Magnifica, lentissima fuga. Via fiume

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barchearnoSe dovessi scegliere una citazione di un film per descriverlo, sceglierei la frase finale di Mediterraneo, “dedicato a tutti quelli che stanno scappando”. Aggiungerei – dopo una virgola – “con stile”. Perché se volete fuggire da Firenze c’è un modo assolutamente spettacolare per farlo: via fiume. Provate a cercare  “in barchetto sull’Arno” su Internet, vedrete che non sono impazzita.

Per rendere più verosimile questo mio breve racconto bimestrale con voi affezionatissimi, ho deciso qualche giorno fa di sperimentare l’esperienza in prima persona, con me 15 amici ignari di dove li avrei portati.

Alle ore 17.00 di una calda e assolata domenica, ho trascinato i giovani malcapitati giù dalla discesa dei Canottieri (Lungarno Diaz con Piazza Mentana). Lì ad aspettarci due barchetti, Cigno e Mosè, e tre Caronti, Antonio, Marco e Paolo. In realtà i Caronti non erano Caronti, ma “renaioli”.

Per chi non lo sapesse, i renaioli fiorentini sono stati coloro per secoli hanno faticosamente estratto dalle cave del fiume Arno la rena, componente della calcina che veniva utilizzata per costruire case e palazzi.

Antonio, Marco e Paolo non fanno ovviamente i renaioli nella vita, ma hanno il merito di aver fondato, nel 1995, l’Associazione “I Renaioli” con il preciso intento di recuperare e conservare i barchetti (i pochi rimasti dopo l’alluvione del ‘66), di promuovere la navigazione sull’Arno su tali imbarcazioni, di difendere e conservare l’ambiente fluviale come patrimonio storico-ambientale.

Tornando alla domenica di cui sopra, una volta svelata la sorpresa, siamo saliti in barca, otto di noi su Cigno, otto su Mosè. Appena preso il largo, nonostante la canicola, una brezza gentile (e per niente puzzolente, come si potrebbe facilmente insinuare!) ha iniziato soffiare, rinfrescando renaioli e passeggeri, incautamente sprovvisti di cappellini o parasole per le signore.

E mentre Paolo e Marco spingevano con due lunghe pertiche (no, niente remi) le imbarcazioni in legno colorato, Antonio ci ha raccontato storie e segreti di ponti, statue, condottieri, palazzi che, da lì – anche a noi fiorentini – sembrava di vedere per la prima volta.

La sensazione è di stupore e meraviglia: da questa nuova, insolita prospettiva, ci si trasforma da abitanti distratti in turisti a bocca aperta nella propria città.barchearno3

Il giro, che dura 50 minuti circa e costa 12 euro, ci ha portato nel tratto di Arno più monumentale e denso di storia; passando sotto il Ponte Vecchio – scommetto il mio regno che anche a Terminator verrebbe la pelle d’oca dall’emozione – si è ufficialmente battezzati come cittadini di Firenze.

Una volta sulla riva del fiume abbiamo salutato gli amici renaioli e siamo tornati a casa, arrostiti dal sole ma davvero contenti.

Ripensandoci bene, forse ho scelto la citazione sbagliata: l’esperienza del giro in barchetto non può essere dedicata a chi sta scappando. Vista dal fiume, da quel barchino di legno antico e silenzioso, con il vento che soffia e il sole che splende, la città vi sembrerà bella come non l’avete mai vista, e vi sentirete così orgogliosi di farne parte, che non vorrete più lasciarla (almeno non fin quando tornerete sulla terraferma).

Per prenotazioni: +39 347.7982.356

Per maggiori informazioni: www.renaioli.it

TERESA TANINI

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