”. Di fronte alla deriva del professionismo forense, Vallauri non risparmiava il sarcasmo, descrivendo l’avvocato come una figura di spiazzante “volgarità culturale ed estetica da far rabbrividire”, ridotta a vendere la propria logica al miglior offerente, nel sistematico tentativo di noircir l’adversaire.

Il mio esercitare l’avvocatura oggi, sotto l’influenza del suo pensiero, significa abitare la professione con la consapevolezza del limite, custodendo l’integrità della persona dietro il ruolo tecnico.

Immagine del filosofo che ha recentemente compiuto 90 anni

Studiare con Luigi Lombardi Vallauri ha significato, dicevo, rompere lo schema dell’accademismo asettico per offrire una formazione fuori dall’ordinario. Innanzitutto, la postura meditativa: a lezione il docente suggeriva di assumere un ascolto in posizione eretta, verticale, dove il corpo si facesse ricettore del concetto, meravigliandosi del prodigio che dal cervello, “cavolfiore di carne speciale” come lo chiama lui, fuoriesca pensiero cosciente. L’insegnamento usciva anche dalle aule, per farsi esperienza comunitaria nei mitici ritiri in Cadore.

Qui, tra il suono del gong all’alba e il silenzio delle vette, la filosofia del diritto si faceva performance, teatro, immersione nella natura. Per le numerosissime matricole coinvolte, la scoperta dei testi non era un adempimento mnemonico/burocratico, ma una conquista intellettuale condivisa che colpiva dritto al cuore, la testa, perfino gli occhi: le immagini di Luigi meditante, raccolto in posizione eretta e immerso nella natura sono impresse nei miei occhi per sempre.

Luigi Lombardi Vallauri in posizione meditativa nella Riserva Naturale di Vallombrosa, 2017 – foto di Martina Scapigliati

Chi è Luigi Lombardi Vallauri? È un grande filosofo italiano, vive a Firenze. È nato a Roma nel 1936 e ha da poco compiuto 90 anni. È un pensatore che – come spesso lui stesso ha effettivamente sostenuto – precorre, non percorre: il suo pensiero non si è limitato infatti a ricalcare i confini del diritto, ma ha operato sconfinamenti sistematici verso molti “oltre”. Dopo una formazione teologica, si è laureato in Giurisprudenza e dal 1970 è stato professore ordinario di Filosofia del diritto nell’Università di Firenze. Dal 2011 è stato chiamato per “chiara fama” dall’Università degli Studi di Sassari.

Dal 1976 al 1998 ha insegnato Filosofia del diritto anche presso l’Università cattolica di Milano. Autore di una vastissima serie di saggi filosofico-giuridici, pubblicati tra il 1967 e il 1981, Lombardi Vallauri è passato nel 1989, con Terre: Terra del Nulla, Terra degli uomini, Terra dell’Oltre, alla filosofia della religione e della spiritualità, aprendo un nuovo filone della sua ricerca. Successivamente, con Nera Luce: Saggio su cattolicesimo e apofatismo, pubblicato nel 2000, Vallauri ha condotto una critica serrata ai dogmi del cattolicesimo, dirigendo la propria ricerca filosofica verso una mistica laica che coniuga il pensiero scientifico occidentale con le tecniche di meditazione tipiche delle filosofie orientali. Si è occupato di etica, bioetica, biotecnologie, ecologia, informatica giuridica, rapporti fra diritto e letteratura, nonviolenza e molto altro.

A lui si deve il neologismo “algoretica”, accolto dall’Accademia della Crusca nel 2017: una bussola morale per orientare l’algoritmo, prova della sua capacità di abitare il futuro prima che divenga cronaca. Ha teorizzato il superamento dei beni esclusivi a favore dei beni non esclusivi, quelli che non si consumano ma si moltiplicano nella condivisione. Al di là dei pur vasti meriti scientifici, la sua eredità più autentica è nel suo Gruppo di Meditazione, fondato circa cinquant’anni fa. In questo spazio, si conferma un’amicizia di matrice aristotelica dove la ricerca del sé si compie pienamente solo grazie e attraverso l’altro.

disegno di Luigi Lombardi Vallauri pubblicato in Meditare in Occidente, corso di mistica laica (Casa Editrice Le Lettere, Firenze, 2015)

Penso al Luigi docente: il suo Corso di Filosofia del Diritto consiste in una critica serrata e lucidissima del dogma della scienza giuridica c.d. logicista, con la proposta di una giurisprudenza aperta tanto alla sociologia quanto alla filosofia da un punto di vista critico. In un’epoca segnata dal dominio della tecnologia e delle intelligenze artificiali – dove il rischio è quello di sdoganare l’idea di un “giurista libero” svuotato però della sua ragione ultima – il suo contributo diventa essenziale. La sua opera si configura come cardine per non ridurre il diritto a mera tecnica. È un testo fondamentale per chiunque voglia affrontare in modo avvertito e profondo il tema dell’essere giuristi oggi.

