Nam – Not a museum, intervista alla curatrice Caterina Taurelli Salimbeni

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Durante questa stagione estiva 2020, una stagione più che mai dedicata alla ripresa e alla riappropriazione degli spazi aperti, Manifattura Tabacchi ha inaugurato, in concomitanza con l’apertura del nuovo Giardino della Ciminiera, NAM –  Not A Museum, una piattaforma d’arte contemporanea di nuova concezione, basata sul principio dell’interdisciplinarità tra le arti, sul coinvolgimento della comunità e sull’indagine del rapporto tra arte, natura e scienza.

L’obiettivo che si pone NAM non è quello di essere un luogo di mera contemplazione, bensì un punto di incontro per la produzione dell’arte, intesa nella sua accezione rinascimentale ovvero quella di fare, di operare artisticamente, a cui tuttavia si aggiunge la volontà di agire sul contesto attuale e sulle sue urgenze, prima tra tutte quella ambientale.

Il contesto in cui NAM intende operare è quello dell’ibridazione tra i linguaggi e le varie forme artistiche, un contesto in cui le categorie si affievoliscono per lasciare spazio alla libertà formale e all’utilizzo di ogni forma di spazio, sia quello pubblico che quello fisico o digitale tramite arte pubblica, performance, video, cinema, editoria d’arte, radio e attività di divulgazione per raggiungere ogni tipologia di pubblico e allo stesso tempo di intraprendere strade non battute.

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Caterina Taurelli Salimbeni

Abbiamo intervistato Caterina Taurelli Salimbeni, curatrice NAM –  Not A Museum per sapere qualcosa in più di questo progetto e scoprire le attività in programma per i prossimi mesi.

NAM è la nuova piattaforma d’arte contemporanea di Manifattura Tabacchi che si basa sull’interdisciplinarità e sul coinvolgimento del pubblico. In questo caso il termine piattaforma che significato assume? Quello di terreno di scambio? 

Direi che il termine ‘piattaforma’ possa essere descritto efficacemente come un campo di possibilità in cui accadono sia cose prodotte internamente che co-prodotte; è un luogo virtuale in cui possono esserci produzioni, festival, mostre, ma comunque con una direzione precisa nell’ambito della co-creazione. Le attività di Not A Museum seguono un modello di partecipazione in cui il pubblico e i partner, siano essi altre istituzioni o gli stessi artisti, condividono il progetto di costruzione e di relazione tra le parti con la direzione artistica attraverso un processo di coinvolgimento diretto. Il rapporto che si stabilisce tra le parti vuole essere dunque bilaterale, ma sempre al fine di costruire un progetto organico, con una direzione a livello di ricerca e processo

NAM punta a rivalutare l’arte nel senso più etimologico del termine cioè nel senso di fare, produrre. Perché è importante in questo momento sottolineare che l’arte può, anzi deve avere un ruolo attivo nella nostra società?

L’arte, soprattutto quella contemporanea, può e deve avere assolutamente un ruolo rilevante nella nostra società. Credo che questo possa avvenire più facilmente se si comprende che non esiste una distinzione tra arte e vita; questo è più comprensibile se i terreni si ibridano. All’interno degli spazi di Manifattura Tabacchi e della piattaforma NAM un artista, un designer, uno scienziato possono trovarsi a parlare ed avere un confronto e in questo modo si sta già avviando un processo creativo e una collaborazione. Le relazioni e i contatti tra le persone fanno la differenza e per questo lo scambio di saperi e competenze che NAM punta a creare sono assolutamente orientate anche verso l’esterno, oltre le mura fisiche della Manifattura la cosa più importante resta sempre la parte dell’esperienza, del contatto.

NAM cioè Not A Museum; il nome è stato scelto per chiarire che l’obiettivo di questa piattaforma non è la custodia dell’arte ma la sperimentazione attiva e condivisa dell’arte. Perché questa scelta? E come avviene concretamente questa partecipazione che vede coinvolti sia gli artisti partner che il pubblico?

Assolutamente. Not A Museum è una piattaforma di produzione e al suo interno si dà troppo peso all’esposizione quanto più alla costruzione, come avviene per le residenze d’artista e curatoriali, più che all’esposizione, che è comunque legata all’esperienza . Ovviamente esiste una parte proattiva: i curatori del progetto si occupano di contattare alcuni artisti, come è avvenuto per Andreco, la cui opera è attualmente visibile nel Giardino della Ciminiera. Ci sono però anche proposte che vengono dall’esterno, ma la parte più interessante è quella per così dire che si genera inaspettatamente dal crocevia di personalità e maestranze che transitano all’interno della piattaforma NAM e che permettono di creare relazioni con il territorio, così come una contaminazione e uno scambio anche tra i saperi. C’è una particolarità nell’approccio di Not A Museum, quella di tessere più relazioni possibili e di cercare di raggiungere più tipologie di pubblico possibili.

