L’ultimo rigore di Faruk

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“L’Ultimo rigore di Faruk”: una storia di calcio e di guerra, il libro di Gigi Riva presentato in occasione del Balkan Florence Express.

Firenze, Italia ’90, la nazionale Jugoslava era il Brasile d’Europa.

La storia in un rigore, quello sbagliato da Faruk Hadžibegić nella partita tra Jugoslavia e Argentina svoltasi a Firenze durante i Mondiali del ‘90. E’ una delle storie che è abituato a raccontare il Balkan Florence Express, rassegna del miglior cinema dei Balcani occidentali che fra pochi giorni inaugura la sua nuova edizione al Cinema Teatro Compagnia di Firenze. Tanti film e l’arrivo di star del calibro di Mirijana Karanović (attrice da Underground di Kusturica del 1995 al Segreto di Esma, Orso d’Oro a Berlino) e Danis Tanovic, premio Oscar con No Man’s Land.  Ma stavolta non parliamo di uno dei film in programma, ma di L’ultimo rigore di Faruk: una storia di calcio e di guerra (Sellerio 2016), il libro che sarà presentato durante il festival e che, coincidenza, presto diventerà un film. Gigi Riva, caporedattore esteri dell’Espresso, verrà a raccontarci questa storia di passione per il calcio e di coincidenze pericolose al limite dell’incredibile, che legano la storia di una nazionale di grandissimi talenti – il Brasile dei balcani – alla dissoluzione della Jugoslavia, e ad alcuni protagonisti dei massacri di quella stagione.

Torniamo per un attimo a quell’”estate italiana” di Giugno 1990, quando una delle nazionali più forti del Mondiale, la Jugoslavia degli Stojkovic, Savicevic, Pancev e altri campioni slavi, si scontra ai quarti con l’Argentina di Maradona ormai nella sua fase declinante. Nonostante quasi tutta la partita giocata in dieci, la nazionale Jugoslava più talentuosa di sempre arriva ai calci di rigore. Non è dell’errore dal dischetto di Maradona di cui parla il libro, ma di quello di Faruk, terzino serbo, colonna della difesa, anima della squadra, che fallendo quel rigore manda in frantumi l’ultima speranza di continuare, con un po’ di sano entusiasmo e populismo calcistico, il futuro della sua nazionale e il sogno di tenere unita una nazione, ormai lavorata ai fianchi dai conflitti interni.

Quello di Faruk è semplice episodio, uno degli ultimi di una serie di quelle che abbiamo chiamato coincidenze pericolose. Come il derby di un anno prima, tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa, con le frange delle tifoserie che già fermevano del nazionalismo indotto dalla politica e premeditavano gli scontri fuori e dentro a uno stadio dove, a bordo campo, passeggiava la “tigre” Arkan, il boia paramilitare che sapeva come infiltrare e orientare le curve (e di lì a poco addestrare in guerra). In pochi l’avevano notato, ma lui aveva previsto tutto, mentre pubbico e televisioni si erano lasciati distrarre dal più giovane talento in campo, Zvonimir Boban che negli scontri rifila un calcio in faccia a un agente della Polizia Federale, rompendogli la mandibola per vendicare le manganellate date alla parte “sbagliata”. Questo gli costerà la squalifica che gli impedirà di partecipare alle “Notti magiche” mondiali nello spogliatoio dei suoi compagni croati, serbi, montenegrini, sloveni e bosniaci.

“La guerra è la continuazione dello sport attraverso altri mezzi” scrive per l’appunto Gigi Riva, che presenterà il libro Venerdi 24 Febbraio, alle ore 16 (entrata gratuita) al Cinema La Compagnia durante il Balkan Florence Express.

G.B.

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