Firenze raccontata da una sfashion blogger. FUL intervista Marina Morgatta Savarese.

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Un esordio da stilista e designer, l’amore per la scrittura, un blog, l’approdo all’insegnamento. Marina Savarese aka Morgatta è un vulcano di idee ed energia creativa! La sua ultima fatica è una guida di Firenze tutta al femminile – “Firenze al Femminile”, edita da Morellini.

 

Marina partiamo dalle presentazioni: ti definisci “atipica fashion designer, blogger ironica e scrittrice irriverente”, oltre ad essere una docente al Polimoda di Firenze.

Ci racconti come sei arrivata a coniugare tutte queste tue passioni?
Diciamo che non sono mai stata una personalità tranquilla! A 10 anni volevo fare la stilista e ho improntato il mio percorso di studi in quella direzione. Poi mi sono resa conto che la realtà non era quello che mi aspettavo; sono passata dal fare la stilista per una grossa azienda ad aprire il mio Concept Store a Firenze, Open, insieme a due socie; ho lavorato come libera professionista, aperto negozi temporanei e ho cominciato a scrivere sul web. Le competenze maturate in questi anni mi hanno fatto approdare all’insegnamento, che amo profondamente: fare formazione mi fa crescere ogni giorno di più, in virtù dello scambio costante con i miei studenti. Non so se sono riuscita a coniugare tutto alla perfezione, continuo ad avere momenti di perplessità sulle scelte compiute e non saprei ben definire che lavoro faccio! Ho pensato spesso a mollare delle cose e farne solo una per definirmi in un mestiere. Poi un giorno ho capito che non potevo mettere da parte le mie passioni: fare moda, scrivere, insegnare, organizzare eventi sono il mio modo di comunicare, di raccontare la realtà come la vedo io, di far riflettere sul mondo che ci circonda.

Recentemente hai anche creato una collezione di moda pret-à-porter.Ti senti più fashion designer, blogger o scrittrice? Sicuramente non ti piace stare ferma!

Moda e scrittura sono due passioni molto forti che alimento quotidianamente e sto cercando di veicolarle in un progetto che le racchiuda. Non so cosa mi sento di più, a volte l’una a volta l’altra cosa.

Campana di nascita e livornese di adozione, come sei approdata nella città della Cupola? Firenze ti ha fatto innamorare con il suo sorriso? (Ndr. citazione da “Firenze al Femminile”)

Più che amore è stato interesse: a Firenze sono arrivata a 18 anni, per frequentare il Polimoda. Le mie amiche poi andavano tutte a studiare a Milano, Roma o all’estero e io mi sentivo anche un po’ sfigata a trasferirmi a un’ora da casa. Alla fine però ce l’ha fatta a farmi innamorare, non tanto da rimanerle fedele, ma abbastanza da farmi ritornare sempre.

Dopo due libri ironici sull’arte della seduzione, l’anno scorso hai pubblicato il saggio Sfashion, che smentisce molte delle tendenze dell’attuale mondo della moda. Da dove nasce l‘idea?

Sfashion ( qui il nostro articolo) nasce dalla mia esperienza lavorativa in quel mondo: 15 anni nei quali ho ricoperto diversi ruoli che mi hanno permesso di entrare in contatto con personaggi e addetti ai lavori, di vivere e conoscere questo mondo nel bene e nel male, con le sue meravigliose contraddizioni. Quando mi è parso che la situazione stesse degenerando – ascesa inspiegabile di fashion blogger, dettami estetici vincolanti per milioni di donne, il vortice del fast fashion guidato dal consumismo – ho deciso di “sfasciare” il tutto per portare l’attenzione su un modo diverso di vivere la moda: meno fashion victim e più sfashionisti consapevoli!

Il tono irriverente e semiserio di Sfashion ricorda i consigli e gli “scivoloni” del tuo blog I hate bananas. Quanto il libro è figlio del blog?

Il blog è sicuramente il papà del libro. La primissima idea era proprio quella di raccogliere tutti gli articoli e farne un albo degli scivoloni illustrati. Poi il progetto ha preso una piega più articolata. Gli scivoloni sono il pretesto per parlare di come la moda a volte suggerisca capi e outfit né belli né pratici, ma che vengono assunti in maniera incondizionata grazie al potere della Moda e di tutto quello che le gira intorno.

