Olof Palme. L’attualità di un leader politico a quarant’anni dalla scomparsa
Il 28 febbraio 1986 il primo ministro svedese Olof Palme venne assassinato a Stoccolma. La sua morte segnò la fine di una stagione fertile della socialdemocrazia europea. Leader carismatico, guidò la Svezia verso un modello di welfare avanzato e sostenne con forza la causa della pace e della giustizia sociale. FUL presenta il ritratto di un politico innovatore, impreziosito dall’intervista al Vicecapo Missione dell’Ambasciata di Svezia, il Ministro Consigliere Johan Berglund.
Olof Palme è stato uno dei più influenti leader politici europei tra gli anni Settanta e Ottanta e, durante i suoi governi, la Svezia fu un Paese estremamente attivo sulla scena internazionale nella promozione della pace, della cooperazione e dei diritti umani. Palme godeva di una considerazione così ampia che, se non fosse stato assassinato nel 1986 – omicidio a tutt’oggi insoluto – avrebbe probabilmente assunto il ruolo di Segretario Generale delle Nazioni Unite, carica per la quale era candidato.
Sul piano internazionale, Palme si distinse per una politica estera fortemente autonoma e coraggiosa, che portò la Svezia a svolgere un ruolo di primo piano come mediatore nei principali conflitti della Guerra fredda e per il disarmo nucleare. Fu tra i più convinti sostenitori del dialogo tra Est e Ovest, si espresse con fermezza contro la guerra del Vietnam e contro il regime di apartheid in Sudafrica, fu mediatore per l’ONU nella guerra Iran – Iraq e fece della difesa del diritto internazionale e dell’autodeterminazione dei popoli un tratto distintivo dell’azione diplomatica svedese.
Questa postura, spesso critica tanto nei confronti degli Stati Uniti quanto dell’Unione Sovietica, contribuì a rafforzare l’immagine della Svezia come potenza morale credibile e indipendente.

Parallelamente, sul fronte interno, consolidò il modello socialdemocratico scandinavo, combinando la crescita economica con un ampio sistema di welfare. Le politiche puntarono alla riduzione delle disuguaglianze, al rafforzamento dei diritti dei lavoratori, all’estensione dei servizi pubblici e a un’elevata partecipazione dello Stato nell’economia, senza tuttavia rinunciare alla competitività internazionale. Questo equilibrio tra efficienza economica e giustizia sociale rese la Svezia uno dei Paesi più avanzati d’Europa in termini di qualità della vita e fece del suo governo un punto di riferimento per la sinistra riformista europea.
Olof Palme fu ucciso in pieno centro a Stoccolma la sera del 28 febbraio 1986 mentre passeggiava con la moglie Lisbeth, diretti verso una fermata della metropolitana dopo essere usciti dal cinema. La coppia stava percorrendo una delle vie principali della città quando un uomo si avvicinò alle loro spalle e esplose due colpi di pistola a bruciapelo con un’arma di grosso calibro. Il primo colpo raggiunse Palme alla schiena e fu fatale, il secondo ferì lievemente la moglie. Il killer fuggì subito dopo, dileguandosi senza lasciare tracce, nonostante le testimonianze di alcune persone che assistettero alla scena.
Il fatto stesso che il capo del governo svedese potesse allora vivere come un cittadino qualsiasi – rinunciando ad auto con autista e scorte e affidandosi ai trasporti pubblici – rappresenta la testimonianza di un’innocenza ormai perduta di quello che era considerato uno dei Paesi più civili e sicuri del mondo. L’inchiesta della polizia che seguì fu lunga, controversa e segnata da depistaggi e piste investigative mai definitivamente chiarite.

L’assassinio di Palme – probabilmente il più importante omicidio politico avvenuto nell’Europa moderna, al pari di quello del Presidente del Consiglio italiano Aldo Moro nel 1978 – rimane e rimarrà, con ogni probabilità, un mistero irrisolto. E forse per questo continua a suscitare un certo interesse a livello mediatico. Nel 2012 è uscito Palme, un film documentario diretto da Kristina Lindström e Maud Nycander, che offre un ritratto biografico dell’ex primo ministro.
Ne sono prova, inoltre, la serie Netflix The Unlikely Murderer (2021), così come l’indagine privata portata avanti per anni dal celebre scrittore Stieg Larsson e pubblicata postuma nel 2018 a cura dello scrittore ed ex-diplomatico svedese Jan Stocklassa; in Italia il libro è uscito con il titolo L’uomo che giocava con il fuoco, edito da Rizzoli.
Entrambe le opere, che consigliamo di recuperare, mettono in evidenza come il protagonismo di Palme non generava solo ammirazione ma anche nemici in patria e all’estero.

