VIOLA IN RIVA AL MARE

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Impegno domenicale contro il Cagliari, nella terra che fu l’impero del grande Gigi Riva

Un impegno ostico, in una terra tanto meravigliosa quanto ostile per i forestieri, domani la Fiorentina vola a Cagliari, un Cagliari reduce da un periodo molto positivo, culminato con la vittoria a San Siro contro l’Inter. I rossoblù di Rastelli venderanno carissima la pelle davanti al proprio pubblico, esaltato dall’approvazione del progetto per il nuovo stadio, che regalerà una nuova casa speciale ad i tifosi. Dalla parte opposta della barricata, una Viola bella di notte, micidiale in Europa, ma balbuziente in campionato, dove i ragazzi di Paulo Sousa sembrano proprio non riuscire ad ingranare. Non mancano solidità difensiva ed organizzazione tattica, ciò che preoccupa è la difficoltà di segnare, di dare sbocco alle trame offensive, cosa che l’anno scorso riusciva con grande scioltezza. 

Abbiamo toccato due argomenti che ci danno lo spunto per raccontare una storia, la storia di un illustre avversario, il cagliaritano più forte della storia del calcio, i due argomenti sfiorati sono l’ostilità della terra sarda per i forestieri, e l’importanza di avere un attacco micidiale. Ecco che prende forma la poesia calcistica di un grande uomo, di un campione dalla classe cristallina: Gigi Riva, Rombo di Tuono.

Ala sinistra dal talento purissimo, mancino naturale in grado di dipingere, attaccante infallibile, uomo schietto e sincero, vero ed onesto, perno assoluto della Nazionale Italiana: tutto questo era “Rombo di Tuono”. Questo soprannome fu coniato dal grandissimo Gianni Brera, giornalista espertissimo, mente brillante, penna e voce che rivoluzionarono il modo di vivere e raccontare il calcio. Lo amava e lo venerava, come tutti gli appassionati di questo sport, perché Gigi Riva, lo si amava e basta, indipendentemente dal colore della maglia. 

Nasce nel novembre del 1944, lo stesso mese in cui viene smantellato Auschwitz, la seconda guerra mondiale sta volgendo al termine e l’Italia è in piena fase di Liberazione nazionale. Nasce in un paese sul Lago Maggiore, in provincia di Varese, a Leggiuno per la precisione, da una famiglia umile e sfortunata. Dapprima perde il padre, giovanissimo, poco dopo muore anche la madre e sarà la sorella ad occuparsi di lui. Inizia a giocare nelle selezioni giovanili del suo comune e passa poi al Legnano, dove viene notato dagli osservatori del Cagliari, allora militante in serie B. A 18 anni viene acquistato e portato in Sardegna, quel giorno ebbe inizio un amore senza fine, destinato a durare per sempre. Immaginate che cosa può significare per un ragazzo, nato e cresciuto in un comune della Val Padana, trasferirsi all’improvviso sull’isola, dove l’aria è diversa, il paesaggio è diverso, le abitudini sono differenti, ma soprattutto dove la gente è differente. Abbiamo deciso di raccontare la storia di Gigi Riva citando alcune sue frasi significative, che parlano di Cagliari e dei sardi, frasi che ci fanno capire l’affetto e l’attaccamento del campione a questa terra incantevole. Non elencheremo i numeri impressionanti delle sue gesta, per quello ci sono gli almanacchi, ci limiteremo ad assaporare l’amore attraverso le parole di un fuoriclasse leggendario.

«Partimmo la mattina da Milano con un turboelica che fece scalo a Genova e poi ad Alghero. Arrivammo a Cagliari, di sera, e quando vidi le luci nel golfo mi lasciai scappare: “Quella è l’Africa!”. Lupi si arrabbiò e mi diede un calcio nel sedere. Il giorno dopo andai al campo, l’Amsicora, che non aveva un filo d’erba e pensai “Dove sono capitato?”. Però i ragazzi mi fecero festa e l’argentino Longo, una bella persona, mi prese subito sotto la sua protezione».

 

«Avevo alcuni amici fuori dal calcio: soprattutto pescatori, a cominciare da Martino. Mi voleva bene come un figlio, fu uno dei primi a invitarmi a casa sua, dove mi insegnò a mangiare il pesce con le mani, lasciando soltanto le lische».

«Ho capito di amare la Sardegna andando nelle case dei pastori e negli ovili. Una volta mi portarono in un paesino, a Seui, in provincia di Nuoro mi pare, e sulla credenza di un’anziana, notai anche una mia foto, tra i santini dei suoi genitori. L’amico che mi accompagnava chiese perché c’era la mia foto e la donna, senza riconoscermi, rispose: “Quello è buono”». 

«Dei sardi mi colpì la generosità. Mi hanno sempre fatto sentire uno di loro, attorno a tavolate con salsicce e maialino. E poi abbiamo lo stesso carattere, non ci mettiamo in mostra, siamo silenziosi».

Abbiamo deciso di rendere omaggio ad una figura mitologica, ad un avversario che ha fatto grandi tutti gli avversari che ha incontrato, abbiamo voluto parlare di lui perché siamo innamorati di questo gioco e di tutte le sue carte più vincenti, che lo rendono uno spettacolo in continuo divenire. Non ci dimenticheremo certo di citare due aneddoti particolari, legati a questo match che si preannuncia avvincente. Ci sono due partite, giocate contro il Cagliari, che più di altre segnarono la storia della Fiorentina, una portò in dono uno dei regali più belli che il Dio del calcio abbia mai fatto ad i tifosi viola, l’altra graffiò la pelle dei gigliati, lasciando una cicatrice che fa male ancora oggi. 

Anche se l’ordine temporale ci suggerirebbe il contrario, prima parleremo del graffio, poi del regalo, per chiudere in bellezza.

16 maggio 1982, l’anno del mondiale di Spagna,  è la Fiorentina di De Sisti e di Graziani, di Pecci e Cuccureddu, una squadra bella e solida che si gioca lo scudetto con la Juventus. Un testa a testa incandescente che vede i Viola affrontare il Cagliari proprio all’ultima giornata. Risultato che sembra bloccato, 1 a 1, Graziani segna, ma l’arbitro annulla. Il mitico Sandro Ciotti a Radio Rai, annuncia il pareggio finale a Cagliari, per la disperazione viola, la Juventus è campione d’Italia, uno smacco tremendo. Sarà solo il primo, di una serie di episodi che faranno infuriare Firenze tutta, affrescando una rivalità che dura, intatta, fino ad oggi.

1973, la Fiorentina conduce un buon campionato, chiudendo, alla fine, al quarto posto, la partita col Cagliari arriva al termine della stagione, un match chiuso dalle reti dei viola Scala e Saltutti, che archiviano la pratica, ma ciò che incide questa semplice partita nel mausoleo della storia, è quello che accade all’ultimo minuto. Al novantesimo, infatti, segna un ragazzino con la maglia viola, sarà il primo di ben 61 gol distribuiti in 14 stagioni, sarà il primo lampo di una stella che continua a brillare, indimenticata, nel firmamento viola. Contro il Cagliari, segnò il suo primo gol Giancarlo Antognoni.

Non si sa mai quali sono le partite che segneranno la storia del calcio, un po’ come non si conoscono i giorni che cambieranno la nostra vita. E allora, avanti tutta e forza viola!

Gianluca Parodi.

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