Ex libris Olschki Editore - cartella stampa Davis & Co.

Palazzo Vecchio celebra Olschki: 140 anni di umanità stampata

Nella Sala d’Arme si rinnova il patto tra Firenze e la storica casa editrice.


Cos’è un libro? Forse l’umanità stampata. E cosa vuol dire occuparsi di editoria da centoquarant’anni? È la conferma che ancora resiste chi crede possibile costruire una società attraverso i libri. Ieri era il Giorno della Memoria, oggi nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio si celebra un’altra forma di resistenza: quella della Casa Editrice Olschki, gioiello dell’editoria italiana che dal 1886 attraversa i secoli senza tradire la propria vocazione.

A presentare il programma delle celebrazioni per l’anniversario sono Daniele Olschki, quarta generazione, e suo figlio Gherardo, quinta generazione chiamata a raccogliere il testimone. L’uno guarda al passato, l’altro al futuro, insieme incarnano il presente di un’impresa che ha fatto della fedeltà editoriale la propria cifra distintiva. Gli interventi sono stati anche della direttrice della Biblioteca Nazionale Elisabetta Sciarra e della Sindaco Sara Funaro.

“Il motto del mio bisnonno Leo – Nihil difficile volenti, nulla è impossibile per chi è davvero motivato – è la risposta a come abbiamo superato le infinite avversità,” spiega Daniele Olschki. “L’altra risposta è la fedeltà. La storia della nostra famiglia è una storia fatta di storie, e una su tutte ha resistito: quella della scelta editoriale.”

Leo, Pauline Rosen, Rosalia Rosen, Leonardo (in fasce) – cartella stampa Davis & Co.

Una storia di esili e rinascite

Daniele ripercorre i momenti salienti di questi 140 anni: l’arrivo di Leo da Verona a Firenze, passando per Venezia, alla ricerca di una tradizione tipografica che affondasse le radici nel Quattrocento di Aldo Manuzio. L’età d’oro della Giuntina, con l’edizione monumentale della Divina Commedia prefata da d’Annunzio nel 1911. Poi il primo esilio in Svizzera durante la Grande Guerra, le leggi razziali che costringono a censurare il nome stesso di Olschki, nascosto sotto la sigla Bibliopolis. E ancora: la morte di Leo in esilio a Ginevra nel 1940, la distruzione di Firenze nel ’44, l’alluvione del ’66.

Eppure la casa editrice – che oggi vanta oltre seimila titoli tra letteratura, storia, musicologia, storia dell’arte e studi danteschi – non ha mai smesso di pubblicare, nemmeno nei momenti più bui. “Mio nonno Aldo scelse consapevolmente di restare a Firenze e ricominciare dalle macerie,” ricorda Daniele. “Riaffermò il legame inscindibile tra la città e la casa editrice.

Presente alla celebrazione anche la sindaco Sara Funaro, che sottolinea l’importanza simbolica di questo evento all’indomani del Giorno della Memoria: “La famiglia Olschki è ebrea e la loro storia è un esempio di come la cultura possa resistere all’odio e alla distruzione.”

Meminisse iuvabit: il dovere della memoria

Non a caso, nella cartella stampa distribuita oggi è stato consegnato un libercolo dal titolo Gioverà ricordare, Meminisse iuvabit, con prefazione di Liliana Segre. Si tratta di note e lettere del nonno Alfredo Olschki riferite alla figura e alle vicende di Leo Samuele Olschki, fondatore della casa editrice.

La vicenda è emblematica: di origini prussiane, Leo era giunto in Italia nel 1883 stabilendosi infine a Firenze, dove consolidò la Casa Editrice che portava il suo nome facendone un campione dell’editoria italiana di qualità. Con le leggi razziste del 1938 iniziò la discesa agli inferi: a Leo fu tolta la cittadinanza, fu costretto a un’operazione di delazione ai danni di autori e collaboratori ebrei, gli fu imposta la sostituzione del nome della Casa Editrice “con altro ariano”, subì sequestri, confische, censure. Infine l’esilio in Svizzera, dove sarebbe morto nel 1940.

Daniele e Gherardo Olschki – cartella stampa Davis & Co.

“Gli appunti e i manoscritti su cui Daniele Olschki ha lavorato si intitolano, come il libro, Meminisse iuvabit. Ricordare è utile, serve, giova,” si legge nella chiusa del Senato della Repubblica al libretto. “Direi di più: ricordare è necessario. Un dovere morale, storico, politico, civile. Per ciascuno e per tutti, per i singoli cittadini e per le Istituzioni.” Mai come oggi dovremmo essere avvertiti di questo dovere civico.

La quinta generazione e la nuova Humanitas

Accanto a Daniele, Gherardo Olschki rappresenta il futuro. Giovane ma già consapevole della propria missione, riprende l’ideale di Humanitas formulato dal trisnonno Leo nel 1917, in pieno conflitto mondiale: l‘idea di una Repubblica delle lettere come spazio sovranazionale di dialogo e collaborazione.

“Il libro è funzione e simbolo,” spiega Gherardo. “Funzione perché serve alla trasmissione del sapere, oggi messa a repentaglio da strumenti iperperformativi. Simbolo perché rappresenta una parentesi intellettuale, un’esperienza ipersensoriale – l’odore della carta, l’inchiostro stampato – che porta con sé un’estetica e una presunzione di immortalità.”

Le celebrazioni proseguiranno per tutto il 2026: una mostra alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze a febbraio (oggi la direttrice Elisabetta Sciarra ha ricordato commossa il ruolo significativo nell’editoria di Olschki), la partecipazione al Salone del Libro di Torino a maggio, il culmine il 10 giugno nuovamente a Palazzo Vecchio, questa volta nel Salone dei Cinquecento. A settembre, Villa Doni – sede storica in viuzzo del Pozzetto – aprirà le porte al pubblico, con la prospettiva di diventare un caffè letterario e spazio di incontro.

ex libris Casa Editrice Olshki

Camminare nella tradizione, ricorda Gherardo citando le parole del padre, significa rintracciare “in un passato prestigioso e in un presente complesso, la bellezza e la felicità del lavoro editoriale”. Lo stesso fuoco che alla fine dell’Ottocento aveva spinto Leo Olschki a emigrare e a fare della cultura italiana parte del proprio essere. Centoquarant’anni dopo, quel fuoco brucia ancora. E con esso, mai come ora, il dovere della memoria.

Fiorentina, un tempo pianista. Appassionata d'arte. Poi avvocato, scrittrice, lettrice. Tre indizi fanno una prova.