In occasione del 40° anniversario della scomparsa di questo carismatico leader politico – che continua a interrogare l’Europa e merita di essere riscoperto anche da chi nel 1986 non era ancora nato – FUL ha deciso di approfondire la figura di Olof Palme rivolgendosi al Consolato di Svezia a Firenze. La Console onoraria, dott.ssa Livia Frescobaldi, ci ha messo in contatto con il Vicecapo Missione dell’Ambasciata di Svezia a Roma, il Ministro Consigliere Johan Berglund, al quale abbiamo rivolto alcune domande.
Olof Palme ha lasciato un’impronta profonda nella storia politica della Svezia. A quarant’anni dalla sua scomparsa, come viene oggi ricordata la sua figura nel Paese?
La tragedia dell’omicidio è ancora profondamente sentita in Svezia. Al di là dell’orrore dell’atto in sé, esso è visto come una sorta di punto di svolta nella storia svedese del dopoguerra. Dopo Olof Palme, l’immagine che la Svezia aveva di sé come di un’utopia moderna e appartata, in pace con se stessa, ha iniziato a dissolversi. Per molti svedesi lui rimane il simbolo di una socialdemocrazia leader a livello mondiale, che si distingueva dalle altre. Palme è ricordato anche come un leader intellettuale e ispiratore, sia sul piano interno sia sulla scena internazionale. Naturalmente esiste anche un lato critico, secondo cui il suo tentativo di tracciare un percorso diverso, sia economico che politico, da quello del resto dell’Europa Occidentale è finito per essere visto come un’illusione.
Ritiene che, nella Svezia di oggi, la sua visione pacifista e la sua attenzione ai diritti umani siano ancora percepite come attuali, in questo momento storico segnato da crescenti violazioni del diritto internazionale?
È importante ricordare che la politica di sicurezza della Svezia sotto Olof Palme si basava sulla realpolitik. Vale a dire, su una difesa nazionale estremamente forte e sulla preparazione in caso di guerra. Inoltre, esisteva un coordinamento militare con gli alleati occidentali molto più profondo di quanto l’opinione pubblica sapesse all’epoca. Tuttavia, è vero che Palme aveva una visione pacifista e un forte impegno per i diritti umani sulla scena internazionale. Certamente, la Svezia continua a onorare l’eredità della costruzione della pace e della lotta alla povertà, ad esempio all’interno del sistema delle Nazioni Unite. Ma in questo periodo di crescenti tensioni geopolitiche e di rischio di conflitto, anche l’altro lato di Palme merita di essere ricordato.
Il mistero dell’assassinio di Olof Palme continua a suscitare un forte interesse a livello internazionale. Questo interesse è ancora vivo pure in Svezia, oppure la vicenda è oggi percepita come definitivamente chiusa?
L’interesse rimane vivo sia a livello internazionale sia in Svezia. È comprensibile che molti sentano il bisogno di stabilire la verità su questo caso, che ha tormentato la vita pubblica svedese per molti anni. Tuttavia, nel dicembre 2025 il Direttore della Procura svedese ha deciso che il caso dell’omicidio non sarebbe stato riaperto, per mancanza di prove. Il suo ufficio aveva riesaminato le circostanze che erano state considerate incriminanti nei confronti di una persona già designata come sospettata nel 2020 ma, nel complesso, la sua valutazione è stata che le prove non fossero sufficienti.
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FUL ringrazia per la collaborazione la dott.ssa Livia Frescobaldi, Console Onorario per la Svezia a Firenze. Il Consolato Onorario di Svezia, in via Villari 39, oltre ai servizi ai cittadini svedesi in Toscana, svolge un ruolo importante nello sviluppo commerciale, negli affari culturali e stabilisce contatti con la stampa locale.