Cannabis terapeutica: il nuovo rimedio per alleviare i sintomi del Covid

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Solo un mese fa l’Onu ha escluso la Cannabis dalla tabella degli stupefacenti, riconoscendola come sostanza utile a scopi terapeutici. Oggi, una nuova intuizione: la Cannabis potrebbe essere un rimedio per alleviare i sintomi del Covid e per prevenirli. A dirlo è la scienza, o meglio, gli scienziati. Una di questi è Viola Brugnatelli, dottoressa e ricercatrice che da anni lavora sulla farmacologia del Sistema Endocannabinoide ed in particolare sull’interazione tra prodotti naturali (piante, spezie, cibi e molecole endogene) ed il sistema nervoso. Noi di Ful l’abbiamo incontrata:

Viola Brugnatelli

Dopo la svolta della decisione presa dall’Onu, quali nuove ricerche si potranno affrontare nel campo della Cannabis terapeutica? Ci sono già molti studi riguardanti il Parkinson, l’epilessia e il dolore cronico…

È vero: negli ultimi venticinque anni sono stati svolti parecchi studi clinici su dolore e, più recentemente, epilessia. Condivido che sia probabile che verranno finanziati (a breve speriamo) studi più accurati sull’utilizzo dei fitocannabinoidi nella malattia di Parkinson. Il Sistema Endocannabinoide è presente in maniera davvero eterogenea nel nostro corpo e sono davvero tante le patologie attualmente investigate che coinvolgono l’utilizzo di fitocannabinoidi. Li ho riassunti in questo vademecum: (potete leggerlo cliccando qui).

Quali sono state le ricerche più importanti degli ultimi anni?

Questo dipende a chi lo chiede. Se lo chiede ad un paziente di sclerosi multipla potrebbe dirle i decenni di studi clinici portati avanti da una casa farmaceutica inglese per sviluppare e distribuire (nei nostri ospedali e di quelli della gran parte del mondo) un farmaco che sostanzialmente è cannabis “imbottigliata”. 

Se lo chiede ad un paziente con dolori neuropatici potrebbe dirle che gli studi riguardanti la modulazione cannabinoide e il dolore sono sicuramente più importanti. Difficile stabilirlo, suggerisco di affrontare la questione nell’unica maniera possibile: sui journals scientifici. A ognuno la propria ricerca d’interesse.

Sicuramente di rilevanza è ricordare la letteratura che dimostra una finestra terapeutica della cannabis davvero davvero davvero ampia. Con finestra terapeutica si intende la quantità di droga tra la dose terapeutica e la dose letale, una dose che è importante ricordare ai pazienti non esiste, di non preoccuparsi perché seppur possa causare degli effetti avversi (come qualsiasi altro farmaco) e non sia assolutamente da considerarsi l acqua santa per ogni patologia rimane comunque una terapia davvero sicura da un punto di vista farmacologico.

olio cbd

Parliamo di Cannabis e Coronavirus. Secondo uno studio condotto dall’università di Lethbridge, in Canada, che ha testato degli estratti di Cannabis sativa medica ad alto contenuto cannabinoido (Cbd) su modelli 3D di tessuti umani, è stato osservato una diminuzione dell’espressione delle proteine Ace2 e Tmprss2, quelle che il coronavirus Sars-Cov-2 sfrutta per entrare nelle cellule. Secondo i ricercatori, questo può dimostrare che tali estratti siano in grado di alleviare i sintomi di Covid-19 e avere un ruolo preventivo, abbassando le probabilità di venire infettati. Cosa ne pensa?

Fin dall’inizio della pandemia su cannabiscienza.it abbiamo aggiornato i lettori circa lo stato d’arte della ricerca sull’argomento. L’infezione da COVID-19 colpisce in primo luogo i polmoni, causando difficoltà respiratorie che possono sfociare in polmoniti; nei casi più gravi si assiste ad uno shock settico dovuto ad una iper-attivazione del sistema immunitario, che può portare alla cosiddetta “sindrome da tempesta di citochine”, in cui si ha un eccessivo rilascio di mediatori dell’infiammazione, che attaccano anche le cellule polmonari sane e quelle di altri organi, causando un collasso generale dell’organismo. Inoltre, patologie concomitanti aggravano l’esito dell’infezione. 

Il Sistema Endocannabinoide è fortemente implicato nei meccanismi di induzione della sepsi e per questa ragione Cannabis e derivati potrebbero rivelarsi degli utili strumenti in questo scenario infettivo. 

