Addio a Francesco Nuti, artista poliedrico che non aveva paura di osare

Francesco Nuti

Comico, attore, sceneggiatore, regista. Caratterizzato da una costante aurea di nostalgia, l’artista toscano ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama cinematografico italiano.

Il regista e attore toscano Francesco Nuti è morto oggi a 68 anni. Noto per la sua versatilità e il suo carisma, è stato un artista poliedrico, capace di affrontare ruoli comici e drammatici con la stessa maestria, regalando grandi interpretazioni memorabili che gli hanno guadagnato il rispetto e l’ammirazione di critica e pubblico. Nel corso della sua carriera, ha contribuito a creare opere cinematografiche che sono diventate vere e proprie pietre miliari del cinema italiano e per questo, tra meno di un mese – il 5 luglio 2023 – avrebbe dovuto ricevere l’ambito Globo d’oro alla carriera

Nato a Prato, fin da giovanissimo dimostra interesse per il mondo dello spettacolo. Muove i primi passi come comico di cabaret insieme a Alessandro Benvenuti e Athina Cenci, per poi debuttare al cinema come attore in “Ad Ovest di Paperino” nel 1981. Il successo arriva qualche anno dopo, con l’interpretazione di Francesco Piccioli, abile giocatore di biliardo, nel film di Maurizio Ponzi “Io, Chiara e lo Scuro” (1983) per il quale nel 1983 riceve tre riconoscimenti molto ambiti: il David di Donatello e il Nastro d’argento come miglior attore protagonista e il Globo d’oro come miglior attore esordiente. 

La tematica del biliardo e del gioco d’azzardo/scommesse affrontata in questo primo progetto, e tanto cara a Nuti grande appassionato di biliardo, verrà ripresa più volte nel corso della sua carriera di regista. Il 1985 segna infatti il suo debutto alla regia, con il film successo “Casablanca, Casablanca”, nel quale è presente anche in veste di attore. Si tratta infatti del seguito di “Io, Chiara e lo Scuro“, per il quale Nuti torna a vestire i panni di Francesco Piccioli, ottenendo nuovamente il riscontro positivo della critica.

Tra le opere più importanti dell’artista toscano vanno ricordate le commedie ricche di romanticismo, “Stregati” (1986), “Willy Signori e vengo da lontano” (1989), “Donne con le gonne” (1989) e “Caruso Pascoski (di padre polacco)” (1988), nel quale interpretò il protagonista accanto a Ricky Tognazzi. Proprio quest’ultima opera si dimostra avanguardista trattando non solo il rapporto uomo-donna come le precedenti, ma anche la tematica allora tabù dell’omosessualità. Oppure il tema degli infortuni sul lavoro: in un altro mitico film di Francesco Nuti, Madonna che silenzio c’è stasera (1982), a un certo punto vengono mostrati lavoratori senza dita, la perdita delle falangi come tratto fisiognomico della carriera dei tessitori pratesi segnati dagli orditoi.

Tra le ultime opere di successo c’è “Il signor Quindicipalle” (1998), con Sabrina Ferilli tra i protagonisti, richiamo finale al gioco del biliardo. 

Tuttavia, la vita di Francesco Nuti non è stata priva di difficoltà. Il mancato successo al botteghino dei primi anni duemila lo portano all’alcolismo e alla depressione, che sfocerà perfino in tentativi di suicidio. Da allora, una serie di gravi incidenti domestici complicheranno le condizioni di salute del regista e non gli permetteranno numerose apparizioni pubbliche. 

Un talento unico, purtroppo non pienamente compreso e spesso sottovalutato, destino che capita spesso proprio ai veri geni. Ci mancava e ci mancherà.

Illustrazione: Il Vigno

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