Il film scandalo sulla vita di David Hockney inaugura il festival Secret Florence

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Il 10 giugno il festival Secret Florence inaugura la sesta edizione con la proiezione al Cinema La Compagnia del film A Bigger Splash di Jack Hazan. Il biopic, considerato da Martin Scorsese come “Uno dei film più belli che abbia mai visto su un artista e il suo lavoro”, documenta la storia dell’artista britannico David Hockney in un’immersione totale nella cultura edonistica gay della Swinging London tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta, attraverso la storia d’amore dell’artista con il modello californiano Peter Shlesinger, partner, assistente e musa del pittore.

A Bigger Splash: lo scandalo sulla vita amorosa di David Hokney

Le molte scene esplicite di sesso gay all’interno del film furono soggetto di enorme scandalo alla sua uscita nel 1974. Lo stesso Hockney fu all’inizio terrificato dall’intimità del video, delle riprese cariche di erotismo e l’amore carismatico della sua relazione con Peter. L’iniziale rappresentazione dell’amore tra l’artista e la sua musa e la fine della loro relazione rendono il film travagliato, sofferto, per cui l’aspettativa dello spettatore sale insieme alla tensione scaturita dalla figura dell’artista durante la realizzazione della sua opera Portrait of an Artist (Pool with Two Figures), tra i quadri più iconici dell’arte degli anni Settanta. Ma la genialità del film sta nella re-interpretazione che Hockney fa di se stesso in scene realmente accadute nella cerchia dei suoi amici, quali gli stilisti Celia Birtwell e Ossie Clark, il gallerista John Kasmin e il curatore Henry Geldzahler.

A Bigger Splash: a ‘strikingly original’ 70s documentary about David Hockney. Photograph: Moviestore Collection/ Rex Features

Ogni personaggio ha reinterpretato parti di eventi e di vita, come lo stesso Hockney con Peter Shlesinger, che nel ’73, anno in cui si concluse la registrazione, erano già alla fine della loro relazione. Ma il loro amore fa solo da cornice ad un contesto più ampio al quale il regista, forse, puntava. Rappresentare l’amore omosessuale interamente, iconograficamente ed esplicitamente, senza remore, classicismi, stereotipi. Momenti iconici e di assoluta bellezza sono integrati nella storia della biografia di Hokney come degli interludi omoerotici. Il film prende spunto da quadri e opere dell’artista stesso. Uno di questi è la scena di quattro giovani in piscina direttamente ispirata ad una sua opera del ’67 e da cui, infatti, il titolo del film prende il nome. 

La visione del film è dovuta alla collaborazione del festival con Lo schermo dell’arte, un progetto internazionale dedicato a esplorare e promuovere le relazioni tra arte contemporanea e cinema attraverso presentazione di film e installazioni, progetti di formazione, residenze per artisti internazionali, produzione e distribuzione di film d’artista. 

Per tutte le info, potete cliccare qui. 

Credit immagine in evidenzia: Lo schermo dell’arte

Cc seconda immagine: The Guardian

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About Author

Carrie Bradshaw è il mio alter ego ma anche Bridget Jones. Composta di carne, ossa e 70% di caffeina. Sono appassionata di libri, arte, cinema, viaggi e sessualità. Intraprendo sempre strade diverse, cercando di occuparmi di qualsiasi cosa che mi è sottomano e che merita di essere raccontata, scritta, letta.