Chiude Kùthà: la libreria indipendente non ce la fa

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Qualche mese fa vi avevamo parlato di Kùthà, una piccola-grande libreria indipendente in Via Celso, a due passi dalla Flog, aperta da due giovani fiorentini d’adozione, Daniela e Roberto, che coraggiosamente, in un periodo tutt’altro che facile, hanno scommesso sulle proprie passioni per creare quel posto che a Firenze mancava: una libreria ma anche un luogo dove trovare articoli per belle arti, un posto che in grado di liberare fantasia e creatività di chiunque varcasse la porta d’ingresso.

Il bello di Kùthà è che, complici i due proprietari, competenti e soprattutto innamorati del loro lavoro, entrando si può fare felici scoperte per puro caso, trovando qualcosa di inaspettato e imprevisto, magari mentre si stava cercando tutt’altro. In fondo non è questo il bello di entrare in una libreria? Lasciarsi affascinare dall’odore delle pagine nuove, guardare le copertine, toccare la carta intonsa e lasciarsi guidare dall’istinto e magari da qualche consiglio di quel libraio esperto.

Ma Kùthà è anche di più: “arte e libri” si legge sull’insegna e infatti al suo interno si fondono letteratura, arte e artigianato, in un modo semplice e allo stesso tempo ricercato.

L’altra anima di Kùthà avrebbero dovuto essere gli eventi: presentazioni di libri, mostre e esposizioni, corsi, laboratori e workshop. Purtroppo la pandemia e le relative restrizioni per il distanziamento sociale non l’hanno permesso e questa è stata la causa della decisione che Daniela e Roberto non avrebbero mai voluto prendere: “chiudiamo”.  Quello che è mancato non è stata la partecipazione del quartiere; le persone hanno conosciuto questa piccola libreria indipendente e l’hanno sempre più apprezzata, ci hanno trovato un luogo felice e tante volte durante questo periodo difficile e di isolamento, anche un luogo di conforto, il conforto che si può trovare in un buon libro e nel consiglio di una faccia amica. “Sono venute tante persone a dirci che sono dispiaciute per la nostra chiusura, abbiamo visto la loro tristezza e questo ha intristito ancora di più anche noi” – racconta Daniela – “avevamo tanti progetti, tantissime proposte da parte delle persone del quartiere, purtroppo ci abbiamo creduto fino alla fine ma non è bastato”.

D’altra parte essere una libreria indipendente significa anche combattere contro colossi del commercio on-line e sempre più frequentemente ormai compriamo con un click senza domandarci cosa questo comporta. “Molto spesso oggi siamo più abituati a desiderare che ha considerare. Non ci curiamo di guardare oltre, di pensare oltre il nostro raggio e di provare a capire le scelte di un’attività, il suo impegno” – dice Roberto, e ha ragione. Molte volte non ci ricordiamo che dietro un’attività ci sono persone che fanno di quel luogo una seconda casa, con tutto l’amore, la passione e la fatica che questo comporta. Quando ci intristiamo per la chiusura di un’attività messa in piedi da persone del posto, da amici o conoscenti forse dovremmo anche chiederci se abbiamo fatto la nostra parte per sostenerla.

Forse più avanti, quando la situazione sarà tornata davvero alla normalità e potremo stare vicini, anche senza mascherine, Kùthà riaprirà e noi lo speriamo davvero. Intanto fino a martedì 15 compreso Kùthà sarà ancora aperta con lo sconto del 10% sui libri che variano da quelli per bambini, anche per i più piccoli (c’è una sezione 0-3 anni), a quelli per ragazzi e adulti, dai fantasy alle graphic novel fino alle sezioni classiche: letteratura italiana e quella straniera, storia, filosofia, psicologia, una sezione dedicata alla crescita personale e alla cura di sé, la categoria “lettering, amore per la scrittura e la bibliofilia” e sezioni dedicate all’ecologia e al minimalismo. Passate da Kùthà, sarà un’occasione per trovare un ottimo libro (a un ottimo prezzo) e per strizzare l’occhio a chi ha avuto il coraggio di credere nelle proprie passioni, fino in fondo.

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About Author

Sono nata in un caldissimo agosto del 1991 a Firenze e mi sono innamorata dell’arte da bambina, guardando un poster di Mirò appeso nel mio salotto. Da allora non ho mai perso questa passione che mi ha portato a laurearmi in Arte Contemporanea prima e poi in Critica d’arte affascinata sempre di più dall’idea che l’arte sia un linguaggio tanto universale quanto soggettivo, capace più di ogni altro di raccontare il nostro tempo