Ai Weiwei. Libero: la nuova “arte di inchiesta”

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Ai WeiWei. Libero in mostra a Palazzo Strozzi fino a gennaio 2017, un continuum di contrasti tra attaccamento al proprio paese e sentimento di evasione e sovversione.

weiwei_5Artista dalla presenza massiccia e dal passo deciso, Ai Weiwei si farebbe notare a colpo d’occhio ovunque: e così è stato anche per chi lo ha visto passeggiare per le strade
di Firenze nei primi giorni di apertura della sua mostra a Palazzo Strozzi, Ai Weiwei. Libero. Hanno anticipato il momento dell’opening una quantità indefinibile di
manifesti fucsia che hanno letteralmente invaso la città: si tratta infatti della sua prima esposizione in Italia, dopo il grande successo della retrospettiva alla Royal Academy of Arts di Londra dell’anno scorso. La mostra a Palazzo Strozzi coinvolge tutto lo spazio espositivo, dal Piano Nobile, il cortile e la Strozzina, alla facciata con l’installazione degli ormai ben noti gommoni rossi, che mette in chiaro fin da subito il metodo diretto dell’artista di sbattere la realtà in faccia senza troppi filtri: il primo mondo dei bei palazzi rinascimentali a contrasto con il terzo mondo che rischia la vita ogni giorno sui gommoni alla ricerca di speranze per il futuro.
L’esposizione è una riflessione sull’individuo e pone l’attenzione sugli aspetti sociali che condizionano le vite dei cittadini cinesi (ma non solo), superando quel confine nettamente politico cui Ai Weiwei è generalmente associato per il suo ruolo di attivista impegnato nel contesto della Repubblica Popolare Cinese. Una parte fondamentale del suo lavoro di inchiesta contro le direttive del governo cinese è stata la battaglia per la weiwei_8trasparenza nel periodo successivo al terremoto che colpì Sichuan nel 2008. Tra le 70.000 vittime del sisma molti erano bambini che si trovavano a scuola. Il serpente esposto sul Piano Nobile, Snake bag, è infatti costituito da 360 zainetti di scuola, in ricordo dei bambini vittime delle «costruzioni in tofu», come le definì Ai Weiwei. Denuncia del mancato rispetto delle norme di sicurezza nelle costruzioni che ci ricorda quello che è successo all’Aquila e ad Amatrice.
Nel 2009, Weiwei pubblicò sul suo blog un elenco di tutti i nomi dei bambini, raggiungendo fino a 10.000 visualizzazioni il giorno in cui venne oscurato dal governo cinese: è da quel momento che l’artista ha iniziato a servirsi in modo massivo di social media come Twitter e Instagram, sostenendo che «Internet è la cosa migliore che potesse capitare alla Cina». Ne danno prova la raccolta di foto nelle due sale della Strozzina, che, estrapolate dai vari social, dimostrano il seguito che Ai Weiwei è riuscito a raccogliere nei suoi anni di attivismo. L’artista parla della valenza che possono avere nuove forme d’arte, anche se verrebbe più da pensare a una vera e propria mescolanza di generi: arte visiva, arte concettuale, fotoreportage, giornalismo di inchiesta, social media… tutto questo è parte del lavoro di Ai Weiwei. Come dimostra la serie Photographs of surveillance, in cui inverte i ruoli tra sorveglianti e sorvegliati, scattando foto degli agenti incaricati di tenerlo sotto controllo in ogni singola fase della sua attività.
weiwei_3L’arte è di per sé una forma di espressione, quindi una libertà di espressione personale. Nel contesto della Cina, questa non può che essere intrinsecamente legata alla politica. L’artista si sente nel mezzo di un rapporto ambivalente con il proprio paese, tra un senso di appartenenza e uno di ribellione, in un mondo aggrappato alla tradizione ma che cerca la modernità.
È il significato di Dropping a Han Dynasty Urn, una serie di tre fotografie in LEGO ritraenti una performance del 1995, in cui Ai Weiwei distrugge un’urna funeraria carica di oltre duemila anni di storia. L’espressione indifferente indica l’atto consapevole di «barbarie culturale», che per quanto brutale porta la stessa aurea di distruzione verso la tradizione che la Rivoluzione Culturale di Mao portò contro l’eredità storica del paese, eliminando tutto ciò che riconducesse al passato a suon di slogan come «distruggiamo il passato per costruire il futuro». La risposta di Ai Weiwei è stata «I love the culture but I want to break with it, I want something new». Ed è così che ha dipinto altri vasi dal valore storico e culturale incalcolabile con della vernice da carrozzeria, mescolando una volta per tutte tradizione e contemporaneità, e dando un taglio netto al valore dell’oggetto. Ma nonostante tutto, resta sempre un legame alla tradizione, alle figure mitologiche sospese nella penultima sala della mostra, con riferimento allaweiwei_1
cultura ancestrale della Cina della sua infanzia, così come la vicinanza ai personaggi ribelli della storia del Rinascimento italiano con i ritratti con i mattoncini LEGO di Dante (l’esiliato per eccellenza), Filippo Strozzi (bandito per anni dai Medici), Girolamo Savonarola (giustiziato per la sua opposizione alla Chiesa di papa Borgia) e Galileo (processato per aver difeso le proprie idee). Un continuum di contrasti tra attaccamento al proprio paese e sentimento di evasione e sovversione.
La mostra resterà aperta fino al 22 gennaio 2017 e per uscirne soddisfatti consiglio il film Ai Weiwei, Never Sorry del 2012 o il documentario della BBC, Ai Weiwei, Without Fear or Favor del 2010. •

