Ode alla seta: l’Antico Setificio Fiorentino

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Setificio1Una breve storia della seta e del prestigioso Antico Setificio Fiorentino che porta avanti una tradizione davvero millenaria.

La parola “seta” evoca esotismo, lusso ed eleganza anche oggi dopo cinquemila anni di storia. Furono i cinesi verso il 3000 a.C. a scoprire che da alcuni bozzoli biancastri si poteva ricavare un filamento lungo, impalpabile e assai luminoso. Tessendo le secrezioni del baco del gelso si ricavano tessuti lucenti, dal drappeggio unico, rimasti a lungo un segreto, oltre che appannaggio imperiale. Si narra che la corte cinese non fosse rimasta sedotta soltanto dal piacere tattile e visivo di un simile materiale ma dal contenuto allegorico racchiuso nella sua genesi: la seta è l’arresto di una metamorfosi, una gestazione interrotta anzitempo per saziare l’umana voluttà. Il baco infatti dopo la nascita si nutre unicamente di foglie di gelso. Diventato adulto o quattro settimane inizia a secernere un filamento, lungo fino a tre chilometri, con il quale forma un bozzolo. All’interno del bozzolo il baco diventa crisalide e poi farfalla. Nella fase d’incubazione della crisalide interviene l’uomo che interrompe il processo mediante bollitura. La crisalide muore all’interno e il filamento può essere utilizzato in tutta la sua lunghezza. Così non sarebbe se la farfalla riuscisse ad uscire lacerando il bozzolo e rendendo inutilizzabile la seta.

Setificio3Dotata di una carica simbolica al limite dell’erotismo approdò nella città e nell’epoca storica più adatta ad esaltarne le potenzialità: la Firenze prospera e gaudente dei Medici. I rasi cangianti, damascati e complessi broccati erano prerogativa dei mercanti fiorentini e di una delle corporazioni più influenti del Rinascimento: quell’Arte della Seta in grado di finanziare numerose opere di Filippo Brunelleschi tra cui la cupola della cattedrale di Santa Maria del Fiore e lo Spedale degl’Innocenti di piazza S.S. Annunziata.
Dopo qualche anno dalla soppressione dell’Arte, alcune tra le più importanti famiglie fiorentine coinvolte nella lavorazione serica non si rassegnarono alla possibile estinzione di un capitolo così unico della storia della città e decisero di consorziarsi in un’unica grande bottega: era il 1786 quando a San Frediano nacque l’Antico Setificio Fiorentino. Un’opera straordinaria non solo per l’inedito “format” ma anche per la quantità di attrezzi, documenti e disegni tutt’ora conservati in riva all’Arno.
A far bella mostra di sé in fondo al giardino di via Bartolini, un orditoio verticale perfettamente funzionante realizzato nel ’700 sulle specifiche di Leonardo da Vinci. All’interno domina il movimento coordinato di mani e piedi intenti a tessere un gran numero di stoffe tinte manualmente in una vasca d’acqua bollente ed estratti naturali che garantisce colori unici da un bagno all’altro: dal “filaticcio Setificio4toscano”, nelle nuances della natura fino all’“ermisino”, un raro taffetà di matrice rinascimentale in pura seta con effetto cangiante adatto sia per sofisticati tendaggi che per abiti da cerimonia passando per le tipiche “focature” dello shantung e del tussah. Tessuti preziosi e rarissimi rientrati in produzione dal 1954, quando il re della seta stampata, il Marchese Emilio Pucci di Barsento, divenne socio di maggioranza del setificio. Il figlio Alessandro restaurò tutti i macchinari: uno su tutti il piccolo telaio del ’600 su cui vengono ancora create frange ed effettuati lavori di restauro. I disegni delle stoffe sono gelosamente custoditi nell’archivio storico e possono essere riprodotti su richiesta del cliente. Nel 2010 l’industria serica fu ceduta a Stefano Ricci, designer fiorentino d’indiscussa capacità imprenditoriale che ha portato il setificio alla ribalta mondiale. La committenza, al pari del prodotto è di primo ordine: su tutti le dimore storiche italiane ed estere: il Quirinale, Palazzo Madama, Palazzo Pitti e il museo degli Uffizi per citarne alcune.

***English version*** 

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Around 3000 b. C. the Chinese discovered that a long, bright fibre could be extracted from the mulberry worm’s cocoon.
The Chinese court was fascinated not only by the tactile and visual pleasure of silk but also by the allegoric content of its genesis: silk is the interruption of a metamorphosis, an unfinished gestation decided by men. After it is born, the worm only eats mulberry leaves. When adult it starts to secrete a fibre that it will be used for the cocoon. Inside the cocoon, a worm becomes a chrysalis and then a butterfly. During the chrysalis incubation period the process is interrupted by men through boiling. The chrysalis dies and the fibre can be used. If the butterfly could get out ripping the cocoon, the silk would not be usable.
Silk arrived in Florence during the Medici period and had its own corporation, one of the most influential and powerful in the Renaissance. The corporation of Arte della Seta financed works such as the Brunelleschi’s Cupola and Spedale degl’Innocenti in S.S. Annunziata’s square. After its suppression, some of the most important florentine families involved in the manifacture of silk decided to form a consortium: in 1786 the Antico Setificio Fiorentino started its business in San Frediano neighborhood.
In the garden of Via Bartolini, there’s a perfectly working vertical warper realized during the XVIII century. Perfectly coordinated hands and feets weave manually fabrics which are dyed in boiling water with the addition of natural extracts that give uniques colours and nuances: from “filaticcio toscano” to “ermisino” and the typical “focature”. These precious and rare fabrics got back into production in 1954, when the king of silk Marquis Emilio Pucci di Barsento became the major stakeholder of the silk factory.
His son Alessandro restored all the machines. Fabric designs are still kept in the historical archive and may be reproduced upon request.
In 2010 the factory was bought by Stefano Ricci, a florentine designer who brought the silk factory to worldwide success.

Renzo Ruggi

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