Sanremo 2019: Motta, Zen Circus ed Ex Otago nell’edizione ‘giovane’ e indie

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Sanremo 2019 ha mostrato un notevole “svecchiamento” e vede la partecipazione di band che provengono dal mondo della musica indie, tra i quali anche i toscani Zen Circus e Motta.

 

“Non credo di esser superiore/ anche io guardo Sanremo…” cantava Appino de The Zen Circus in un brano provocatoriamente intitolato “I qualunquisti”: figuriamoci noi che quest’anno potremo ascoltare anche la band pisana nella kermesse musicale più istituzionale e famosa d’Italia! Era il 2011 e gli Zen Circus, longeva formazione rock pisana, citava il festival di Sanremo come emblema del nazional-popolare nell’album “Nati per subire”. Inimmaginabile al tempo che anche loro, insieme ad altre band dell’indie italiano (ovvero artisti ‘indipendenti’ dal circuito del main stream musicale) come gli Ex- Otago e il cantautore toscano Motta avrebbero calcato un giorno quel palco.

La vera novità di quest’anno infatti, sono proprio i nomi degli emergenti (per il grande pubblico), di fatto all’attivo da anni, entrati nella rosa dei 25 artisti in gara. Non è la prima volta che musicisti “indipendenti” e poco noti sono chiamati alle armi in quello che è il festival musicale più ingessato dello stivale.

Storia della musica Indie a Sanremo

Furono “Elio e le storie tese” i primi dell’ambiente indie ad esibirsi nella città dei fiori: era il 1996 e il loro brano “La terra dei cachi”, decisamente al di fuori dei canoni sanremesi, manifesto geniale e satirico delle storture italiane, ebbe non solo il riconoscimento della critica, ma diventò un vero tormentone di quegli anni. Proprio quest’anno invece, Elio si è chiamato fuori: “Il festival si aspetta da Elio e le storie tese che facciano il circo di Nando Orfei (…) Comunque oh, se Elton John dice che smette tra tre anni nessuno gli rompe i coglioni, se lo facciamo noi è tutto un ‘no, avete detto che smettete ora smettete!” dichiara Faso, il bassista della band.

Dopo fu la volta degli Afterhours, band capitanata da Manuel Agnelli, il front-man oggi celebre come giudice televisivo di X Factor, allora era per gran parte degli spettatori del Festival solo un semi sconosciuto capellone. Il brano presentato nell’edizione sanremese del 2009 non entusiasmò i fan di sempre, pur avendo colpito la critica che lo giudicò uno dei più interessanti, originali e soprattutto fuori dagli schemi. Il pubblico del gruppo milanese, già attivo da 20 anni, non comprese neppure il loro sforzo di sfruttare la potenza mediatica del Festival per far conoscere tutto un ignoto sottobosco musicale “reale” nell’omonima compilation “Il paese reale”: progetto condiviso da 19 artisti di nicchia che ebbero modo di trovare qui un loro spazio.

Ci provarono poi nel 2012 i Marlene Kuntz, altra formazione rock indipendente italiana, con il brano “Canzoni per un figlio”: un labirinto poetico scritto da Cristiano Godano, che non fu compreso e non ottenne il riconoscimento sperato.

Ben altro successo ha avuto invece lo scorso anno la canzone “Una vita in vacanza” degli Stato Sociale, che ha lanciato Lodo Guenzi, la voce del collettivo musicale bolognese, come personaggio televisivo grazie alla sua presenza come giudice dell’ultima edizione di X Factor. Anche per gli Stato Sociale, come fu al tempo per gli Afterhours e i Marlene, sembra valere questa strana legge, per cui il successo pop è ugualmente proporzionale alla delusione dei fan più appassionati, che si sentono quasi sempre traditi dalla svolta “commerciale” dei loro artisti di riferimento.

Sarà dunque interessante la reazione del pubblico del Festival alle esibizioni di The Zen Circus, Motta e Ex- Otago, ma anche quella dei loro fan di una vita. Intanto sui social, i loro followers si sono scatenati con reazioni sorprese, battute sarcastiche e incoraggiamenti.

Ecco alcuni feedback a caldo raccolti dal profilo Instagram di Motta:
“Sei sicuro? Sei ancora in tempo a scappare!”
“Mi dispiace tu abbia scelto di venderti a Sanremo”
“Che paraculata totale, ma tu sei bravo e di sostanza comunque”
“Non vedo l’ora di vederti sul palco”
Queste alcune reazioni, invece, dei fan degli Zen circus:
“Ci siete andati perché è la sessantanovesima edizione?”
“Dopo tutto il pippone filosofico di qualche anno fa sull’arte sul fatto che non foste una nuova promessa eccovi qui accomunati a quello che disprezzavate…”
“Allora quest’anno lo guardo.”
E infine i commenti dei followers degli “Otaghi”:
“Ai miei tempi quelli fighi dicevano ‘mai a Sanremo’!”
“Ma allora a Sanremo fate ‘solo una canzone’ e non tre o quattro?”

Ma chi sono gli artisti della scena indipendente che vedremo il 4 febbraio sul palco dell’Ariston?

Gli Zen Circus, partiti come buskers, musicisti di strada, nella città della torre pendente, hanno conquistato anno dopo anno un pubblico di fedelissimi che a detta loro – “ognuno ha il pubblico che si merita” – rispecchia per autenticità e irriverenza il carattere della band. Il brano sanremese sembra coerente con la loro poetica punk-sentimentale già dal titolo: “L’amore è una dittatura”.

Anche Francesco Motta, vincitore quest’anno del Premio Tenco, viene da Pisa e dopo la militanza punk nei Criminal Jokers, è passato da qualche anno al cantautorato pubblicando due album molto apprezzati da pubblico e critica. Sarà in gara con “Dov’è l’Italia” . 

Gli altri celebri sconosciuti sono gli Ex – Otago, un nome benaugurante visto che “Otago è il nome di una squadra di rugby della Nuova Zelanda che vince il campionato contro ogni pronostico”, vengono da Genova e sono sulla scena indie dal 2002 dopo vari cambi di formazione. Presenteranno il brano “Solo una canzone”.

La scelta del direttore artistico Claudio Baglioni di svecchiare il Festival, giudicata da molti solo una mossa strategica acchiappa audience, potrebbe anche rivelarsi vincente. Infatti, se i nuovi nomi, tra cui figurano anche esponenti di generi musicali meno pop (come la trap di Achille Lauro e il rap di Ghemon) riusciranno a rimanere fedeli a se stessi, potranno effettivamente farsi conoscere e uscire dalla nicchia. Purtroppo in passato anche gli artisti più alternativi e fuori dagli schemi hanno finito per “ingessarsi” e proporre proprio quello che il grande pubblico si aspettava da loro, finendo per perdere quell’identità artistica che li rendeva riconoscibili.
Non resta che aspettare per vedere come se la caveranno i debuttanti di quest’anno.
Come direbbe Manuel Agnelli “fra piccole iene/ solo se conviene”.

Articolo a cura di Linda Fineschi e Rita Barbieri

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