A maggio riportammo come l’ Università di Tel Aviv in Israele avesse già avviato una sperimentazione per sviluppare un approccio innovativo per il trattamento del coronavirus COVID-19 utilizzando esosomi caricati con CBD, somministrati tramite inalazione, affinché agissero direttamente sui polmoni. Sempre ad Israele sta venendo testato un mix di farmaci steroidei e CBD e una formulazione a base di terpeni (gli oli essenziali della cannabis) su pazienti con sintomi da Covid-19. Attualmente sia ad Israele che in Canada vengono invece testate infiorescenze di cannabis con diverse % di CBD nel trattamento di pazienti con sintomi moderati. Sinceramente penso che coinvolgendo più risorse economiche in questa direzione si arriverebbe ad ancor più risposte, e più in fretta. 


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erba del chianti

Il gruppo di ricerca guidato dal Professor Babak Baban dell’Università della Georgia (USA), già a luglio del 2020 aveva pubblicato uno studio in cui il CBD si era rivelato efficace nel contrastare l’ARDS (sindrome da stress respiratorio acuto) e la forte infiammazione scatenate da infezioni virali. Il suo gruppo ha poi ampliato queste scoperte confermando il ruolo del CBD nel ridurre i sintomi dell’infezione virale ad ottobre.

Quindi il CBD sul Covid potrebbe funzionare?

Trovo tutto ciò molto promettente, soprattutto considerando la grande sicurezza di molecole come il CBD.

Sempre sul filone Cannabis – Covid, dagli ultimi dati emersi dell’Istituto Nazionale della Sanità, la quarantena obbligata dalla pandemia ha comportato un aumento sostanziale di problemi correlati all’ansia, allo stress o disturbi del sonno. Disturbi che sfociano in un proporzionale aumento dell’uso di prodotti adatti per contrastarli. Tra questi si è visto un’esponenziale aumento dell’uso della Cannabis Light. Perché? 

Come scrissi in un mio articolo ad inizio quarantena a marzo lo stato di distanziamento obbligato ha generato degli scompensi neuroendocrini, tra cui il nostro tono cannabinoide, che diviene sregolato durante questi periodi di isolamento;

L’attività fisica, i probiotici, la massoterapia, le pratiche di meditazione e molti cibi possono aiutare a mantenere in salute il nostro tono cannabinoide e conseguentemente regolare i nostri ritmi circadiani, il nostro umore etc. Purtroppo questo tipo di conoscenze non sono necessariamente trasmesse dai nostri medici, poiché il sistema endocannabinoide nella gran parte degli atenei di medicina di Italia non viene insegnato.

Uno dei ruoli di questo sistema è quello di “tenere a bada” gli ormoni glucocorticoidi dello stress, diminuendone il loro impatto negativo sul nostro corpo. Ignorando “pratiche alternative” per stimolare il sistema cannabinoide, o avendone meno accesso (proprio perchè in quarantena, con limitato accesso ad attività sportive e studi di terapisti) la cannabis ha sicuramente aiutato a infondere resilienza e diminuire lo stress, andando a stimolare in maniera “esogena” il sistema cannabinoide.

Perché sono state registrate tante vendite di cannabis “light”?

A mio avviso non perchè la popolazione stia consumando “più cannabis del solito”, ma perchè durante la quarantena, con gli spostamenti limitati, l’accesso al mercato nero è risultato più difficile, e molti consumatori hanno optato per l’opzione con delivery legale. Quello delle vendite della “light” in quarantena è solo una piccola finestra su quello che potrebbe essere il mercato regolamentato in Italia.

I cannabinoidi possono essere sostituire farmaci anti-depressivi?

Se il terapeuta valuta il caso e lo reputa applicabile, sì. 

Qual è il corretto utilizzo?

La CM può essere assunta in diverse maniere; nessuna di queste, per scopi terapeutici, prevede la combustione. A seconda del metodo prescelto, gli effetti medicinali della Cannabis variano. La scelta viene fatta dal medico in base alla farmacocinetica dei diversi prodotti di cannabis.

Per approfondire potete leggere: https://cannabiscienza.it/pubblicazioni/assunzione/come-si-usa-la-cannabis-terapeutica/

Un prodotto che consiglia per il benessere psico-fisico?

Sinceramente non penso sia una buona idea consigliare un farmaco in quanto credo nella medicina personalizzata: ad ognuno il suo. Piuttosto mi sento di invitare i lettori a diventare più consapevoli del rapporto tra cibo-sistema cannabinoide – e cervello, e di iniziare a fare delle sane scelte, tutti i giorni, a tavola. 

(Abbiamo scritto anche un altro articolo sull’argomento. Per leggerlo potete cliccare qui).

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About Author

Carrie Bradshaw è il mio alter ego ma anche Bridget Jones. Composta di carne, ossa e 70% di caffeina. Sono appassionata di libri, arte, cinema, viaggi e sessualità. Intraprendo sempre strade diverse, cercando di occuparmi di qualsiasi cosa che mi è sottomano e che merita di essere raccontata, scritta, letta.