ENGLISH VERSION>>>>
Ai Weiwei drew the attention in the streets of Florence during the first days of his exhibition at Palazzo Strozzi. This is his first exhibition in Italy after the great success of his retrospective at the Royal Academy of Arts of London one year ago. Ai Weiwei. Libero shows clearly the direct method of the artist of throwing reality right in the face of his audience without too many filters. We can observe the strong contrast between a world of weiwei_2Renaissance palaces and the poor condition of the third world which risks everyday the lives of its inhabitants.
The exhibition is a reflection on the individual and stresses many social aspects
that influence the lives of the Chinese people (but not only). A fundamental part of his work of inquiry against the Chinese Government has been the battle for transparency after the earthquake that hit Sichuan in 2008. There were a lot of children among the 70.000 victims and they were mostly at school when it happened. His Snake bag, in fact, is built with 360 school bags in memory of those children, victims of those «tofu buildings», as he defined them. In 2009 Ai Weiwei published a list of the children’s names, reaching 10.000 visualizations the day the Government blocked it: from that very moment the artist started using social networks intensively – like Twitter or Instagram – stating that «Internet is the best thing that could happen to China».
In the series of photos Photographs of surveillance, we see how he is able to play with different points of perception, the roles of people kept under surveillance and the supervisors exchange questioning who is the subject who’s kept under control.
weiwei_4Art is a form of expression, and therefore an expression of the individual freedom. In China this is linked to politics and in fact the artist feels an ambivalent relationship with his own country: a mix of belonging and rebellion, attached to tradition on one side, looking for modernity on the other. Dropping a Han Dynasty Urn represents a 1995 performance where he destroys an ancient urn. His indifferent expression stresses the awareness of the act of «cultural barbarity», similar to the one of Mao’s Cultural Revolution, which led the country to destroy tradition in order to «build the future». Ai Wei Wei’s answer was: «I love culture but I want to break with it, I want something new».
The exhibition will be open until 22nd January 2017. We suggest to watch: Ai Weiwei, Never Sorry (2012) or the BBC documentary Ai Weiwei, Without Fear of Favor (2010).

Testo di Roberta Poggi, foto di Roberta Poggi e Ai Wei Wei

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