Sul sito internet di NAM troviamo una sorta di dichiarazione d’intenti di ciò che NAM si prefigge di essere e dei suoi obiettivi tra cui l’abolizione dei confini tra le arti a favore della multidisciplinarità, l’apertura delle mura a favore della comunità che le abita e la promozione dell’unione tra arte e vita. Può essere considerato quasi come un manifesto…

È esattamente un manifesto; abbiamo creduto che fosse fondamentale in questo neonato progetto che tutte le collaborazioni nel campo dell’ arte contemporanea avessero una direzione precisa, nell’ottica di dare chiarezza al pubblico ma soprattutto ai soggetti che all’interno di NAM creano le loro produzioni. NAM non vuole essere assolutamente in una sorta di competizione con i musei fiorentini, che sono tra i più belli e visitati al mondo; vuole essere invece un luogo di produzione artistica, dunque era importante dare una direzione al progetto, sebbene a maglie larghe, per permettere una costruzione collettiva e collaborativa.

Puoi parlarci un po’ delle attività previste e degli artisti coinvolti in questa stagione estiva 2020?

Oltre alla già citata opera di Andreco che si inserisce nel filone dell’attenzione verso la tematica ambientale, una delle tematiche care a NAM, vi sono una prima rassegna di appuntamenti incentrati sull’incontro, la formazione e la partecipazione con artisti e collettivi legati ai linguaggi della performance, del suono, della danza e della poesia come Radio Papesse, con produzioni audio realizzate per radio e podcast, Alessio de Girolamo, con un’installazione site specific di suoni generativi, il collettivo Phase, gli Attivisti della Danza e Fumofonico, con letture, coreografie nello spazio e performance musicali di poesia contemporanea. Continua inoltre la collaborazione già attiva da febbraio con Palazzo Strozzi, con il Fuorimostra di Aria. Tomás Saraceno, con uno spazio di approfondimento sulla filosofia dell’Aerocene. Inoltre da metà settembre riprenderanno le residenze d’artista con i sei candidati appena selezionati che si protrarranno fino a dicembre e con una mostra finale a gennaio. Daremo una direzione più marcata all’intero progetto verso l’analisi del rapporto tra arte e natura basandoci sempre sull’interdisciplinarità per comprendere come sia possibile un uso di linguaggi diversi, come quello scientifico, a servizio dell’arte al fine di sensibilizzare il pubblico a queste tematiche. Troveremo anche una nuova edizione di ‘God is green’, il festival di Manifattura Tabacchi dedicato alla sostenibilità ambientale che nell’ambito di NAM avrà quest’anno una svolta legata all’arte contemporanea.

Dunque i partner e le attività previste all’interno di Not A Museum ruotano attorno a due tematiche fondamentali, quella ambientale e scientifica come nel caso di Aerocene e Andreco e quella relativa al corpo umano per il collettivo Phase, gli Attivisti della danza e il festival Happening!… 

Più che di tematiche preferisco parlare di linguaggi, linguaggi diversi legati da un processo che vuole essere comune e con il quale si vuole costruire una direzione precisa. In questo senso volevo che il corpo, nella sua immediatezza e primarietà, rappresentasse un punto da cui partire in direzione di un’esplorazione più ampia. Le modalità con cui gli Attivisti della Danza e il collettivo Phase indagano il corpo  sono se vogliamo complementari e, rompendo le barriere tra artista e spettatore e tra le discipline stesse, costituiscono la premessa di quello che sarà il festival Happening! a settembre e progetti legati alla performance, al video e al suono. Dunque il corpo è natura e allo stesso tempo arte; l’arte, la natura e la scienza sono tre aree del linguaggio metodologico che usiamo come una forma di sperimentazione e perciò non ha senso limitarsi ad usare solo alcuni media Il legame, che poi è il filo conduttore di tutta l’attività di NAM è la promozione della dimensione umana intesa nel suo senso più vasto e sia la natura che il corpo lo sono.

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Lucrezia Caliani

Sono nata in un caldissimo agosto del 1991 a Firenze e mi sono innamorata dell’arte da bambina, guardando un poster di Mirò appeso nel mio salotto. Da allora non ho mai perso questa passione che mi ha portato a laurearmi in Arte Contemporanea prima e poi in Critica d’arte affascinata sempre di più dall’idea che l’arte sia un linguaggio tanto universale quanto soggettivo, capace più di ogni altro di raccontare il nostro tempo

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