rane fritte

Ricette immorali: le rane fritte

Le rane fritte sono Piccole, croccanti, scandalose quanto basta.

C’è un lato pop e un lato oscuro nel mangiare le rane fritte. Pop perché ti senti un po’ dentro un film asiatico, tipo Chungking Express, con i personaggi che sgranocchiano piatti assurdi alle tre di notte sotto le insegne al neon. Oscuro perché in Italia non è esattamente un comfort food, e il solo raccontarlo agli amici ti fa sembrare un po’ borderline.

Eppure i francesi ne hanno fatto un vanto nazionale: les cuisses de grenouilles sono considerate una prelibatezza almeno dal Settecento. Già nel Cinquecento si racconta che i monaci le cucinavano nei conventi, perché – sorpresa – non erano considerate “carne” e quindi si potevano mangiare anche in Quaresima. 

Ma torniamo a noi. C’è chi le ha assaggiate in ristoranti fine dining, chi le ha viste nei mercati asiatici infilzate negli spiedini come se fossero patatine. Le mie arrivano dal Ristorante Arte d’Oriente, in una vaschetta take away di alluminio, con le bacchette infilate alla buona. Erano una new entry del menu e ho pensato “Perchè no”. Dorate, croccanti fuori e morbide dentro, servite con salsa in agrodolce. 

La forma – no, non sono cosce ma esatte metà – ti fa sorridere e dire Non dovrei, ma lo faccio lo stesso. Il sapore invece è innocente, ricorda vagamente il pollo anche se la carne è più umida e buona, buonissima. Avrebbero potuto fare da cameo in un diner americano di Tarantino o in una bettola di Hong Kong: uno snack proibito, croccante e godurioso, da spolpare a mani nude. Promosse.

Disclaimer: questa rubrica – nata come tributo al libro Ricette Immorali di Velázquez – è scritta da chi, fino a pochi anni fa, non mangiava nemmeno i crostacei, né la trippa. C’è speranza per tutti. 

di Francesca Luna Noce @francescalunanoce; Foto a cura di Giallo Zafferano

Articolo proveniente dal numero autunnale del magazine F.U.C.K. (Florence Urban Cocktail Kitchen)