“L’uomo che rubò Banksy” il film di Marco Proserpio narrato da Iggy Pop

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Un film che pone molti interrogativi  e riflessioni sulla forza comunicativa della street art.

 

Quando scorrono i titoli di coda e rimani seduto sulla poltrona del cinema fino alla chiusura a parlare con la persona seduta accanto a te sul film appena proiettato è sempre una cosa positiva. Se poi ci aggiungiamo che le riflessioni scivolano via come un joyciano “stream of consciousness” sulla street art, sulla politica e il mecenatismo (o presunto tale) contemporaneo dietro questo tipo di arte, allora capisci che “L’uomo che rubò Banksy” di Marco Proserpio in collaborazione con Rai Cinema è veramente un gran bel film!l'uomo che rubò banksy

Non si parla di Banksy e della sua storia, non si entra nei meriti che ha portato la street art agli altissimi livelli in cui si trova, bensì questo film-evento ci pone davanti moltissime domande, una legata all’altra: è giusto “imporre” l’arte occidentale sul «muro della vergogna» in Palestina? È legale togliere queste opere d’arte dal loro contesto per rivenderle? E per metterle in un museo? Staccarle equivale a rubare o a “violentare” la volontà dell’artista?
Con l’intensa voce di Iggy Pop e una colonna sonora di tutto rispetto, ci spostiamo nel tempo e nello spazio, dal 2007 ad oggi, dalla Palestina al nord Europa, passando per Los Angeles e Bologna.
Conosciamo Walid, un tassista palestrato e il suo capo, imprenditore di Betlemme, ci intrufoliamo nei pensieri di street artists di tutto il mondo, giornalisti ed esperti, in un rincorrersi di sorrisi e riflessioni sulla caducità della street art e della performance.

Solo a proiezione terminata, il pubblico avrà l’arduo compito di decidere con chi stare:

Blu ha reagito correttamente coprendo tutti i suoi lavori sparsi per la città di Bologna pur di non finire in un museo?  Attrarre migliaia di turisti a Betlemme ad ammirare quei chilometri dipinti sulla barriera di separazione israeliana è un modo giusto per puntare i riflettori su questo drammatico muro? Oppure è un approccio insensibile, così come è stato definito Banksy per aver realizzato il “Donkey Documents”, l’opera d’arte staccata e rimasta invenduta in un magazzino nordeuropeo?

Probabilmente la riflessione conclusiva sarà quella che non esiste una verità assoluta; troveremo sempre una realtà oggettiva e, subito dopo, la sua smentita in qualsiasi sfaccettatura si guardi questo piccolo, grande mondo che è la street art!

Appuntamento a martedì 18 dicembre (ore 18.30 – 21) per le ultimi due proiezione al Cinema Odeon di Firenze… e per sapere cosa ne pensate, voi e le persone sedute vicino a voi!

Giulia Farsetti

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