Penso al Luigi vittorioso contro l’Italia. Celebre e dibattuta è stata, infatti, la sua espulsione dall’Università Cattolica per eterodossia, un caso simbolo della libertà di insegnamento e della tensione tra dogma e ricerca filosofica. Per Vallauri il peccato originale è contrario al diritto penale perché la responsabilità penale è personale, quindi “non vedo perché essere condannato per il peccato originale di Adamo”. Poi l’inferno: “è anticostituzionale”.  LLV: “La pena infinita è sproporzionata alla colpa e l’inferno consente trattamenti contrari al sentimento di umanità – bruciare vive le persone – senza tendere alla rieducazione del condannato, in contrasto frontale con l’art. 27 della Costituzione”. Il Papa, inoltre, per Vallauri è sempre stato infallibile, sì, ma nell’errare. “Non ha perso una sola occasione nella storia per sbagliare. Il caso Galileo è uno su cento”.  Normale che la Cattolica lo guardasse con “sospetto”. Un sospetto che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha infine sanzionato, trasformando un’estromissione in una vittoria per la libertà di pensiero.

Penso poi al Luigi animalista, al Luigi vegano. Si è avvicinato in tempi non sospetti al tema su invito di alcune delle “grandi escluse della storia”: le donne. Che insieme agli stranieri e agli animali sono sempre state le deboli della storia, forti nella comprensione e nella compassione. LLV: “Pensare i diritti degli animali significa far apparire un paesaggio di biologie meravigliose che è anche un terribile continente sommerso di dolore. Migliorare la sorte degli animali resi schiavi e vittime dall’animale-uomo è uno dei compiti storici più importanti scritti sull’agenda dell’etica, della politica e del diritto”. Fermiamoci adesso. LLV: “Se guardiamo puramente ai numeri, il confronto è quasi inimmaginabile: la quantità di animali uccisi per l’alimentazione umana in un solo anno supera di diverse migliaia di volte il numero di vittime di tutte le guerre umane messe insieme, non solo di quella attuale. Stiamo destinando agli animali quello che il terzo reich ha destinato agli ebrei, con la differenza che non se ne prevede la fine”.

il mantra di Luigi Lombardi Vallauri pubblicato in Meditare in Occidente, corso di mistica laica (Casa Editrice Le Lettere, Firenze, 2015

Il cuore del suo ultimo lascito risiede nella sua mistica laica, intesa come incontro con l’altamente significativo, non come fuga ultramondana, ma come tecnica di “superamento della banalità”. Meditare in Occidente, corso di mistica laica (Casa Editrice Le Lettere, Firenze, 2015) è stato l ’atteso volume del filosofo che ha tradotto in scrittura il seguitissimo corso di meditazione tenuto dall’autore per Radio Tre Rai nel 2004, 2005 e 2007. È una ginnastica dello spirito, disponibile a chiunque voglia sottrarsi all’avvilimento del surrogato occidentale: il cibo gourmet, il look obbligato, la distrazione seriale. Vallauri indica la via della “trascendenza immanente”: cogliere l’altamente significativo nel corpo, nella matematica, in un paesaggio esaltante. Per chi non possiede la forza eroica delle scelte strategiche (come il vegetarianesimo o la riduzione dei consumi), la meditazione diventa il metodo per “frequentare la profondità”, lasciando che sia essa stessa a prendersi cura della vita.

In direzione ostinata e contraria al consumismo dilagato (e all’accrescimento del PIL), Vallauri ha teorizzato per primo il primato dei beni non esclusivi. Se il denaro e il potere generano conflitto perché il possesso dell’uno nega quello dell’altro, i beni dello spirito – amicizia, conoscenza, bellezza – seguono una logica moltiplicativa: sono l’unica sostanza che, divisa, si accresce. LLV: “Io sono vicino al Movimento per la decrescita felice e sono convinto che valga la pena battersi contro il consumismo, gli sprechi, l’abuso della natura. Ma credo che la chiave filosofica per l’uscita dalla crisi attuale sia un riorientamento radicale del desiderio, oggi concentrato sui beni esclusivi e da indirizzare invece verso i beni non esclusivi. […] I beni esclusivi sono anzitutto quelli materiali (la ricchezza) e poi il potere e il successo/visibilità. Sono beni il cui possesso da parte di un soggetto esclude o riduce quello altrui: più ne ho io, meno ne hai tu. I beni non esclusivi possono essere invece posseduti in quantità illimitata da un numero illimitato di persone: sono la buona salute e le abilità fisiche, la cultura, la contemplazione, le relazioni umane positive. […] La riduzione del desiderio e del possesso di beni esclusivi sarebbe compensata dai beni non esclusivi. E la decrescita sarebbe non solo inevitabile, ma anche felice”.

Non posso dilungarmi oltre, ho già superato il limite consentito.

Chiudo quindi col mantra che Luigi ci ha insegnato: “Mi inchino a te, gioiello della mente spirituale che risplendi nel fiore di loto del corpo cosmico. Possa la tua vita, la tua unica vita, accrescere la bellezza della storia dell’essere”.

Non è un congedo, ma un’esortazione. Attraverso il suo esempio, Luigi ci ha confermato che la via della profondità è praticabile. Scandagliare l’interiorità appare oggi come un’esigenza imprescindibile: i suoi scritti restano una bussola e il suo testimone un invito a non restare in superficie.

Fiorentina, un tempo pianista. Appassionata d'arte. Poi avvocato, scrittrice, lettrice. Tre indizi fanno una prova.