I love trekking: I love Giglio

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Al largo dell’Argentario, vi è un tesoro dei pirati mai andato perso; né dobloni né gemme preziose, solo natura, blu e orizzonti infiniti. Dalle acque tirreniche affiora con la sua modesta dimensione e il suo immenso splendore, l’isola del Giglio.

«L’isola verde si distingueva dal mare per il forte contrasto: sopra verde, sotto blu… altrimenti sarebbero stati colori contrastati dal sole, che quando faceva maturà i grappoli e rinsecchire le foglie, diventava tutto arancio… T’immagini che meraviglia! E io, l’ho conosciuta questa meraviglia nella nostra isola.»

trekking giglio

Così le parole di nonno Gae raccontano questa perla che si erge di fronte al Monte Argentario dalle acque cristalline del Tirreno, una terra ricca di storie lontane, pervasa dalle fragranze mediterranee, ritmata da spettacolari scogliere che si incuneano nel mare.

In passato fu meta del temibile pirata Barbarossa

Come i pirati nel corso dei secoli hanno solcato terra e memoria di questa isola con le loro scorribande, anche il temibile corsaro Barbarossa ha “visitato” il Giglio; fare un’incursione lunga un weekend o più in questa perla tirrenica, è un’evasione dal caos fiorentino da prendere in considerazione tutto l’anno. In particolare al comparire della primavera o a fine estate, quando il via vai turistico, sebbene mai troppo intenso, non si impossessa dell’isola.

Due momenti dell’anno in cui la bellezza selvaggia dell’isola emerge con tutto il suo fascino e che, grazie anche alle temperature non troppo alte, rappresentano i periodi migliori per esplorare la sua natura incontaminata con entusiasmanti trekking. Suggestive calette bagnate dal blu intenso del mare, faraglioni che si ergono dal mare, boschetti di leccio e macchia mediterranea che si punteggia di vividi colori soprattutto nel periodo primaverile, danno vita a paesaggi stupendi da godersi a piedi, attraverso i sentieri che solcano l’isola da est a ovest e da nord a sud.

Ambienti che ospitano specie animali anche rare e da salvaguardare come le berte e il falco pellegrino, tra le specie avifaunistiche, e tra i mammiferi, i mufloni, avvistabili con una certa facilità nella zona del promontorio del Franco, a ponente dell’isola.
La vacanza a piedi alla scoperta dell’isola può avere inizio appena si sbarca al Giglio. Dal porto, parte una stradella asfaltata in salita che conduce all’innesto con l’antica mulattiera che porta al Giglio Castello, il suggestivo borgo fortificato che domina il mare dalla dorsale dell’isola. Il percorso, all’ombra di una bella lecceta, si snoda quasi interamente sul lastricato dei tempi che furono di questa via di comunicazione che univa i due centri principali, il porto e il castello; salendo, il bosco di lecci lascia spazio a magnifici panorami sulla baia dell’Arenella e la Caletta. In circa 45 minuti, tutti in salita, si sbuca accanto alla cinta muraria del castello.

trekking giglio

Il percorso da fare per i principianti del trekking

Se la bella giornata passata nella spiaggia dorata del Campese non fosse stata sufficiente a gratificare occhi e gambe, all’estremità sinistra (guardando il mare) della baia, parte il sentiero che attraverso la macchia a leccio e bellissime vedute sulle falesie e la baia del Campese, conduce alla punta del promontorio del Franco, di fronte al faraglione che si erge dal mare e che si vede dalla baia. Facile e panoramico, questo itinerario di circa 20 minuti e altrettanti per il ritorno, è da intraprendere poco prima del tramonto, per panorami indimenticabili.

Il percorso invece per i più allenati

Invece per giornate intere di trekking nella natura, dal Giglio Castello parte verso sud l’itinerario che conduce dopo circa 2 ore e mezzo di cammino a Capel Rosso, l’estremo sud dell’isola. L’itinerario è segnalato e offre bellissimi scorci, per arrivare poi al pianoro della punta di Capel Rosso, dove si staglia il faro e ai suoi lati, le spettacolari scogliere erose dall’azione del mare. Altrettanto tempo serve a rientrare, forse qualcosa di più, perché quel che all’andata era in discesa, al ritorno diventa salita.

Al Giglio, uomo e natura hanno collaborato in armonia, offrendo ambienti prosperi e selvaggi, tanto da essere inserito nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano a tutela della flora e la fauna, marina e terrestre, e dando vita a paesaggi unici da fare invidia alla più nota e frequentata isola d’Elba.

Articolo a cura di Benedetta Perissi

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