Nomadland, dal libro al film, un successo anche fiorentino

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Intervista a Tommaso Gurrieri, direttore della casa editrice fiorentina Clichy, che ha pubblicato il libro da cui è stato tratto il film che ha vinto gli Oscar 2021.

Prima di diventare un film premiato con il Leone d’oro alla mostra del cinema di Venezia, il Golden Globe e tre premi Oscar, Nomadland è stato un libro presentato negli Stati Uniti nel 2017 e pubblicato in seguito a un viaggio durato tre anni e quindicimila miglia di strada – dal Messico ai confini con il Canada – compiuti dalla giornalista Jessica Bruder, autrice dell’inchiesta Dopo la pensione, grazie alla quale ha vinto il premio Aronson 2015 per il giornalismo sulla giustizia sociale.

Nomadland parla di persone di qualsiasi età, per lo più borghesi, che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese: devono scegliere se pagare l’affitto o stare al caldo, se curarsi o mettere il pane in tavola. Sono pensionati, giovani laureati, vanweller – persone che vivono a tempo pieno in un veicolo – che crollano sotto il peso della macchina capitalistica e fanno quello che non avrebbero mai immaginato di poter scegliere: abbandonare le loro stabili case per vivere in furgoni, camper, minivan, roulotte on the road da un lato all’altro degli Stati Uniti, accettando lavori stagionali pesanti per mangiare e riempire il serbatoio per il prossimo viaggio.

Sono le onde del sogno americano che s’infrangono sui bastioni del capitalismo fordiano.

Non possono definirsi senzatetto, sono una tribù di “senza casa” perché hanno un riparo e un mezzo di trasporto; tra loro ci sono speranza e condivisione, cercano di aiutarsi quando qualcosa si rompe. Sono un fenomeno nuovo che vive sulla strada e si sposta da una cittadina all’altra in cerca di un’area di servizio in cui riposare perché, come scrive l’autrice nella premessa, «l’ultimo luogo libero d’America è un parcheggio».

Nomadland è stato pubblicato in Italia nel 2020, in piena pandemia, dalla casa editrice fiorentina Clichy. «Non si sapeva ancora nulla del film» spiega il direttore della casa editrice Tommaso Gurrieri, «avevo letto una recensione del libro su Le Monde e mi sono incuriosito. Ci sono tre milioni di persone che vivono in quella condizione negli Stati Uniti: la storia di Nomadland è un fenomeno nuovo per l’Europa e l’Italia. È un libro scritto benissimo, con valori letterari e politici importanti».

La scelta di pubblicare Nomadland è dipesa anche dalla mission dell’editore: «Siamo molto sensibili a temi come le difficoltà della vita, la fragilità, le incoerenze della società: come si vede dalla nostra collana dedicata ai libri per bambini e alcune biografie che abbiamo pubblicato, da quella di Lawrence Ferlinghetti a Nadja Spiegelman». 

Dopo le trattative con la casa editrice americana, Nomadland è uscito in Italia con la traduzione di Giada Diano, una delle migliori traduttrici per l’America: «Jessica Bruder ha compiuto un’inchiesta straordinaria perché ha vissuto tre anni in un van a noleggio, lavorando anche per Amazon come i suoi protagonisti. Ha scritto le loro storie con uno stile narrativo che sta uscendo anche ora in Italia» spiega Tommaso Gurrieri.

Il legame con il nostro paese è dato anche dal fatto che Jessica Bruder ha terminato l’ultima parte del libro in Italia, sul lago Maggiore. Ma ci sono anche altri punti che ci riguardano, soprattutto sul piano politico: «In Italia il lavoro è precario, ma è più tutelato rispetto agli Stati Uniti. Inoltre c’è il problema dell’età: chi perde il lavoro a cinquant’anni non ha molte possibilità di trovarne un altro» evidenzia l’editore aggiungendo che «il libro è scritto da una donna, il film è diretto e interpretato da donne: entrambi raccontano storie di donne, giovani e anziane. È una storia al femminile in toto».

È inevitabile il paragone tra libro e film: «Le persone di cui Jessica parla nel libro sono gli attori nel film, come per il cinema neorealista italiano. La stessa Linda May è coprotagonista nel libro e nel film. Ovviamente la pellicola è più leggera: la protagonista – interpretata da Frances McDormand e inventata apposta per il film – fa da legante a tutte le storie ed è stata un’idea molto bella. Nel libro le storie sono legate dal viaggio e in ogni luogo si trova una storia» continua Gurrieri, «il film ha la forza di far vedere una realtà marginale: il fatto che poi che sia stato girato e interpretato da donne e abbia vinto così tanti premi, compreso l’Oscar che è il massimo della popolarità, la dice lunga su ciò che stiamo vivendo oggi».  

La fama di Nomadland è riconosciuta anche dal mercato editoriale come conferma il direttore di Clichy: «Siamo una realtà piccola ricoperta da una grande attenzione che ci ha fatto salire per due settimane nelle classifiche dei libri più venduti. Siamo molto soddisfatti e speriamo verso la fine dell’estate di organizzare delle presentazioni del libro con l’autrice».

Non solo l’America ha bisogno di Nomadland: dopo la pandemia, l’Italia e l’Europa hanno dimostrato che il sistema economico su cui hanno fondato facile ricchezza e sfruttamento dell’ambiente, è andato completamente in tilt. Ritornare come prima sembra doverosamente impossibile. Nomadland non offre soluzioni, ma insinua facilmente il dubbio che qualcosa deve necessariamente cambiare.

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