Spritz, tutta colpa degli austro-ungarici!

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Dunque, ricapitolando, lo spritz originario non è altro che vino fermo allungato con acqua molto gassata. Come siamo arrivati alla versione attuale? Gli austriaci rincasano finalmente nelle loro montuose terre, l’Italia è unita, ma in Triveneto l’usanza di bere questo vinello alleggerito rimane invariata. In particolare nelle città di Venezia e Padova l’abitudine è così radicata da divenire una sorta di bevanda nazionale, servita sin dalle prime ore del mattino in qualsiasi bar. Tra gli anni venti e trenta del novecento in queste città si comincia ad allungare il proprio spritzer con liquori dai sentori agrumati e dolci, come il Select o l’Aperol (presentato alla “fiera di Padova” nel 1919).

Per lungo tempo questa arancione bevanda rimane circoscritta in una piccola area geografica, almeno fino a quando nel 2003 il gruppo Campari acquista il marchio Aperol e decide che i tempi sono maturi per lanciare questo prodotto sul mercato nazionale ed estero. Nel 2006 tutti ci ricordiamo di aver visto in televisione una ammaliante panterona dai capelli rossi e la gonna molto corta che sale su una fila di tavolini tondi di metallo con un vassoio in mano ed elargisce spritz al popolo.

Al pari della Venere di Mileto, di Cleopatra o di Giovanna d’Arco, la signorina in questione segnerà l’inizio di un nuovo capitolo della storia: il momento in cui una intera popolazione si è lasciata convincere a bere un miscuglio dolceamaro di color arancione.

Dunque, per tornare alla domanda di prima: sì, è colpa della pubblicità.

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