Sex Pizzul, il calcio celebrato nella sua quint’essenza

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24 settembre 2021. I Sex Pizzul tornano in campo con il loro ultimo EP, SuperSocrates, pubblicato da Annibale Records. L’EP è stato anticipato dal singolo Dr. Socrates, pubblicato l’undici giugno, giorno in cui sono stati inaugurati gli Europei di calcio.

Irene Bavecchi (basso e voce), Francesco D’Elia (synth e voce) e Simone Vassallo (batteria e voce) ci hanno raccontato album, aneddoti e passioni della band fiorentina che ha messo al centro della loro opera il calcio, nella sua quint’essenza.

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Com’è nato SuperSocrates? Che cosa significa per voi?

“L’EP è nato su commissione della compagnia Teatro Elettrodomestico, per il loro spettacolo omonimo, dedicato appunto alla figura del campione brasiliano. Abbiamo ovviamente accettato con entusiasmo perché la sua è una storia abbastanza incredibile e più che mai non circoscritta alle sole vicende calcistiche, bensì inscindibilmente legata alla storia di un’intera nazione. Un esempio perfetto di come il calcio spesso non sia solo calcio.”

Come mai avete deciso di intitolare così l’EP?
“Proprio perché lo spettacolo si chiama SuperSocrates. Inoltre, il titolo identifica efficacemente quelle qualità da “supereroe” che abbiamo “disegnato” sul personaggio di Socrates attraverso la nostra musica.”

L’immaginario calcistico si riverbera nei vostri testi per celebrare squadre, giocatori e allenatori. Il calcio e i suoi interpreti sono una metafora lucida di ciò che succede in società, fuori dai rettangoli verdi?

“Ne sono senza dubbio uno specchio, molto spesso più allucinato che lucido. Noi attingiamo da quell’immaginario proprio perché dal calcio possono scaturire una miriade di sottotemi narrativi, tra i più vari: politica, sesso, guerra, e chi più ne ha più ne metta. Spesso le vicende a cui il calcio si lega hanno dell’incredibile, e perciò diventa facile costruirne di ancor più fantasiose.”

Vi siete mai chiesti perché il calcio sia uno sport così popolare in Italia?

“Diremmo anche nel mondo. Perché è un gioco bellissimo, di una semplicità incredibile e chiunque può giocarci.”

Da cosa nasce il vostro amore verso questo sport?

Per la sua semplicità e la sua inclusività.”


Il gergo calcistico è penetrato molto al di fuori dell’ambito in cui è nato: basta pensare alla politica che molto spesso attinge a vocaboli ed espressioni propri di questo sport. Utilizzando un linguaggio conosciuto dai più, si arriva più facilmente a destinazione?

“Evidentemente. In Italia il calcio è molto pervasivo, soprattutto a livello comunicativo e senza dubbio alcune espressioni idiomatiche sono oramai parte del linguaggio comune. Inoltre alcuni termini sono ormai universali, il che ci consente di fare dei grandi minestroni linguistici nei nostri testi dando comunque degli appigli all’ascoltatore. Basta usare termini come goal, corner, tiki taka o Maradona e chiunque capisce di cosa stiamo parlando, indipendentemente lo si faccia in italiano, in arabo, in russo o in portoghese, come nel caso di Mounir“.

Il vostro EP è stato anticipato da Dr.Socrates, uscito il giorno stesso in cui sono cominciati gli Europei, l’undici giugno. Chi è il protagonista della canzone?

Socrates è stato un calciatore, un dottore in medicina e un rivoluzionario. Sotto la dittatura, con la sua squadra -il Corinthians- ha concepito un nuovo modo di essere squadra, gruppo e collettivo. Era il tempo della “Democracia Corinthiana” fondata su un’autogestione da parte dei calciatori e di tutto lo staff. Le decisioni venivano prese votando tutti insieme, dal magazziniere al bomber, e nessun voto pesava più dell’altro. Vinsero due campionati contro i loro rivali di sempre, il San Paolo. Poi arrivò qui a Firenze, dove purtroppo viene ricordato solo per aver giocato in una (presunta) fase calante della carriera, quando semplicemente non era il suo posto.”

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Dal vostro precedente album, Anticalcio, sono passati due anni. Che cosa differenzia e che cosa accomuna gli ultimi due lavori?

“Forse una maggior accuratezza e attenzione rispetto ad alcuni dettagli produttivi. Anche se, naturalmente, Supersocrates guarda più al Brasile che ad altri mondi da noi toccati in precedenza.”

Che cosa vi aspettate da questo lavoro?

“Essendo un’opera un po’ ibrida, a metà tra un EP e una colonna sonora, SuperSocrates fa in realtà storia un po’ a sé. Non possiamo considerarlo un disco vero e proprio, per cui le aspettative vanno semplicemente ricalibrate in relazione a questo fatto.”

Che cosa farete, adesso che l’album è stato pubblicato?
“Per adesso suoniamo dal vivo, fortunatamente, in questo periodo di sostanziale incertezza. Parallelamente, ci metteremo presto a lavorare sul terzo disco.”





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