Passiamo ora ad una pubblicazione di natura diversa: il tuo ultimo libro, edito da Morellini Editore, è una sorta di guida turistica rigorosamente al femminile. Ce ne parli un po’?

Firenze al Femminile è di fatto una guida turistica “d’autore”. Non è didascalica, ha il sapore di chi la città la conosce e la vive quotidianamente, con i suoi aneddoti, angoli nascosti e personaggi. Trovare la chiave di scrittura (e di lettura) è stato impegnativo. Senza contare l’ansia da prestazione: raccontare la “Culla del Rinascimento”, che tutti amano e conoscono, cercando di farlo in una maniera differente, non è stato affatto semplice!

Come ti è venuta l’idea di raccontare Firenze e le sue tradizioni con un paio di lenti rosa? C’è stato un episodio particolare da cui hai preso spunto per l’ideazione del tuo libro?

L’idea non è stata mia, ma del mio editore – Morellini – specializzato in guide low cost, con una collana di guide al femminile di svariate città italiane. Ho notato subito che Firenze mancava all’appello e mi sono proposta. Nell’iniziale momento di blocco dello scrittore, ho deciso che avrei scritto il libro con la mia voce, i miei toni ironici, facendo finta di accompagnare in giro un’amica. In effetti ho girato un sacco: scrivere questo libro è stata un’occasione anche per riscoprire e ri-innamorarmi della città.

Dalle nobildonne alle moderne imprenditrici, Firenze al femminile conduce il visitatore in giro per la città, dispensando curiosità e fatti storici. Come hai reperito le informazioni sulle figure a cui presti la voce?

Studiando e leggendo un sacco, ma anche parlando con la gente, fiorentini e fiorentine doc, che mi hanno fornito un sacco di aneddoti e curiosità che ignoravo. Ho avuto anche la fortuna di ospitare, in quel periodo, un’amica che stava seguendo il corso per diventare guida turistica: ogni volta che avevo un dubbio potevo rivolgermi alla mia “wiki-florence” personale!

Ci racconti la storia o le storie, tra quelle da te scoperte, che ti hanno colpito di più? Io sicuramente non mangerò più un macaron senza sentirmi un po’ Caterina de’ Medici (ideatrice di questi pasticcini)!

Gli intrighi di corte mi hanno appassionata tantissimo: i Medici erano degni di una soap opera alla Beautiful! E’ stato singolare scoprire che dietro a tante meraviglie di oggi c’è stata la mano di una dama, opportunamente mascherata dal volere di un sovrano. Anche io ho un debole per Caterina de’ Medici: trovo parecchie assonanze con la “bruttina” intelligente, piena di idee e un po’ misteriosa.

Per il tuo libro ti sei avvalsa della collaborazione di Erika Bastogi, la fotografa che ha realizzato il booktrailer di Sfashion. Due donne che collaborano per un libro su (altre) grandi donne: Morgatta è una femminista?
Morgatta non ama le definizioni e gli estremi. Sicuramente sono femmina e professionalmente mi piace collaborare con le donne che stimo e con le quali mi sento in sintonia. Adoro raccontare storie di donne perché me le sento più affini, quindi mi risulta più facile, ma amo anche analizzare il mondo maschile – semplice e complesso insieme. Erika è una professionista di cui amo l’estetica e il modo di lavorare. Io scrivo, ci scambiamo idee e lei riesce a interpretare perfettamente il mio pensiero. E poi la guida doveva essere femminile al 100%…foto comprese!

Un’ultima domanda: a quali progetti stai lavorando al momento? Leggeremo presto un’altra delle tue divertenti guide?

Al momento mi trovo a Ibiza, dove sto lavorando e progettando per il presente e il futuro. Sfashion è ancora presente e sta prendendo nuove forme: corsi, un magazine, un evento. Il mio nuovo progetto creativo invece è Sartoria Letteraria, laboratorio artigianale in cui fondere moda e scrittura, parole e tessuti, una parte da indossare e l’altra da leggere, unite e separate allo stesso tempo.

Marina vi aspetta in libreria per (ri)scoprire Firenze da una prospettiva decisamente diversa dal solito, più femminile ma con l’impronta inconfondibile di Morgatta.

Elisa D’Agostino.

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