Svelata la scultura dedicata a Paolo Rossi

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È stata svelata nel Piazzale della cipresseta di Santa Lucia a Prato la scultura in bronzo dell’artista fiorentina Elisa Morucci, in ricordo e in omaggio al grande campione Paolo Rossi – o più semplicemente Pablito, come tutti lo ricordano dai mondiali dell’82.

La scultura si intitola semplicemente Paolo e misura un metro e dieci centimetri circa di altezza, cui è stata aggiunta una seconda base, per un totale di un paio di metri d’altezza, con le dimensioni che alla fine saranno poco più grandi della grandezza naturale .

La scultura, raffigurante il mezzo busto di Paolo Rossi, è stata realizzata dalla scultrice Elisa Morucci in bronzo, secondo l’antica tecnica della cera persa, e in marmo, nello specifico, un blocco di “verde delle Alpi”, per la base. La scelta del verde è dovuta a due ragioni: sia per riprendere i colori delle opere architettoniche del gotico toscano presente in tutte le nostre chiese, compreso il Duomo di Prato, sia per richiamare l’idea della Coppa del mondo, che presenta degli inserti in malachite verde.

La statua si trova a pochi passi dal campo sportivo intitolato a Vittorio Rossi, padre di Paolo, dove il futuro campione del mondo a soli cinque anni indossò per la prima volta la maglia della squadra di calcio del Santa Lucia. Fu l’inizio di una carriera ricchissima di successi che appassionò milioni di italiani. Tra questi anche Elisa Morucci, l’artista che, all’indomani della scomparsa del campione, il 9 dicembre 2020, ebbe l’idea di dedicargli una scultura. In poco tempo l’intenzione si è trasformata in un’impresa artistica di cui il Comune di Prato e la Pro loco di Santa Lucia si sono fatti promotori.

Ha preso così il via l’iter artistico che si è compiuto con l’inaugurazione ufficiale dell’opera alla presenza, oltre che della stessa Artista, anche del sindaco Matteo Biffoni, dell’assessore allo Sport Luca Vannucci, dei familiari di Paolo Rossi, del presidente della FIGC Gabriele Gravina e gli ex-compagni Giancarlo Antognoni e Giovanni Galli.

«Noi volevamo iniziare a celebrare Paolo Rossiha detto il Sindaco di Prato – magari dedicandogli uno spazio pubblico. Ma una suggestione c’era: partire proprio da qui, da Santa Lucia, da casa sua. E ci siamo riusciti. Tenevamo molto a quest’opera che è solo la prima di una serie di tappe di ricordi che qui a Prato tributeremo al Campione»

«Si è avviato un percorso per ricordare Rossi – ha aggiunto il Presidente Gravina – sia come uomo, sia come atleta, esempio per le giovani generazioni. E poi mi piacerebbe, anche se non ne ho i poteri, poter intitolare lo Stadio Olimpico di Roma proprio a Paolo Rossi»

È poi intervenuta Elisa Morucci, che ha concepito e realizzato la scultura: «La cosa veramente interessante, nel lavorare alla scultura in memoria di Paolo, è stata la ricerca di una chiave che potesse testimoniare non soltanto l’aspetto ‘eroico’ dello sportivo, legato a forza, volontà, sacrificio, lealtà, ma anche l’umanità semplice. Non ho voluto rendere astratti questi aspetti, ma al contrario indagarli e farli emergere tutti, attraverso una stratificazione espressiva, che voleva rendere omaggio all’essere umano. Sono felice che le due dimensioni si siano incontrate, proprio nel celebrare Paolo. La mia è una gioia reale, che oggi è bello condividere insieme».

L’Artista aveva espresso anche il desiderio di coinvolgere anche una rappresentanza del calcio femminile italiano. All’invito ha risposto Ludovica Mantovani, Presidente della Divisione Calcio Femminile FIGC, che ha dichiarato: «Ho avuto il privilegio di conoscere Paolo Rossi a 12 anni, al rientro dai Mondiali 82, in casa con la mia famiglia. Sono subito stata colpita dalla sua semplicità e negli anni ho potuto apprezzare sempre di più l’uomo. Era una persona piena di valori, ci ha arricchiti come amico e ci ha fatto sognare da calciatore. Sono certa che attraverso le varie testimonianze e narrazioni la sua storia continuerà a toccare il cuore degli appassionati».

L’artista: Elisa Morucci

Elisa Morucci (di cui vi avevamo già parlato in occasione di una sua personale e recentemente, in occasione della sua partecipazione al Festival del Cinema di Venezia in abiti tradizionali afgani) svolge la sua attività artistica tra Firenze, Pietrasanta, Carrara e Greve in Chianti. Dopo gli studi che la portano a diventare Maestra d’Arte e a laurearsi in Storia dell’Arte e Filosofia, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Carrara, per poi lavorare presso una fonderia di Pietrasanta, per la realizzazione delle sue opere in bronzo.  Come i maestri artigiani che conoscono il mestiere, Elisa Morucci ha intrapreso un percorso formativo “sul campo”; gli anni di pratica e la consapevolezza del valore simbolico dell’atto creativo, le hanno dato un’imprinting che le impone di porre costante attenzione ad ogni fase del lavoro. 

Ha realizzato opere conservate oggi in alcuni musei italiani e presso il Musée d’Art et d’Archéologie di Antananarivo in Madagascar e nel Parco dell’Isalo, anch’esso in Madagascar. Ha partecipato a numerose esposizioni, festival ed esposizioni personali e collettive.

L’arte di Elisa Morucci appartiene a un mondo atavico, intriso di primitivismo ancestrale, ma totalmente italiana è l’attenzione e il rispetto per l’anatomia formale, che conosce e stravolge all’occorrenza per definire un concetto. La sua opera è la summa di innumerevoli ispirazioni e stimoli visivi nonché iconografici. Nell’immaginario dell’artista infatti, convivono referenti figurativi differenti che ci raccontano di radici profonde comuni. Gli studi storico artistici, le ricerche antropologiche, le indagini personali nelle culture ancestrali e il lavoro su se stessa, l’hanno portata alla semplice constatazione che «il cielo è uno», come ama ripetere. Ed è proprio questo un punto focale della sua opera, capace di mostrare in modo sottile, lavorando su piani diversi e simboli dell’inconscio, come ogni essere umano sia in fondo unito all’altro e insieme a un Tutto, fatto di “Leggi d’Oro” immutabili.

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About Author

Sono nata in un caldissimo agosto del 1991 a Firenze e mi sono innamorata dell’arte da bambina, guardando un poster di Mirò appeso nel mio salotto. Da allora non ho mai perso questa passione che mi ha portato a laurearmi in Arte Contemporanea prima e poi in Critica d’arte affascinata sempre di più dall’idea che l’arte sia un linguaggio tanto universale quanto soggettivo, capace più di ogni altro di raccontare il nostro tempo