I love trekking: il Castello di Sammezzano.

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Un tocco eclettico al maniero, un tocco esotico al parco e la giornata si tinge di verde, alla scoperta di eccentriche perle storiche e sequoie giganti.

Siamo nel bel mezzo del Valdarno Superiore, quella parte della valle dell’Arno condivisa con gli aretini non con i pisani. Quindi tu, fiorentino già pronto a far partire il mantra tutto toscano “Pisa m___a”, lascia nel cassettino il secolare astio e sappi che da quelle parti si nascondono castelli antichi e stravaganti e alberi enormi, che meritano la messa in moto della 500L o Panda che sia, per varcare le mura del Giglio e raggiungere Reggello, sempre in provincia di Firenze, tranquillo.

No, non si tratta di un articolo alla scoperta della fauna bizzarra che si aggira nella giungla di lusso dell’outlet The Mall, a caccia di griffe e prezzi stracciati; a Reggello c’è anche altro e, fra l’altro, è proprio a due passi dagli spacci sciccheria degli affari imperdibili.

Custodito dalla rigogliosa vegetazione valdarnese, si erge deciso il Castello di Sammezzano con il suo parco che ospita, oltre alle tipiche piante dei boschi collinari toscani, specie botaniche esotiche e insolite, come le sequoie, altissime. All’interno del cosiddetto Parco Storico del Castello di Sammezzano, intorno all’antica ragnaia costituita principalmente da un boschetto di lecci, Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, proprietario del castello, fece riorganizzare il verde circostante, circa 65 ettari,  e vi collocò le numerose piante rare e provenienti da lontano. Tra le piante più sbalorditive si annoverano una tuia enorme dalla ramificazione sinuosa e la sequoia gemella che sfiorando i 54 metri di altezza, si è aggiudicata il primo posto fra le sequoie più alte presenti in Italia e il secondo posto fra gli alberi più alti d’Italia; seconda all’abete di Douglas e i suoi oltre 62 metri di altezza che vegeta in un bosco sempre reggellese, la foresta di Vallombrosa. 

Sono ben 57 le sequoie nel parco che superano i 35 metri di altezza, tanto che rappresentano il gruppo più numeroso di sequoie in Italia, e moltissime sono le specie botaniche di particolare pregio, che dovevano sia abbellire gli esterni, sia introdurre gradualmente gli ospiti alle meraviglie del castello.

Il castello è un sorprendente esempio di stile moresco, una dimora storica dal fascino senza tempo e lontano in cui si fondono stili orientalisti, fu edificata all’inizio del 1.600 d.c. per volere della famiglia Ximenes d’Aragona e fu ristrutturato da Ferdinando che tra il 1853 e il 1889 che gli ha dato l’aspetto stupefacente ed eclettico che si può apprezzare tutt’oggi. Ad oggi non sono visitabili gli interni ed è purtroppo in progressivo stato di abbandono; inserito nella lista dei 12 luoghi culturali più in pericolo d’Europa, l’auspicio è che venga restaurato e reso fruibile ai visitatori, che resti aperto ai curiosi che vogliono lasciarsi stupire dai gusti di Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona. In ogni caso, già l’edificio esterno e il suo parco sono sufficienti per effetti stupefacenti.

A piedi verso il Castello di Sammezzano

L’itinerario si snoda alle pendici del Pratomagno, il massiccio che divide il Casentino dal Valdarno Superiore. Dopo una consigliata quanto rapida visita alla millenaria Pieve di S. Pietro a Cascia (Reggello), pieve di origine romanica perfettamente conservata ed edificata per volontà di Matilde di Canossa lungo la strada romana Cassia Vetus, si raggiunge l’inizio il percorso. Circa 8 chilometri tra estesi oliveti che si alternano a verdeggianti querceti regalando un paesaggio dei più belli e tipici toscani, punteggiati da piccole pievi, residenze d’epoca e antichi manieri con un panorama che spazia spesso sulla valle. Per poi ritrovarsi circondati dal fascino esotico e selvaggio del parco e poi del castello. L’escursione presenta un dislivello in salita quasi assente, ma sono da considerare altri 8 chilometri per il ritorno al punto di partenza, dove presumibilmente si sono lasciate le auto.

Se boschi di querce e atmosfera rinascimentale ultimamente risultano un po’ tediosi, un trekking a Sammezzano è quel che ci vuole per stimolare estro e gambe.   

Articolo e foto di Benedetta Perissi

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